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postato da andrij83 alle ore 10:35
venerdì, 09 maggio 2008

E' stato l'ultimo regalo di Prodi.  Dallo scorso 1 maggio le centrali elettriche e le altre infrastrutture critiche potranno essere oggetto di segreto di Stato.

Questo, in buona sostanza, quanto previsto nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri emanto in data 8 aprile 2008 con il titolo: "Criteri per l'individuazione delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle attività, delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato" (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 16 aprile 2008 e che entrerà in vigore il 1 maggio 2008), all'articolo 5 vengono indicate come materie suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato quelle esemplificativamente elencate nell'allegato al decreto, nel quale, al punto 17, compaiono inaspettatamente anche "gli impianti civili per produzione di energia ed altre infrastrutture critiche".

Di seguito riporto il testo del Decreto, che comunque potrete trovare anche a questo link.

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 8 aprile 2008

Criteri per l'individuazione delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle attivita', delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato. (GU n. 90 del 16-4-2008 )

  IL PRESIDENTE
                     DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  Vista  la  legge  3 agosto  2007,  n.  124  ed  in  particolare gli
articoli 1, commi 1 e 2; 4, comma 5; 9, commi 1 e 2; 39, 42 e 43;
  Visto  il  regio  decreto  11 luglio  1941, n. 1161 recante: «Norme
relative al segreto militare" e successive modificazioni;
  Vista  la  direttiva  del  Presidente del Consiglio dei Ministri in
data  30 luglio  1985  in  materia di tutela del segreto di Stato nel
settore degli organismi di informazione e sicurezza;
  Visto il parere n. 4247/2007 reso dal Consiglio di Stato - adunanza
della  Commissione  speciale  del  5 dicembre  2007,  richiesto dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Segretariato generale;
  Ritenuta  la  necessita'  di disciplinare con regolamento i criteri
per   l'individuazione   delle   notizie,   delle  informazioni,  dei
documenti,  degli  atti,  delle  attivita',  delle  cose e dei luoghi
suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato;
  Ritenuta  la  necessita'  di individuare con regolamento gli Uffici
competenti  a  svolgere,  nei  luoghi coperti da segreto di Stato, le
funzioni  di  controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie
locali e dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco;
  Acquisito  il  parere  favorevole  del Comitato parlamentare per la
sicurezza della Repubblica, reso in data 24 gennaio 2008;
  Sentito  il  Comitato  interministeriale  per  la  sicurezza  della
Repubblica;
                               Adotta
                      il seguente regolamento:
                               Art. 1.
                               Oggetto
  1.  Il  presente regolamento, in attuazione dell'art.39 della legge
3 agosto  2007,  n.  124,  disciplina  i criteri per l'individuazione
delle  notizie,  delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle
attivita',  delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di
segreto di Stato, nonche' individua gli uffici competenti a svolgere,
nei  luoghi  coperti  da  segreto  di Stato, le funzioni di controllo
ordinariamente  svolte  dalle  aziende  sanitarie  locali e dal Corpo
nazionale dei vigili del fuoco.

Art. 2.
            Segreto di Stato e classifiche di segretezza
  1. Il segreto di Stato e' finalizzato alla salvaguardia dei supremi
ed  imprescindibili  interessi  dello  Stato  di  cui all'articolo 3,
comma 1,   lettere a), b), c)  e d)  del  presente  regolamento,  che
attengono all'esistenza stessa della Repubblica democratica.
  2.  Il segreto di Stato e' distinto dalle classifiche di segretezza
di  cui  all'articolo  42 della legge 3 agosto 2007, n. 124, che sono
attribuite   dalle   singole  amministrazioni  per  circoscrivere  la
conoscenza  di  notizie,  informazioni,  documenti, atti, attivita' o
cose  ai  soli soggetti che abbiano necessita' di accedervi e siano a
cio' abilitati in ragione delle proprie funzioni istituzionali.

Art. 3.
                               Criteri
  1.  Possono costituire oggetto di segreto di Stato le informazioni,
le  notizie,  i  documenti,  gli atti, le attivita', i luoghi ed ogni
altra  cosa  la  cui diffusione sia idonea a recare un danno grave ad
uno o piu' dei seguenti supremi interessi dello Stato:
    a)  l'integrita'  della Repubblica, anche in relazione ad accordi
internazionali;
    b)  la  difesa  delle  Istituzioni poste dalla Costituzione a suo
fondamento;
    c)  l'indipendenza  dello  Stato  rispetto  agli altri Stati e le
relazioni con essi;
    d) la preparazione e la difesa militare dello Stato.
  2.  Ai  fini  della  valutazione  della idoneita' a recare il danno
grave  di cui al comma 1, si tiene conto delle conseguenze dirette ed
indirette  della  conoscenza  dell'oggetto  del  segreto  da parte di
soggetti  non  autorizzati,  sempre  che  da  essa derivi un pericolo
attuale per lo Stato.

Art. 4.
                               Limiti
  1.  In  sede  di applicazione dei criteri di cui all'articolo 3, si
osservano  i  divieti  di  cui all'articolo 39, comma 11, della legge
3 agosto  2007,  n. 124, ed all'articolo 204, comma 1-bis, del codice
di procedura penale.

Art. 5.
                       Materie di riferimento
  1.  Ferma  restando  la  necessita'  di  valutare  in concreto ogni
singolo  caso  sulla base di quanto disposto dagli articoli 3 e 4 del
presente  regolamento, sono suscettibili di essere oggetto di segreto
di  Stato  le  informazioni,  le  notizie,  i documenti, gli atti, le
attivita',  i  luoghi e le cose attinenti alle materie di riferimento
esemplificativamente elencate in allegato.

