E' stato l'ultimo regalo di Prodi. Dallo scorso 1 maggio le centrali elettriche e le altre infrastrutture critiche potranno essere oggetto di segreto di Stato.
Questo, in buona sostanza, quanto previsto nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri emanto in data 8 aprile 2008 con il titolo: "Criteri per l'individuazione delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle attività, delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato" (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 16 aprile 2008 e che entrerà in vigore il 1 maggio 2008), all'articolo 5 vengono indicate come materie suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato quelle esemplificativamente elencate nell'allegato al decreto, nel quale, al punto 17, compaiono inaspettatamente anche "gli impianti civili per produzione di energia ed altre infrastrutture critiche".
Di seguito riporto il testo del Decreto, che comunque potrete trovare anche a questo link.
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 8 aprile 2008
Criteri per l'individuazione delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle attivita', delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato. (GU n. 90 del 16-4-2008 )
IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Vista la legge 3 agosto 2007, n. 124 ed in particolare gli
articoli 1, commi 1 e 2; 4, comma 5; 9, commi 1 e 2; 39, 42 e 43;
Visto il regio decreto 11 luglio 1941, n. 1161 recante: «Norme
relative al segreto militare" e successive modificazioni;
Vista la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in
data 30 luglio 1985 in materia di tutela del segreto di Stato nel
settore degli organismi di informazione e sicurezza;
Visto il parere n. 4247/2007 reso dal Consiglio di Stato - adunanza
della Commissione speciale del 5 dicembre 2007, richiesto dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Segretariato generale;
Ritenuta la necessita' di disciplinare con regolamento i criteri
per l'individuazione delle notizie, delle informazioni, dei
documenti, degli atti, delle attivita', delle cose e dei luoghi
suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato;
Ritenuta la necessita' di individuare con regolamento gli Uffici
competenti a svolgere, nei luoghi coperti da segreto di Stato, le
funzioni di controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie
locali e dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco;
Acquisito il parere favorevole del Comitato parlamentare per la
sicurezza della Repubblica, reso in data 24 gennaio 2008;
Sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della
Repubblica;
Adotta
il seguente regolamento:
Art. 1.
Oggetto
1. Il presente regolamento, in attuazione dell'art.39 della legge
3 agosto 2007, n. 124, disciplina i criteri per l'individuazione
delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle
attivita', delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di
segreto di Stato, nonche' individua gli uffici competenti a svolgere,
nei luoghi coperti da segreto di Stato, le funzioni di controllo
ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie locali e dal Corpo
nazionale dei vigili del fuoco.
Art. 2.
Segreto di Stato e classifiche di segretezza
1. Il segreto di Stato e' finalizzato alla salvaguardia dei supremi
ed imprescindibili interessi dello Stato di cui all'articolo 3,
comma 1, lettere a), b), c) e d) del presente regolamento, che
attengono all'esistenza stessa della Repubblica democratica.
2. Il segreto di Stato e' distinto dalle classifiche di segretezza
di cui all'articolo 42 della legge 3 agosto 2007, n. 124, che sono
attribuite dalle singole amministrazioni per circoscrivere la
conoscenza di notizie, informazioni, documenti, atti, attivita' o
cose ai soli soggetti che abbiano necessita' di accedervi e siano a
cio' abilitati in ragione delle proprie funzioni istituzionali.
Art. 3.
Criteri
1. Possono costituire oggetto di segreto di Stato le informazioni,
le notizie, i documenti, gli atti, le attivita', i luoghi ed ogni
altra cosa la cui diffusione sia idonea a recare un danno grave ad
uno o piu' dei seguenti supremi interessi dello Stato:
a) l'integrita' della Repubblica, anche in relazione ad accordi
internazionali;
b) la difesa delle Istituzioni poste dalla Costituzione a suo
fondamento;
c) l'indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e le
relazioni con essi;
d) la preparazione e la difesa militare dello Stato.
2. Ai fini della valutazione della idoneita' a recare il danno
grave di cui al comma 1, si tiene conto delle conseguenze dirette ed
indirette della conoscenza dell'oggetto del segreto da parte di
soggetti non autorizzati, sempre che da essa derivi un pericolo
attuale per lo Stato.
Art. 4.
Limiti
1. In sede di applicazione dei criteri di cui all'articolo 3, si
osservano i divieti di cui all'articolo 39, comma 11, della legge
3 agosto 2007, n. 124, ed all'articolo 204, comma 1-bis, del codice
di procedura penale.