Art. 6.
                             Apposizione
  1.  L'apposizione  del  segreto di Stato e' disposta dal Presidente
del   Consiglio   dei  Ministri  autonomamente  ovvero  su  richiesta
dell'amministrazione  competente,  tramite  il direttore generale del
Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS).
  2. Le determinazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri sono
comunicate,  per  il  tramite  del  direttore  generale del DIS, alla
amministrazione   competente.   In   caso  di  esito  positivo  della
richiesta,  l'amministrazione,  ove  possibile,  annota  sull'oggetto
dell'apposizione  la  dicitura  «segreto di Stato» in modo che non si
confonda   con   la  eventuale  stampigliatura  della  classifica  di
segretezza.
  3.  Gli  adempimenti  istruttori  di cui ai commi 1 e 2 sono curati
dall'Ufficio centrale per la segretezza (UCSe) ai sensi dell'articolo
9, comma 1, della legge 3 agosto 2007, n. 124.
  4.  Anche  prima  del  decorso  dei termini di cui all'articolo 39,
commi 7 e 8, della legge n. 124 del 2007, il Presidente del Consiglio
dei  Ministri  se  ritiene  che  siano  venute meno le condizioni che
determinarono   l'apposizione   del  segreto  di  Stato,  dispone  la
cessazione  del  vincolo,  anche  su  richiesta della amministrazione
competente, nei modi indicati nei commi 1 e 2.

Art. 7.
                 Conservazione del segreto di Stato
  1. Le notizie, le informazioni, i documenti, gli atti, i luoghi, le
attivita' ed ogni altra cosa coperti dal vincolo del segreto di Stato
sono  conservati  nell'esclusiva  disponibilita'  dei  vertici  delle
amministrazioni  originatrici  ovvero  detentrici  con  modalita'  di
trattazione e di conservazione tali da impedirne la manipolazione, la
sottrazione  o  la  distruzione, fissate nelle norme unificate per la
protezione e la tutela delle informazioni classificate ovvero coperte
dal segreto di Stato.
  2.  La  cessazione  del  vincolo  del segreto di Stato non comporta
l'automatica  decadenza  del  regime della classifica e della vietata
divulgazione.

Art. 8.
            Stati esteri ed organizzazioni internazionali
  1.  Nell'espletamento  della  procedura  di  cui  all'articolo  39,
comma 10,  della  legge  3 agosto  2007,  n.  124,  il Presidente del
Consiglio  dei Ministri si avvale del Dipartimento delle informazioni
per la sicurezza (DIS).

Art. 9.
Funzioni  di  controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie
          locali e dal corpo nazionale dei vigili del fuoco
  1.  Nei  luoghi  coperti  dal  segreto  di  Stato,  le  funzioni di
controllo  ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie locali e dal
Corpo  nazionale dei vigili del fuoco, sono svolte da autonomi uffici
di  controllo  collocati  a  livello  centrale  dalle amministrazioni
interessate   che   li   costituiscono   con  proprio  provvedimento.
Nell'esercizio   delle   funzioni   di  controllo  svolte  presso  il
Dipartimento  delle  informazioni  per  la sicurezza (DIS), l'Agenzia
informazioni  e  sicurezza  esterna (AISE) e l'Agenzia informazioni e
sicurezza  interna  (AISI),  ai  fini  dell'adempimento  da parte del
personale  di  cui all'articolo 21 della legge 3 agosto 2007, n. 124,
dell'obbligo  di  denuncia  di  fatti  costituenti  reato  o  per  le
comunicazioni   concernenti   informazioni   ed   elementi  di  prova
relativamente  a  fatti  configurabili  come  reati,  si  applicano i
commi 6, 7 e 8 dell'articolo 23 della legge 3 agosto 2007, n. 124.
  2.  Gli  uffici  di  cui  al  comma 1 sono costituiti da almeno due
esperti  per  ogni  singolo  settore  di attivita' che possono essere
individuati  nel  personale  medico  appartenente  ad amministrazioni
dello  Stato e nel personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco
ovvero  da  altri  soggetti  muniti  di adeguate competenze tecniche.
Tutti  i  componenti dell'ufficio devono essere muniti del nulla osta
di sicurezza al massimo livello.
  3.  In  relazione  ai  luoghi  coperti  dal  segreto  di  Stato, le
amministrazioni  non sono tenute agli obblighi di comunicazione verso
le  aziende  sanitarie  locali  ed  il Corpo nazionale dei vigili del
fuoco  a  cui  hanno,  comunque, facolta' di rivolgersi per ausilio o
consultazione.

 Art. 10.
                               Accesso
  1. Qualora il diritto di accesso di cui all'art. 39, comma 7, della
legge  3 agosto  2007,  n.  124,  sia  esercitato  con  riferimento a
informazioni, notizie, documenti, atti, attivita', cose o luoghi che,
all'atto  dell'entrata  in  vigore  della  medesima legge, siano gia'
coperti  dal  segreto  di  Stato, i termini di quindici e trenta anni
previsti,  rispettivamente,  dai  commi 7  e  8 del citato art. 39 si
computano a decorrere dalla apposizione del vincolo o, in mancanza di
essa,   dalla   conferma  della  sua  opposizione  secondo  le  norme
previgenti.
  2.  Ai fini della richiesta di accesso di cui all'art. 39, comma 7,
della  legge  3 agosto  2007, n. 124, il Presidente del Consiglio dei
Ministri,     sentita     l'amministrazione    interessata,    valuta
preliminarmente la sussistenza in capo al richiedente di un interesse
diretto,  concreto  ed  attuale  collegato  all'oggetto dell'accesso,
nonche'  meritevole  di  giuridico  apprezzamento  in  relazione alla
qualita'  soggettiva  del  richiedente ed alla finalita' per la quale
l'accesso sia richiesto.
  3. Una volta cessato il vincolo del segreto di Stato in nessun caso
puo'  esservi  esclusione del diritto di accesso motivata con ragioni
di segretezza.

Art. 11.
                  Disposizioni transitorie e finali
  1.  Il  presente regolamento entra in vigore il quindicesimo giorno
successivo  a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
  2.  Ogni  richiamo  contenuto nel presente regolamento alle materie
disciplinate  dai regolamenti di cui agli articoli 42, comma 7, e 44,
comma 2, della legge 3 agosto 2007, n. 124, si intende riferito, fino
all'entrata  in  vigore  dei  suddetti regolamenti, alle disposizioni
vigenti.
    Roma, 8 aprile 2008
                                                 Il Presidente: Prodi

 Allegato
    1.  La  tutela  di  interessi economici, finanziari, industriali,
scientifici, tecnologici, sanitari ed ambientali;
    2.   la   tutela   della   sovranita'  popolare,  dell'unita'  ed
indivisibilita' della Repubblica;
    3.  la  tutela  da  qualsiasi forma di eversione o di terrorismo,
nonche'  di  spionaggio,  proveniente dall'esterno o dall'interno del
territorio  nazionale e le relative misure ed apparati di prevenzione
e contrasto, nonche' la cooperazione in ambito internazionale ai fini
di   sicurezza,   con   particolare   riferimento  al  contrasto  del
terrorismo, della criminalita' organizzata e dello spionaggio;
    4.  le  sedi  e  gli  apparati  predisposti  per  la  tutela e la
operativita' di Organi istituzionali in situazioni di emergenza;
    5.  le  misure di qualsiasi tipo intese a proteggere personalita'
nazionali  ed estere la cui tutela assume rilevanza per gli interessi
di cui all'art. 3 del presente regolamento;
    6.   i   compiti,   le   attribuzioni,   la   programmazione,  la
pianificazione,  la  costituzione,  la  dislocazione,  l'impiego, gli
organici  e  le  strutture del Dipartimento delle informazioni per la
sicurezza   (DIS),  dell'Agenzia  informazioni  e  sicurezza  esterna
(AISE),  dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI) e delle
amministrazioni  aventi quali compiti istituzionali l'ordine pubblico
e  la  sicurezza  pubblica,  nonche' la difesa civile e la protezione
civile,  nonche'  di altre amministrazioni ed enti nei casi in cui le
rispettive  attivita' attengono agli interessi di cui all'articolo 3,
comma 1, lettere a), b), c) e d) del presente regolamento;
    7.  i dati di riconoscimento autentici o di copertura, nonche' le
posizioni  documentali  degli  appartenenti  al DIS, all'AISE ed all'
AISI e quelli di copertura degli stessi Organismi;
    8.  l'addestramento  e  la  preparazione  professionale  di  tipo
specialistico  per  lo  svolgimento  delle  attivita'  istituzionali,
nonche' le aree ed i settori di impiego, le operazioni e le attivita'
informative,  le modalita' e le tecniche operative del DIS, dell'AISE
e  dell'AISI,  oltre  che  delle  amministrazioni aventi come compito
istituzionale  l'ordine  pubblico  e la sicurezza pubblica, la difesa
civile e la protezione civile;
    9. le relazioni con Organi informativi di altri Stati;
    10.  le infrastrutture ed i poli operativi e logistici, l'assetto
ed  il  funzionamento  degli  impianti,  dei  sistemi e delle reti di
telecomunicazione,  radiogoniometriche,  radar  e  cripto  nonche' di
elaborazione dati, appartenenti al DIS, all'AISE ed all'AISI, nonche'
appartenenti   ad   altre   amministrazioni   aventi   quali  compiti
istituzionali  l'ordine  pubblico  e la sicurezza pubblica, la difesa
civile e la protezione civile;
    11.  l'armamento,  l'equipaggiamento,  i  veicoli  i  mezzi  e  i
materiali  speciali  in  dotazione  al personale appartenente al DIS,
all'AISE  ed  all'AISI,  nonche'  alle  amministrazioni  aventi quali
compiti  istituzionali  l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica, la
difesa civile e la protezione civile;
    12.  il  materiale  o  gli  avvenimenti interessanti l'efficienza
bellica  dello  Stato  ovvero le operazioni militari in progetto o in
atto;
    13.  l'ordinamento  e  la dislocazione delle Forze armate, sia in
pace sia in guerra;
    14. l'efficienza, l'impiego e la preparazione delle Forze armate;
    15.  i  metodi  e  gli  impianti di comunicazione ed i sistemi di
ricetrasmissione ed elaborazione dei segnali per le Forze armate;
    16.   i  mezzi  e  l'organizzazione  dei  trasporti,  nonche'  le
dotazioni, le scorte e le commesse di materiale delle Forze armate;
    17.  gli stabilimenti civili di produzione bellica e gli impianti
civili per produzione di energia ed altre infrastrutture critiche;
    18. la mobilitazione militare e civile.