Art. 5.
Materie di riferimento
1. Ferma restando la necessita' di valutare in concreto ogni
singolo caso sulla base di quanto disposto dagli articoli 3 e 4 del
presente regolamento, sono suscettibili di essere oggetto di segreto
di Stato le informazioni, le notizie, i documenti, gli atti, le
attivita', i luoghi e le cose attinenti alle materie di riferimento
esemplificativamente elencate in allegato.
Art. 6.
Apposizione
1. L'apposizione del segreto di Stato e' disposta dal Presidente
del Consiglio dei Ministri autonomamente ovvero su richiesta
dell'amministrazione competente, tramite il direttore generale del
Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS).
2. Le determinazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri sono
comunicate, per il tramite del direttore generale del DIS, alla
amministrazione competente. In caso di esito positivo della
richiesta, l'amministrazione, ove possibile, annota sull'oggetto
dell'apposizione la dicitura «segreto di Stato» in modo che non si
confonda con la eventuale stampigliatura della classifica di
segretezza.
3. Gli adempimenti istruttori di cui ai commi 1 e 2 sono curati
dall'Ufficio centrale per la segretezza (UCSe) ai sensi dell'articolo
9, comma 1, della legge 3 agosto 2007, n. 124.
4. Anche prima del decorso dei termini di cui all'articolo 39,
commi 7 e 8, della legge n. 124 del 2007, il Presidente del Consiglio
dei Ministri se ritiene che siano venute meno le condizioni che
determinarono l'apposizione del segreto di Stato, dispone la
cessazione del vincolo, anche su richiesta della amministrazione
competente, nei modi indicati nei commi 1 e 2.
Art. 7.
Conservazione del segreto di Stato
1. Le notizie, le informazioni, i documenti, gli atti, i luoghi, le
attivita' ed ogni altra cosa coperti dal vincolo del segreto di Stato
sono conservati nell'esclusiva disponibilita' dei vertici delle
amministrazioni originatrici ovvero detentrici con modalita' di
trattazione e di conservazione tali da impedirne la manipolazione, la
sottrazione o la distruzione, fissate nelle norme unificate per la
protezione e la tutela delle informazioni classificate ovvero coperte
dal segreto di Stato.
2. La cessazione del vincolo del segreto di Stato non comporta
l'automatica decadenza del regime della classifica e della vietata
divulgazione.
Art. 8.
Stati esteri ed organizzazioni internazionali
1. Nell'espletamento della procedura di cui all'articolo 39,
comma 10, della legge 3 agosto 2007, n. 124, il Presidente del
Consiglio dei Ministri si avvale del Dipartimento delle informazioni
per la sicurezza (DIS).
Art. 9.
Funzioni di controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie
locali e dal corpo nazionale dei vigili del fuoco
1. Nei luoghi coperti dal segreto di Stato, le funzioni di
controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie locali e dal
Corpo nazionale dei vigili del fuoco, sono svolte da autonomi uffici
di controllo collocati a livello centrale dalle amministrazioni
interessate che li costituiscono con proprio provvedimento.
Nell'esercizio delle funzioni di controllo svolte presso il
Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), l'Agenzia
informazioni e sicurezza esterna (AISE) e l'Agenzia informazioni e
sicurezza interna (AISI), ai fini dell'adempimento da parte del
personale di cui all'articolo 21 della legge 3 agosto 2007, n. 124,
dell'obbligo di denuncia di fatti costituenti reato o per le
comunicazioni concernenti informazioni ed elementi di prova
relativamente a fatti configurabili come reati, si applicano i
commi 6, 7 e 8 dell'articolo 23 della legge 3 agosto 2007, n. 124.
2. Gli uffici di cui al comma 1 sono costituiti da almeno due
esperti per ogni singolo settore di attivita' che possono essere
individuati nel personale medico appartenente ad amministrazioni
dello Stato e nel personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco
ovvero da altri soggetti muniti di adeguate competenze tecniche.
Tutti i componenti dell'ufficio devono essere muniti del nulla osta
di sicurezza al massimo livello.
3. In relazione ai luoghi coperti dal segreto di Stato, le
amministrazioni non sono tenute agli obblighi di comunicazione verso
le aziende sanitarie locali ed il Corpo nazionale dei vigili del
fuoco a cui hanno, comunque, facolta' di rivolgersi per ausilio o
consultazione.
Art. 10.