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categoria : nazionale

postato da andrij83 alle ore 09:38
martedì, 06 maggio 2008

Fascismo es ignorancia«Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli / In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori / lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano / quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.
Se tu penserai, se giudicherai / da buon borghese / li condannerai a cinquemila anni più le spese / ma se capirai, se li cercherai fino in fondo / se non sono gigli son pur sempre figli / vittime di questo mondo
». De Andrè

E' morto ieri il ragazzo massacrato di botte a Verona. Massacrato da cinque ragazzini. Cinque ragazzini come tanti ne incontro ogni giorno, anche a Pomezia. Sono fascisti. Ma davvero possiamo dare la colpa a questo loro ideale o, forse, più probabilmente, dovremmo interrogarci sul perché siano approdati a questo ideale, sul perché hanno covato tutta questa rabbia da sfogare in questo modo?

«Se tu penserai, se giudicherai / da buon borghese / li condannerai a cinquemila anni più le spese / ma se capirai, se li cercherai fino in fondo / se non sono gigli son pur sempre figli / vittime di questo mondo» così scriveva De Andrè. Se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo. E allora, forse, questa degenerazione interroga tutti. Anche noi di sinistra, anche noi comunisti. Ci interroga perché oggi sempre più giovani subiscono deviazioni di questo tipo che spiegarle con richiami al più becero squadrismo fascista, da solo, non può bastare.

fascismoLuciano Gallino nel suo libro "Il lavoro non è una merce - contro la flessibilità" parla di «figli della precarietà» chiamati anche «figli della globalizzazione». "Sono i giovanissimi che crescono entro famiglie dove ambedue i genitori sperimentano da lungo tempo l'insicurezza lavorativa pronunciata, non necessariamente correlata a un reddito basso, ma con l'assillo continuo di trovare un altro lavoro allorché quello in corso terminerà. Questi giovani manifestano disturbi della personalità rilevanti, relativi a una formazione incompleta e inadeguata della stessa, da cui tendenze comportamentali che oscillano tra la resa e la rivolta senza scopo, tra il rinchiudersi in se stessi e il ricorso alla violenza. I giovani che scelgono la prima soluzione sono socialmente poco visibili, se non forse alle assistenti sociali, agli operatori di comunità, alle organizzazioni caritative. Quelli che scelgono la seconda contribuiscono invece visibilmente alla cronaca nella scuola, negli stadi , nelle periferie, in Italia come in Francia o in Germania".

Potrebbe essere un punto di partenza. Anche perché sono da sempre convinto che all'età di quei ragazzi di ideologia ci sia poco. Dare la colpa al fascismo significa giustificare le colpe di tutta la società da cui il fascismo nasce - a suo modo - come risposta all'incertezza del vivere.

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categoria : antifascismo, pensiero e dottrina

postato da andrij83 alle ore 09:59
mercoledì, 30 aprile 2008

rassegna stampaCome vedono dall'estero Alemanno sindaco di Roma? E il governo Berlusconi? Scusate per il post un pò lunghetto, ma preferisco riportare articoli completi piuttosto che link. Scusate anche se manca la traduzione. Spero che bene o male capiate quello che c'è scritto. Diciamo che da oggi diventerà una buona abitudine. Sono abbastanza convinto che da molti mezzi di comunicazione spariranno gli stupri, magari le morti sul lavoro. La sicurazza percepita scenderà e sembrerà che il governo abbia risolto tutti i problemi. E' già avvenuto in passato, perchè non dovrebbe avvenire ora. La cosa migliore sarà pescare dalla stampa estera. Qui, tre articoli. Uno del "The Independent"; uno del "The Guardian"; l'ultimo del "El Pais".

Buona lettura.


 Neo-fascist sweeps in as Rome's mayor

Peter Popham in Rome
Tuesday, 29 April 2008

da http://www.independent.co.uk/news/europe/neofascist-sweeps-in-as-romes-mayor-817128.html

A former street-fighting neo-fascist won a crushing victory in Rome’s mayoral election last night, crowning the victory two weeks ago of Silvio Berlusconi and the centre-right in the general election, and fuelling fears that Italy is now set for an unprecedented assault on immigrants.

The Eternal City’s new mayor is Gianni Alemanno, the 50-year-old son of an army officer, who still wears the Celtic cross belonging to a rightist friend killed with a spanner blow to the skull during a demonstration. He has mellowed since his wild youth: as agriculture minister in Berlusconi’s last government, his passion for organic food would have done credit to a Green.

But getting tough on immigration is a key promise. In his 16-point “Pact for Rome”, point number seven reads: “Immediately activate procedure for the expulsion of 20,000 nomads and immigrants who have broken the law in Rome.”

Point eight follows: “Closure of illegal nomad camps, rigorous and effective checks on legal ones and their progressive elimination.”

Mr Alemanno’s election, with a margin of nearly 7 per cent over the former centre-left mayor Francesco Rutelli, confirms that the xenophobic wave which swept the Northern League to historic highs in this month’s general election has now reached Rome.

The signs were there from last November, when the murder of Giovanna Reggiani, a housewife from Rome, on a footpath from a railway station to her home, provoked the mayor Walter Veltroni to demand that Romando Prodi’s government pass a diktat mandating the expulsion of undesirable foreigners, including those from inside the EU, without the need for court action.

The demand was followed by the demolition of migrant squatter camps across the capital.

The “decree law” was rammed through - the most draconian reaction to immigration pressures yet seen in western Europe. Generous, humane Italy suddenly bared its teeth, and people elsewhere recalled that it was an Italian who invented fascism and filled the city streets with goose-stepping, Roman-saluting blackshirts.

But like many Italian laws, last year’s “diktat” did not do the job it was designed for, and now Mr Alemanno moves into a new office close to where Il Duce harangued the crowds in Piazza Venezia, armed with a mandate to carry out what Mr Veltroni and Mr Prodi only threatened. Mr Alemanno’s victory marks the arrival in the Italian capital of the politics of paranoia that have already triumphed in much of the rest of the country.

The biggest winner in the general election was the Northern League, which increased its share of the vote to 8 per cent. The party was founded by Umberto Bossi to fight for the rights of the over-taxed north of Italy in the battle with “Roma ladrona” (“thieving Rome”).

After a farcical declaration of secession from the Italian state, the party was written off as a spent force. But since early last year, with the entry of Romania and Bulgaria into the EU, the League has discovered that immigration paranoia is their winning card.

A Northern League mayor, Massimo Bitonci, of Cittadella, in the Veneto region, passed an ordinance banning the poor, the homeless and the unemployed from living in the town. Others proposed banning illegal immigrants from getting married, or from being eligible for scholarships.

Cittadella also become one of many League-dominated northern towns to implement all-night security patrols by League volunteers. And the appeal of such gestures was amply proved in the election.

Star of the campaign for the League was Roberto Calderoli, already notorious for ripping off his shirt on live television to expose a T-shirt emblazoned with one of the Danish cartoons lampooning the Prophet Mohamed. After the election, Mr Calderoli was touted as Mr Berlusconi’s possible deputy prime minister, though the idea has since been canned.

Italy has one of the world’s lowest birth rates, and economic growth is at a standstill; manufacturers and other businesses clamour for the admission of more immigrants to enable them to take on cheap labour. But the popular mood is set against it.

Yesterday, the man likely to become Mr Berlusconi’s foreign minister, the former EU immigration commissioner Franco Frattini, added his voice to the swelling chorus. “We need a national law that establishes a minimum income below which foreigners cannot stay in our country for more than 90 days,” he said. “Whoever [has income] above that level stays. Whoever does not have the minimum income will be sent back to their country of origin.”

Mr Alemanno said: “I will be the mayor of all Romans, including those who did not vote for me” - but not necessarily of those born far away. His first act as mayor, he said, would be to visit the widower of Mrs Reggiani. It seemed a decent gesture: more than any other one event, Mrs Reggiani’s death made Mr Alemanno’s victory possible.

The key people on the Italian Right

* Gianfranco Fini

The man who brought the MSI, the heir to Mussolini's Fascist party, in from the cold and created the National Alliance. Tried to bury the Fascist record of anti-Semitic persecution by visiting Israel. In 1993 he ran for mayor of Rome against Francesco Rutelli, the man defeated by Mr Alemanno yesterday. A key pillar of Silvio Berlusconi's coalition.

* Gianni Alemanno

Rome's newly elected mayor likes rock-climbing, meditating and organic foods; he's a friend of Carlo Petrini, founder of the Slow Food movement. As minister of agriculture in Mr Berlusconi's last government, he was praised by an opposition leader as "Berlusconi's best minister". His extremist past makes him a bogeyman of the Roman left.

* Alessandra Mussolini

The dictator's grand-daughter followed Mr Fini into the National Alliance following stints as an actress, singer and medical student . Frequently at war with other far-right leaders, she is famous for her unscripted outbursts on live television. Said to be a candidate for minister of equal opportunities under Mr Berlusconi.

* Daniela Santanche

The other glamorous face of Italy's far right declined to follow Mr Fini into Mr Berlusconi's People of Freedom party before the general election, instead becoming prime ministerial candidate for The Right, the unapologetically Fascist rump of the old MSI. Verbal punch-up with La Mussolini on live TV enlivened general election campaign.  Cries of 'Duce! Duce!' salute Rome's new mayor

da http://www.guardian.co.uk/world/2008/apr/30/italy

Alemanno new major

Italy's new parliament met for the first time yesterday with applause for Rome's mayor-elect, Gianni Alemanno, a day after followers celebrated his triumph with straight-arm salutes and fascist-era chants.

Alemanno, a former neo-fascist youth leader, took 54% of the vote in a run-off on Sunday and Monday, crushing his rival, Francesco Rutelli, a deputy prime minister in the last, centre-left government.

Silvio Berlusconi, who won a general election earlier this month, welcomed the latest evidence of Italy's leap to the right by declaring: "We are the new Falange." Although he took care to wrap his remark in a classical context, his choice of words appeared to be a nod and a wink to his most extreme supporters.

The original Falange - the word means "phalanx" - was the Spanish fascist party, founded in the 1930s, which supplied Francisco Franco's dictatorship with its ideological underpinning.

The prime minister-elect's closest ally, Umberto Bossi, the Northern League leader, kept up the intimidating rhetoric, arriving for the first session of Italy's parliament warning of violence if the centre-left did not go along with his plans for federalism.

"I don't know what the left wants [but] we are ready," he told reporters. "If they want conflicts, I have 300,000 men always on hand."

On Monday night, the area around Rome's city hall rang to chants of "Duce! Duce!", the term adopted by Italy's dictator, Benito Mussolini, equivalent to the German "Führer". Supporters of the new mayor gave the fascist Roman straight-arm salutes.