Accesso
1. Qualora il diritto di accesso di cui all'art. 39, comma 7, della
legge 3 agosto 2007, n. 124, sia esercitato con riferimento a
informazioni, notizie, documenti, atti, attivita', cose o luoghi che,
all'atto dell'entrata in vigore della medesima legge, siano gia'
coperti dal segreto di Stato, i termini di quindici e trenta anni
previsti, rispettivamente, dai commi 7 e 8 del citato art. 39 si
computano a decorrere dalla apposizione del vincolo o, in mancanza di
essa, dalla conferma della sua opposizione secondo le norme
previgenti.
2. Ai fini della richiesta di accesso di cui all'art. 39, comma 7,
della legge 3 agosto 2007, n. 124, il Presidente del Consiglio dei
Ministri, sentita l'amministrazione interessata, valuta
preliminarmente la sussistenza in capo al richiedente di un interesse
diretto, concreto ed attuale collegato all'oggetto dell'accesso,
nonche' meritevole di giuridico apprezzamento in relazione alla
qualita' soggettiva del richiedente ed alla finalita' per la quale
l'accesso sia richiesto.
3. Una volta cessato il vincolo del segreto di Stato in nessun caso
puo' esservi esclusione del diritto di accesso motivata con ragioni
di segretezza.
Art. 11.
Disposizioni transitorie e finali
1. Il presente regolamento entra in vigore il quindicesimo giorno
successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
2. Ogni richiamo contenuto nel presente regolamento alle materie
disciplinate dai regolamenti di cui agli articoli 42, comma 7, e 44,
comma 2, della legge 3 agosto 2007, n. 124, si intende riferito, fino
all'entrata in vigore dei suddetti regolamenti, alle disposizioni
vigenti.
Roma, 8 aprile 2008
Il Presidente: Prodi
Allegato
1. La tutela di interessi economici, finanziari, industriali,
scientifici, tecnologici, sanitari ed ambientali;
2. la tutela della sovranita' popolare, dell'unita' ed
indivisibilita' della Repubblica;
3. la tutela da qualsiasi forma di eversione o di terrorismo,
nonche' di spionaggio, proveniente dall'esterno o dall'interno del
territorio nazionale e le relative misure ed apparati di prevenzione
e contrasto, nonche' la cooperazione in ambito internazionale ai fini
di sicurezza, con particolare riferimento al contrasto del
terrorismo, della criminalita' organizzata e dello spionaggio;
4. le sedi e gli apparati predisposti per la tutela e la
operativita' di Organi istituzionali in situazioni di emergenza;
5. le misure di qualsiasi tipo intese a proteggere personalita'
nazionali ed estere la cui tutela assume rilevanza per gli interessi
di cui all'art. 3 del presente regolamento;
6. i compiti, le attribuzioni, la programmazione, la
pianificazione, la costituzione, la dislocazione, l'impiego, gli
organici e le strutture del Dipartimento delle informazioni per la
sicurezza (DIS), dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna
(AISE), dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI) e delle
amministrazioni aventi quali compiti istituzionali l'ordine pubblico
e la sicurezza pubblica, nonche' la difesa civile e la protezione
civile, nonche' di altre amministrazioni ed enti nei casi in cui le
rispettive attivita' attengono agli interessi di cui all'articolo 3,
comma 1, lettere a), b), c) e d) del presente regolamento;
7. i dati di riconoscimento autentici o di copertura, nonche' le
posizioni documentali degli appartenenti al DIS, all'AISE ed all'
AISI e quelli di copertura degli stessi Organismi;
8. l'addestramento e la preparazione professionale di tipo
specialistico per lo svolgimento delle attivita' istituzionali,
nonche' le aree ed i settori di impiego, le operazioni e le attivita'
informative, le modalita' e le tecniche operative del DIS, dell'AISE
e dell'AISI, oltre che delle amministrazioni aventi come compito
istituzionale l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica, la difesa
civile e la protezione civile;
9. le relazioni con Organi informativi di altri Stati;
10. le infrastrutture ed i poli operativi e logistici, l'assetto
ed il funzionamento degli impianti, dei sistemi e delle reti di
telecomunicazione, radiogoniometriche, radar e cripto nonche' di
elaborazione dati, appartenenti al DIS, all'AISE ed all'AISI, nonche'
appartenenti ad altre amministrazioni aventi quali compiti
istituzionali l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica, la difesa
civile e la protezione civile;
11. l'armamento, l'equipaggiamento, i veicoli i mezzi e i
materiali speciali in dotazione al personale appartenente al DIS,
all'AISE ed all'AISI, nonche' alle amministrazioni aventi quali
compiti istituzionali l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica, la
difesa civile e la protezione civile;
12. il materiale o gli avvenimenti interessanti l'efficienza
bellica dello Stato ovvero le operazioni militari in progetto o in
atto;
13. l'ordinamento e la dislocazione delle Forze armate, sia in
pace sia in guerra;
14. l'efficienza, l'impiego e la preparazione delle Forze armate;
15. i metodi e gli impianti di comunicazione ed i sistemi di
ricetrasmissione ed elaborazione dei segnali per le Forze armate;
16. i mezzi e l'organizzazione dei trasporti, nonche' le
dotazioni, le scorte e le commesse di materiale delle Forze armate;
17. gli stabilimenti civili di produzione bellica e gli impianti
civili per produzione di energia ed altre infrastrutture critiche;
18. la mobilitazione militare e civile.
«Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli / In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori / lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano / quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.
Se tu penserai, se giudicherai / da buon borghese / li condannerai a cinquemila anni più le spese / ma se capirai, se li cercherai fino in fondo / se non sono gigli son pur sempre figli / vittime di questo mondo». De Andrè
E' morto ieri il ragazzo massacrato di botte a Verona. Massacrato da cinque ragazzini. Cinque ragazzini come tanti ne incontro ogni giorno, anche a Pomezia. Sono fascisti. Ma davvero possiamo dare la colpa a questo loro ideale o, forse, più probabilmente, dovremmo interrogarci sul perché siano approdati a questo ideale, sul perché hanno covato tutta questa rabbia da sfogare in questo modo?
«Se tu penserai, se giudicherai / da buon borghese / li condannerai a cinquemila anni più le spese / ma se capirai, se li cercherai fino in fondo / se non sono gigli son pur sempre figli / vittime di questo mondo» così scriveva De Andrè. Se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo. E allora, forse, questa degenerazione interroga tutti. Anche noi di sinistra, anche noi comunisti. Ci interroga perché oggi sempre più giovani subiscono deviazioni di questo tipo che spiegarle con richiami al più becero squadrismo fascista, da solo, non può bastare.
Luciano Gallino nel suo libro "Il lavoro non è una merce - contro la flessibilità" parla di «figli della precarietà» chiamati anche «figli della globalizzazione». "Sono i giovanissimi che crescono entro famiglie dove ambedue i genitori sperimentano da lungo tempo l'insicurezza lavorativa pronunciata, non necessariamente correlata a un reddito basso, ma con l'assillo continuo di trovare un altro lavoro allorché quello in corso terminerà. Questi giovani manifestano disturbi della personalità rilevanti, relativi a una formazione incompleta e inadeguata della stessa, da cui tendenze comportamentali che oscillano tra la resa e la rivolta senza scopo, tra il rinchiudersi in se stessi e il ricorso alla violenza. I giovani che scelgono la prima soluzione sono socialmente poco visibili, se non forse alle assistenti sociali, agli operatori di comunità, alle organizzazioni caritative. Quelli che scelgono la seconda contribuiscono invece visibilmente alla cronaca nella scuola, negli stadi , nelle periferie, in Italia come in Francia o in Germania".
Potrebbe essere un punto di partenza. Anche perché sono da sempre convinto che all'età di quei ragazzi di ideologia ci sia poco. Dare la colpa al fascismo significa giustificare le colpe di tutta la società da cui il fascismo nasce - a suo modo - come risposta all'incertezza del vivere.
Come vedono dall'estero Alemanno sindaco di Roma? E il governo Berlusconi? Scusate per il post un pò lunghetto, ma preferisco riportare articoli completi piuttosto che link. Scusate anche se manca la traduzione. Spero che bene o male capiate quello che c'è scritto. Diciamo che da oggi diventerà una buona abitudine. Sono abbastanza convinto che da molti mezzi di comunicazione spariranno gli stupri, magari le morti sul lavoro. La sicurazza percepita scenderà e sembrerà che il governo abbia risolto tutti i problemi. E' già avvenuto in passato, perchè non dovrebbe avvenire ora. La cosa migliore sarà pescare dalla stampa estera. Qui, tre articoli. Uno del "The Independent"; uno del "The Guardian"; l'ultimo del "El Pais".
Buona lettura.