Alemanno, however, has promised to be the mayor of all Romans. He yesterday sent telegrams to both the Pope and the Chief Rabbi. Rome's Jewish community was shaken by the prospect of a mayor with Alemanno's record. During the campaign, there was a protest aimed at him in the city's old Jewish ghetto, where many of the city's Jews still live.


Berlusconi: "Somos la nueva falange romana"

El nuevo alcalde de Roma afirma que derribarà los campamentos gitanos

Miguel Mora | Roma 29/04/2008

da El Pais

El terremoto Gianni Alemanno, nuevo alcalde de Roma tras las elecciones del domingo y el lunes, ha disparado la euforia en el Pueblo de la Libertad. "Al pobre Veltroni no le sale bien ni una, haría mejor en irse a África". "Somos la nueva falange romana". "Rutelli, vuelve a montarte en el vespino". Con estas perlas saludó ayer Silvio Berlusconi, primer ministro electo, la victoria del posfascista Alemanno, quienel lunes anunció su primera medida como alcalde: derribar los campamentos gitanos.

Según Alemanno, cada año 20.000 ciudadanos no italianos cometen delitos en Roma y siguen viviendo en la ciudad. "Nuestro objetivo es expulsar a todos los que han cometido crímenes, porque esto aligeraría la situación. Procederemos a desmantelar los campamentos nómadas ilegales, que en Roma son 85".

El líder de la Liga Norte, Umberto Bossi, que se perfila como nuevo ministro de Reformas, se mostró a favor: "Debemos cazar a los clandestinos y hacer ya el federalismo. Usaremos todos los instrumentos necesarios", dijo. Y luego: "No sé qué querrá hacer la izquierda, nosotros estamos listos. Si quieren pelea, los fusiles están calientes. Tenemos 300.000 hombres, 300.000 mártires, listos para combatir. Y no bromeamos. No somos cuatro gatos".

Crecido por la inesperada guinda que redondea su victoria de norte a sur, Berlusconi se ha mostrado exultante al festejar la victoria con sus partidarios. Incluso le ha parecido simpática la nutrida presencia de jóvenes que hacían el saludo romano en el Campidoglio. "Al verlos, he pensado: la nueva falange romana somos nosotros".

El lunes, la adrenalina seguía alta. El futuro primer ministro desafió a la UE a no poner trabas al crédito de 300 millones de euros concedido por el Gobierno a la aerolínea Alitalia: "Si enreda mucho [la UE], Alitalia será adquirida por nuestra compañía ferroviaria", advirtió. Aunque después aclaró: “Esto es una amenaza, no una decisión”.

El Senado eligió ayer como presidente, y por tanto segunda instancia de la República tras el jefe del Estado, a Renato Schifani (Palermo, 1950), abogado, amigo de Berlusconi, senador electo en 1994 por Corleone, y ex jefe de grupo de Forza Italia.

La elección de Gianfranco Fini como nuevo presidente de la Cámara de los Diputados en sustitución de Fausto Bertinotti se produjo ayer, ya que ayer el líder de Alianza Nacional no logró la mayoría necesaria en las tres primeras votaciones.

El día después de la derrota electoral en Roma fue especialmente duro para la izquierda. Walter Veltroni, líder del Partido Democrático (PD), no descartó adelantar el congreso previsto para 2009 y señaló que es necesaria "una amplia, vasta y profunda reflexión". La crisis del PD promete ser aguda. La fractura entre los ex comunistas y los antiguos democristianos está abierta.

La división entre católicos y laicos marca otro conflicto. "La derrota ha magnificado la desunión. Somos un partido muy joven y ya se sabe que la izquierda italiana está especializada en flagelarse", comenta el senador del PD Sivio Sircana. La seguridad ciudadana se ha convertido en el asunto central de la autocrítica en la izquierda. "Quien dice que ha habido poca atención a la seguridad no se refiere a mí, pero tiene más razón que un santo", dijo ayer el ministro del Interior saliente, Giuliano Amato.

Altro: http://www.elpais.com/todo-sobre/pais/Italia/ITA/


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categoria : media, rassegna stampa, internazionale

postato da andrij83 alle ore 11:58
martedì, 29 aprile 2008

Ultimo capitolo della trilogia di Beppe Grillo. Il suo nuovo V-day c'è stato. Anche quest'ultimo pezzo, come i due precedenti (approposito, per chi se li è persi sono qui e qui), era stato scritto prima. Piccole aggiunte ci sono solo per quanto riguarda alcune considerazioni emerse durante l'università popolare di Attac. Approposito, davvero qualcosa di estremamente interessante e arricchente. Vi lascio alla terza parte.


La legge Gaparri

Ultimo punto è quello sull'abrogazione della legge Gasparri.

Quello che Grillo mi sembra non capire e, anche chi lo segue, è che anche se si abrogasse la legge Gasparri, se si ripristinasse un principio di pluralità per quanto riguarda le società concessionarie dello Stato, non cambierebbe la sostanza. Fare una televisione che può aspirare a fare concorrenza al duopolio costituito mediaset-rai, costa, e anche molto. Costi che si può permettere di sostenere solo chi ha una solida base di partenza. Base di partenza che si possono permettere solo grandi società di capitali, banche, ecc... Oppure, costi che si possono sostenere solo con un'ingente raccolta pubblicitaria. Ma sborsare ingenti somme in pubblicità è una cosa che comunque si possono permettere solo le grandi società di capitali, le banche, ecc... di cui sopra. Insomma, anche se queste ultime non controllassero direttamente i mezzi di comunicazione lo potrebbero fare indirettamente.