Neo-fascist sweeps in as Rome's mayor
Peter Popham in Rome
Tuesday, 29 April 2008
da http://www.independent.co.uk/news/europe/neofascist-sweeps-in-as-romes-mayor-817128.html
A former street-fighting neo-fascist won a crushing victory in Rome’s mayoral election last night, crowning the victory two weeks ago of Silvio Berlusconi and the centre-right in the general election, and fuelling fears that Italy is now set for an unprecedented assault on immigrants.
The Eternal City’s new mayor is Gianni Alemanno, the 50-year-old son of an army officer, who still wears the Celtic cross belonging to a rightist friend killed with a spanner blow to the skull during a demonstration. He has mellowed since his wild youth: as agriculture minister in Berlusconi’s last government, his passion for organic food would have done credit to a Green.
But getting tough on immigration is a key promise. In his 16-point “Pact for Rome”, point number seven reads: “Immediately activate procedure for the expulsion of 20,000 nomads and immigrants who have broken the law in Rome.”
Point eight follows: “Closure of illegal nomad camps, rigorous and effective checks on legal ones and their progressive elimination.”
Mr Alemanno’s election, with a margin of nearly 7 per cent over the former centre-left mayor Francesco Rutelli, confirms that the xenophobic wave which swept the Northern League to historic highs in this month’s general election has now reached Rome.
The signs were there from last November, when the murder of Giovanna Reggiani, a housewife from Rome, on a footpath from a railway station to her home, provoked the mayor Walter Veltroni to demand that Romando Prodi’s government pass a diktat mandating the expulsion of undesirable foreigners, including those from inside the EU, without the need for court action.
The demand was followed by the demolition of migrant squatter camps across the capital.
The “decree law” was rammed through - the most draconian reaction to immigration pressures yet seen in western Europe. Generous, humane Italy suddenly bared its teeth, and people elsewhere recalled that it was an Italian who invented fascism and filled the city streets with goose-stepping, Roman-saluting blackshirts.
But like many Italian laws, last year’s “diktat” did not do the job it was designed for, and now Mr Alemanno moves into a new office close to where Il Duce harangued the crowds in Piazza Venezia, armed with a mandate to carry out what Mr Veltroni and Mr Prodi only threatened. Mr Alemanno’s victory marks the arrival in the Italian capital of the politics of paranoia that have already triumphed in much of the rest of the country.
The biggest winner in the general election was the Northern League, which increased its share of the vote to 8 per cent. The party was founded by Umberto Bossi to fight for the rights of the over-taxed north of Italy in the battle with “Roma ladrona” (“thieving Rome”).
After a farcical declaration of secession from the Italian state, the party was written off as a spent force. But since early last year, with the entry of Romania and Bulgaria into the EU, the League has discovered that immigration paranoia is their winning card.
A Northern League mayor, Massimo Bitonci, of Cittadella, in the Veneto region, passed an ordinance banning the poor, the homeless and the unemployed from living in the town. Others proposed banning illegal immigrants from getting married, or from being eligible for scholarships.
Cittadella also become one of many League-dominated northern towns to implement all-night security patrols by League volunteers. And the appeal of such gestures was amply proved in the election.
Star of the campaign for the League was Roberto Calderoli, already notorious for ripping off his shirt on live television to expose a T-shirt emblazoned with one of the Danish cartoons lampooning the Prophet Mohamed. After the election, Mr Calderoli was touted as Mr Berlusconi’s possible deputy prime minister, though the idea has since been canned.
Italy has one of the world’s lowest birth rates, and economic growth is at a standstill; manufacturers and other businesses clamour for the admission of more immigrants to enable them to take on cheap labour. But the popular mood is set against it.
Yesterday, the man likely to become Mr Berlusconi’s foreign minister, the former EU immigration commissioner Franco Frattini, added his voice to the swelling chorus. “We need a national law that establishes a minimum income below which foreigners cannot stay in our country for more than 90 days,” he said. “Whoever [has income] above that level stays. Whoever does not have the minimum income will be sent back to their country of origin.”
Mr Alemanno said: “I will be the mayor of all Romans, including those who did not vote for me” - but not necessarily of those born far away. His first act as mayor, he said, would be to visit the widower of Mrs Reggiani. It seemed a decent gesture: more than any other one event, Mrs Reggiani’s death made Mr Alemanno’s victory possible.
The key people on the Italian Right
* Gianfranco Fini
The man who brought the MSI, the heir to Mussolini's Fascist party, in from the cold and created the National Alliance. Tried to bury the Fascist record of anti-Semitic persecution by visiting Israel. In 1993 he ran for mayor of Rome against Francesco Rutelli, the man defeated by Mr Alemanno yesterday. A key pillar of Silvio Berlusconi's coalition.
* Gianni Alemanno
Rome's newly elected mayor likes rock-climbing, meditating and organic foods; he's a friend of Carlo Petrini, founder of the Slow Food movement. As minister of agriculture in Mr Berlusconi's last government, he was praised by an opposition leader as "Berlusconi's best minister". His extremist past makes him a bogeyman of the Roman left.
* Alessandra Mussolini
The dictator's grand-daughter followed Mr Fini into the National Alliance following stints as an actress, singer and medical student . Frequently at war with other far-right leaders, she is famous for her unscripted outbursts on live television. Said to be a candidate for minister of equal opportunities under Mr Berlusconi.
* Daniela Santanche
The other glamorous face of Italy's far right declined to follow Mr Fini into Mr Berlusconi's People of Freedom party before the general election, instead becoming prime ministerial candidate for The Right, the unapologetically Fascist rump of the old MSI. Verbal punch-up with La Mussolini on live TV enlivened general election campaign. Cries of 'Duce! Duce!' salute Rome's new mayor
da http://www.guardian.co.uk/world/2008/apr/30/italy

Italy's new parliament met for the first time yesterday with applause for Rome's mayor-elect, Gianni Alemanno, a day after followers celebrated his triumph with straight-arm salutes and fascist-era chants.
Alemanno, a former neo-fascist youth leader, took 54% of the vote in a run-off on Sunday and Monday, crushing his rival, Francesco Rutelli, a deputy prime minister in the last, centre-left government.
Silvio Berlusconi, who won a general election earlier this month, welcomed the latest evidence of Italy's leap to the right by declaring: "We are the new Falange." Although he took care to wrap his remark in a classical context, his choice of words appeared to be a nod and a wink to his most extreme supporters.
The original Falange - the word means "phalanx" - was the Spanish fascist party, founded in the 1930s, which supplied Francisco Franco's dictatorship with its ideological underpinning.
The prime minister-elect's closest ally, Umberto Bossi, the Northern League leader, kept up the intimidating rhetoric, arriving for the first session of Italy's parliament warning of violence if the centre-left did not go along with his plans for federalism.
"I don't know what the left wants [but] we are ready," he told reporters. "If they want conflicts, I have 300,000 men always on hand."
On Monday night, the area around Rome's city hall rang to chants of "Duce! Duce!", the term adopted by Italy's dictator, Benito Mussolini, equivalent to the German "Führer". Supporters of the new mayor gave the fascist Roman straight-arm salutes.
Alemanno, however, has promised to be the mayor of all Romans. He yesterday sent telegrams to both the Pope and the Chief Rabbi. Rome's Jewish community was shaken by the prospect of a mayor with Alemanno's record. During the campaign, there was a protest aimed at him in the city's old Jewish ghetto, where many of the city's Jews still live.
El nuevo alcalde de Roma afirma que derribarà los campamentos gitanos
Miguel Mora | Roma 29/04/2008
da El Pais
El terremoto Gianni Alemanno, nuevo alcalde de Roma tras las elecciones del domingo y el lunes, ha disparado la euforia en el Pueblo de la Libertad. "Al pobre Veltroni no le sale bien ni una, haría mejor en irse a África". "Somos la nueva falange romana". "Rutelli, vuelve a montarte en el vespino". Con estas perlas saludó ayer Silvio Berlusconi, primer ministro electo, la victoria del posfascista Alemanno, quienel lunes anunció su primera medida como alcalde: derribar los campamentos gitanos.
Según Alemanno, cada año 20.000 ciudadanos no italianos cometen delitos en Roma y siguen viviendo en la ciudad. "Nuestro objetivo es expulsar a todos los que han cometido crímenes, porque esto aligeraría la situación. Procederemos a desmantelar los campamentos nómadas ilegales, que en Roma son 85".
El líder de la Liga Norte, Umberto Bossi, que se perfila como nuevo ministro de Reformas, se mostró a favor: "Debemos cazar a los clandestinos y hacer ya el federalismo. Usaremos todos los instrumentos necesarios", dijo. Y luego: "No sé qué querrá hacer la izquierda, nosotros estamos listos. Si quieren pelea, los fusiles están calientes. Tenemos 300.000 hombres, 300.000 mártires, listos para combatir. Y no bromeamos. No somos cuatro gatos".