Forse, allora, va rimesso in discussione anche in questo caso il sistema di produzione e la distribuzione delle ricchezze.

Nel mondo della comunicazione, molto marxianamente, io ci vedo la nuova frontiera del conflitto capitale-lavoro. Una volta chi possedeva il capitale poteva decidere delle sorti del lavoro. Oggi chi ha il capitale possiede l'accesso alle coscienze delle persone attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Uno scontro capitale-lavoro che tra l'altro espropria il secondo fattore anche del suo potere, come quello allo sciopero. Lavora sulle coscienze. Erode ogni idea di sé. Produce quella che, durante l'università di Attac, nella sua relazione, Marco Bersani ha chiamato “solitudine competitiva”.

Se non si parte da questo presupposto si può cancellare il duopolio, si possono aprire le frequenze, si possono cancellare gli aiuti da parte dello stato all'editoria che, comunque, il monopolio sull'informazione rimarrà sempre in mano agli stessi che oggi decidono e sono quelli che hanno diretto accesso al capitale.

Insomma, per quanto riguarda la comunicazione, credo che il problema non sia in ciò che evidenzia Grillo. Se proprio devo sono per un approccio più marcatamente linguistico. Ne ho parlato anche in questo post qui. Stando anche a quello che dicevo in quel post anche Grillo non mi sembra fare informazione. Non mi sembra che aiuti il ragionamento. Piuttosto che imbocchi la gente (chiaramente non voglio generalizzare). Anche lui mi sembra che parli più all'emotività che all'intelligenza. Insomma, non mi sembra un buon pulpito per lanciare prediche.

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categoria : media, nazionale

postato da andrij83 alle ore 10:08
mercoledì, 23 aprile 2008

Completerò tutti i discorsi lasciati a metà... ma non prima di lunedì.

Nel weekend sarò impegnatissimo. Siamo ormai arrivati. Dopo mesi di incredibili sbattimenti (e ancora un paio di cosette mi tolgono il sonno) venerdì inizia l'ottava edizione dell'università di attac. Finalmente a Pomezia un'attività decente.

L'Università Popolare di Attac è un'occasione importante per discutere nel merito di temi di grandissima attualità come la crisi finanziaria che sta travolgendo il mondo.

Brochure ATTACCome avete potuto constatare ben pochi in campagna elettorale hanno affrontato il tema e manca, sopratutto a sinistra, una conoscenza diffusa di ciò che accade a livello economico per poter spiegare alla gente, in  modo semplice cosa accade. (Qui credo di potermi ricollegare a ciò che moltitudini scrive nel suo ultimo post).

Questa universtà popolare vuole essere proprio questo: un luogo per acquisire strumenti e conoscenze, un luogo di formazione orientato all'azione che serva poi alla costruzione di iniziative sul territorio.

La descrizione più stringente dei temi dell'università li avevo già riportati in un altro post. Per cui mi Locandinarisparmio di riscriverli e vi rimando lì (link). Qui riporto brochure e locandina dell'evento. Se avete amici, compagni, a Roma o dintorni magari fateglielo notare.

L'unica cosa che aggiugno è che, per chi decide di partecipare ed è di Pomezia o dintorni, può risparmiarsi di fare il bollettino e pagare la quota di partecipazione direttamente all'arrivo all'università.

Durante l'università ci sarà, sabato sera, lo spettacolo teatrale H2Oro "l'acqua - un diritto dell'umanità". Totalmente gratuito (al massimo metteremo un'urna per le sottoscrizioni volontarie per noi poverelli di attac pomezia) sia per coloro che partecipano all'università, sia per tutti gli altri, andrà in scena alle ore 21.00 al Cinema San Benedetto su Via Orazio (link).

Di questo spettacolo vi riporto descrizione e locandina.

L'acqua - un diritto dell'umanità

Uno spettacolo di teatro-documento per sostenere il diritto all’acqua per tutti, per riflettere sui paradossi e gli sprechi del “Bel Paese”, per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti.
L’acqua non deve diventare “l’oro blu” del XXI secolo, dopo che il petrolio è stato “l’oro nero” del secolo XX. L’acqua deve invece essere considerata come bene comune, patrimonio dell’umanità.L’accesso all’acqua potabile è un diritto umano e sociale imprescrittibile, che deve essere garantito a tutti gli esseri umani. Perché questo avvenga bisogna sottrarre l’acqua alla logica del mercato e ricollocarla nell’area dei beni comuni, alla cui tavola devono potersi sedere tutti gli abitanti della Terra con pari diritti, comprese le generazioni future.

Attraverso una documentazione rigorosa si affrontano i temi della privatizzazione dell’acqua, delle multinazionali, del contratto mondiale dell’acqua, delle guerre dell’acqua e delle dighe, degli sprechi e dei paradossi nella gestione dell’acqua in Italia, del cosa fare noi-qui-ora, della necessità di contrastare e
invertire l’indirizzo di mercificazione e privatizzazione.
Uno spettacolo per affermare che un altro mondo è possibile, non all’insegna del denaro, ma della dignità umana.

h2oro intero

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categoria : locale, attac, in movimento

postato da andrij83 alle ore 15:30
domenica, 20 aprile 2008

Si stanno svolgendo le elezioni politiche in Paraguay. Dopo decenni e decenni di sfruttamento, di repressione, anche questo Paese ha la storica opportunità di affidarsi ad una guida progressista, come è già stato per la Bolivia di Morales, l'Ecuador di Correa e il Venezuela di Chavez. Il titolo porta un punto interrogativo, perchè in un Paese come il Paraguay finchè lo scrutinio non è terminato e i risultati sono definitivi non si sa mai. I brogli sono sempre dietro l'angolo.
Riporto, di seguito, un articolo di Gennaro Carotenuto su questo tema, tratto dal suo sito (link) e, approposito di Ecuador, un articolo di Eduardo Galeano dal manifesto di venerdì (questa volta lo linko e basta, qui...).