Crecido por la inesperada guinda que redondea su victoria de norte a sur, Berlusconi se ha mostrado exultante al festejar la victoria con sus partidarios. Incluso le ha parecido simpática la nutrida presencia de jóvenes que hacían el saludo romano en el Campidoglio. "Al verlos, he pensado: la nueva falange romana somos nosotros".
El lunes, la adrenalina seguía alta. El futuro primer ministro desafió a la UE a no poner trabas al crédito de 300 millones de euros concedido por el Gobierno a la aerolínea Alitalia: "Si enreda mucho [la UE], Alitalia será adquirida por nuestra compañía ferroviaria", advirtió. Aunque después aclaró: “Esto es una amenaza, no una decisión”.
El Senado eligió ayer como presidente, y por tanto segunda instancia de la República tras el jefe del Estado, a Renato Schifani (Palermo, 1950), abogado, amigo de Berlusconi, senador electo en 1994 por Corleone, y ex jefe de grupo de Forza Italia.
La elección de Gianfranco Fini como nuevo presidente de la Cámara de los Diputados en sustitución de Fausto Bertinotti se produjo ayer, ya que ayer el líder de Alianza Nacional no logró la mayoría necesaria en las tres primeras votaciones.
El día después de la derrota electoral en Roma fue especialmente duro para la izquierda. Walter Veltroni, líder del Partido Democrático (PD), no descartó adelantar el congreso previsto para 2009 y señaló que es necesaria "una amplia, vasta y profunda reflexión". La crisis del PD promete ser aguda. La fractura entre los ex comunistas y los antiguos democristianos está abierta.
La división entre católicos y laicos marca otro conflicto. "La derrota ha magnificado la desunión. Somos un partido muy joven y ya se sabe que la izquierda italiana está especializada en flagelarse", comenta el senador del PD Sivio Sircana. La seguridad ciudadana se ha convertido en el asunto central de la autocrítica en la izquierda. "Quien dice que ha habido poca atención a la seguridad no se refiere a mí, pero tiene más razón que un santo", dijo ayer el ministro del Interior saliente, Giuliano Amato.
Altro: http://www.elpais.com/todo-sobre/pais/Italia/ITA/
Ultimo capitolo della trilogia di Beppe Grillo. Il suo nuovo V-day c'è stato. Anche quest'ultimo pezzo, come i due precedenti (approposito, per chi se li è persi sono qui e qui), era stato scritto prima. Piccole aggiunte ci sono solo per quanto riguarda alcune considerazioni emerse durante l'università popolare di Attac. Approposito, davvero qualcosa di estremamente interessante e arricchente. Vi lascio alla terza parte.
La legge Gaparri
Ultimo punto è quello sull'abrogazione della legge Gasparri.
Quello che Grillo mi sembra non capire e, anche chi lo segue, è che anche se si abrogasse la legge Gasparri, se si ripristinasse un principio di pluralità per quanto riguarda le società concessionarie dello Stato, non cambierebbe la sostanza. Fare una televisione che può aspirare a fare concorrenza al duopolio costituito mediaset-rai, costa, e anche molto. Costi che si può permettere di sostenere solo chi ha una solida base di partenza. Base di partenza che si possono permettere solo grandi società di capitali, banche, ecc... Oppure, costi che si possono sostenere solo con un'ingente raccolta pubblicitaria. Ma sborsare ingenti somme in pubblicità è una cosa che comunque si possono permettere solo le grandi società di capitali, le banche, ecc... di cui sopra. Insomma, anche se queste ultime non controllassero direttamente i mezzi di comunicazione lo potrebbero fare indirettamente.
Forse, allora, va rimesso in discussione anche in questo caso il sistema di produzione e la distribuzione delle ricchezze.
Nel mondo della comunicazione, molto marxianamente, io ci vedo la nuova frontiera del conflitto capitale-lavoro. Una volta chi possedeva il capitale poteva decidere delle sorti del lavoro. Oggi chi ha il capitale possiede l'accesso alle coscienze delle persone attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Uno scontro capitale-lavoro che tra l'altro espropria il secondo fattore anche del suo potere, come quello allo sciopero. Lavora sulle coscienze. Erode ogni idea di sé. Produce quella che, durante l'università di Attac, nella sua relazione, Marco Bersani ha chiamato “solitudine competitiva”.
Se non si parte da questo presupposto si può cancellare il duopolio, si possono aprire le frequenze, si possono cancellare gli aiuti da parte dello stato all'editoria che, comunque, il monopolio sull'informazione rimarrà sempre in mano agli stessi che oggi decidono e sono quelli che hanno diretto accesso al capitale.
Insomma, per quanto riguarda la comunicazione, credo che il problema non sia in ciò che evidenzia Grillo. Se proprio devo sono per un approccio più marcatamente linguistico. Ne ho parlato anche in questo post qui. Stando anche a quello che dicevo in quel post anche Grillo non mi sembra fare informazione. Non mi sembra che aiuti il ragionamento. Piuttosto che imbocchi la gente (chiaramente non voglio generalizzare). Anche lui mi sembra che parli più all'emotività che all'intelligenza. Insomma, non mi sembra un buon pulpito per lanciare prediche.
Completerò tutti i discorsi lasciati a metà... ma non prima di lunedì.
Nel weekend sarò impegnatissimo. Siamo ormai arrivati. Dopo mesi di incredibili sbattimenti (e ancora un paio di cosette mi tolgono il sonno) venerdì inizia l'ottava edizione dell'università di attac. Finalmente a Pomezia un'attività decente.
L'Università Popolare di Attac è un'occasione importante per discutere nel merito di temi di grandissima attualità come la crisi finanziaria che sta travolgendo il mondo.
Come avete potuto constatare ben pochi in campagna elettorale hanno affrontato il tema e manca, sopratutto a sinistra, una conoscenza diffusa di ciò che accade a livello economico per poter spiegare alla gente, in modo semplice cosa accade. (Qui credo di potermi ricollegare a ciò che moltitudini scrive nel suo ultimo post).
Questa universtà popolare vuole essere proprio questo: un luogo per acquisire strumenti e conoscenze, un luogo di formazione orientato all'azione che serva poi alla costruzione di iniziative sul territorio.
La descrizione più stringente dei temi dell'università li avevo già riportati in un altro post. Per cui mi
risparmio di riscriverli e vi rimando lì (link). Qui riporto brochure e locandina dell'evento. Se avete amici, compagni, a Roma o dintorni magari fateglielo notare.
L'unica cosa che aggiugno è che, per chi decide di partecipare ed è di Pomezia o dintorni, può risparmiarsi di fare il bollettino e pagare la quota di partecipazione direttamente all'arrivo all'università.
Durante l'università ci sarà, sabato sera, lo spettacolo teatrale H2Oro "l'acqua - un diritto dell'umanità". Totalmente gratuito (al massimo metteremo un'urna per le sottoscrizioni volontarie per noi poverelli di attac pomezia) sia per coloro che partecipano all'università, sia per tutti gli altri, andrà in scena alle ore 21.00 al Cinema San Benedetto su Via Orazio (link).
Di questo spettacolo vi riporto descrizione e locandina.
L'acqua - un diritto dell'umanità
Uno spettacolo di teatro-documento per sostenere il diritto all’acqua per tutti, per riflettere sui paradossi e gli sprechi del “Bel Paese”, per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti.
L’acqua non deve diventare “l’oro blu” del XXI secolo, dopo che il petrolio è stato “l’oro nero” del secolo XX. L’acqua deve invece essere considerata come bene comune, patrimonio dell’umanità.L’accesso all’acqua potabile è un diritto umano e sociale imprescrittibile, che deve essere garantito a tutti gli esseri umani. Perché questo avvenga bisogna sottrarre l’acqua alla logica del mercato e ricollocarla nell’area dei beni comuni, alla cui tavola devono potersi sedere tutti gli abitanti della Terra con pari diritti, comprese le generazioni future.
Attraverso una documentazione rigorosa si affrontano i temi della privatizzazione dell’acqua, delle multinazionali, del contratto mondiale dell’acqua, delle guerre dell’acqua e delle dighe, degli sprechi e dei paradossi nella gestione dell’acqua in Italia, del cosa fare noi-qui-ora, della necessità di contrastare e
invertire l’indirizzo di mercificazione e privatizzazione.
Uno spettacolo per affermare che un altro mondo è possibile, non all’insegna del denaro, ma della dignità umana.

In attesa di concludere il post "l'informazion è cosa nostra", come preannunciato, riporto un'analisi del voto di Marco Bersani, di Attac Italia. La trovo in larga misura condivisibile.