Fernando Lugo: il Paraguay vuole tornare in America latina

Fernando Lugo, 57 anni, ex vescovo della Teologia della liberazione, sfida domenica il partito stato, il Partido Colorado, ad Asunción, in Paraguay. Lo appoggiano la sinistra, i liberali, gli indigeni, i contadini, i movimenti sociali in un contesto tuttora di estrema fragilità e con un partito stato disposto a tutto, dai brogli all’omicidio, per non abbandonare il potere di un paese che considera proprietà privata. Si vota domenica, in un solo turno. La partita è aperta, ma secondo i sondaggi Fernando Lugo ha un vantaggio cospicuo, tra i cinque e i dieci punti, che dovrebbero permettergli di divenire presidente sugli altri due candidati. Sono Blanca Ovelar, la candidata ufficiale del partito Colorado, che in chiusura di campagna ha definito Lugo “un vescovo fallito” e ha promesso “100 anni ancora di governo colorado” e il controverso ex generale Lino Oviedo, considerato il maggior narcotrafficante del paese. In realtà si sa che valore dare ai sondaggi in un paese come il Paraguay, scarso, e non si sa che interpretazione darne. Premierà, come successe in Bolivia, il fatto che nell’interno indigeni e contadini, non consultati nei sondaggi, votarono poi in massa per Evo Morales, o avranno ragione in negativo il fattore brogli, la macchina colorada di controllo dei voti, e il fatto che oggettivamente i movimenti sociali paraguayani sono molto meno strutturati di quelli boliviani? Nel programma di Lugo al primo turno c’è una riforma agraria integrale indispensabile in una paese dove il 70% della terra è nelle mani dell’1.7% della popolazione. Non si tratta solo di decidere di chi è la terra e che questa sia di chi la lavora. Si tratta di far rientrare un intero popolo, quello guaranì che è maggioranza nel paese, nella storia. Si tratta di ricostruire lo Stato, a volte costruendolo da zero, rinnovando la Repubblica nella sua essenza come istituzione, separando poteri da troppo tempo fusi in uno solo e dove la giustizia chiude entrambi gli occhi sulla corruzione politica. Si tratta di recuperare la sovranità del paese, nazionalizzando le risorse energetiche, soprattutto idroelettriche che potranno fornire le risorse per programmi sociali avanzati che toccano tutto quello che doveva esserci da decenni e non c’è mai stato: infrastrutture, educazione, salute, acqua ed elettricità gratuita per gli indigenti. Per tutto questo sarà indispensabile rinegoziare col Brasile e con l’Argentina i contratti delle due enormi dighe e centrali idroelettriche di Itaipù e Yaciretá. La prima, la più grande al mondo, fornisce il 95% dell’energia paraguayana e il 24% di quella brasiliana. La seconda, sul fiume Paraná, sul quale ogni ora passa il consumo di acqua di due giorni dell’intera Buenos Aires, genera il 15% dell’elettricità consumata in Argentina, ma potrebbe produrne i due terzi. Per Lugo la sola negoziazione più onesta dei trattati sulle dighe rispetto a quella fatta dalla dittatura colorada di Alfredo Stroessner e tuttora in vigore, porterà allo stato paraguayano 2 miliardi di dollari in più all’anno con i quali finanziare i suoi programmi sociali e poter iniziare a trasformare il Paraguay in un paese moderno che superi la schiavitù dall’agroexport, praticamente l’unica entrata di un paese tra i più isolati al mondo. E’ un programma ambizioso e la solidarietà integrazionista regionale dei governi di Lula e Cristina Fernández potrebbe fornire a Lugo i cordoni della borsa che consoliderebbero il suo potere che altrimenti potrebbe presto essere dilaniato da una coalizione molto eterogenea nella quale spiccano i partiti liberali (il vicepresidente designato, Fernando Franco è vicinissimo all’ex-capo del governo spagnolo José María Aznar) e perfino l’agroindustria della soia, la più globalizzata, che ha rotto l’alleanza col Partito Colorado troppo avido anche per loro nella pretesa di tangenti.
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categoria : sud america, internazionale

postato da andrij83 alle ore 12:06
venerdì, 18 aprile 2008

In attesa di concludere il post "l'informazion è cosa nostra", come preannunciato, riporto un'analisi del voto di Marco Bersani, di Attac Italia. La trovo in larga misura condivisibile.

 


 

Le elezioni appena concluse segnano un punto di svolta importante nella ricomposizione della rappresentanza istituzionale, amplificando il paradosso di un paese sempre più socialmente frammentato con una proiezione istituzionale iper-semplificata.
E’ un tentativo, finora riuscito, di uscita a destra dalla crisi della democrazia rappresentativa, da sempre segnalata dalle centinaia di vertenze e di movimenti territoriali in lotta per i beni comuni e i diritti sociali.
Proviamo a vederne alcuni aspetti.
 
a)      Il Paese è più a destra. Non si tratta solo della netta vittoria di Berlusconi, si tratta di un complessivo spostamento culturale e politico a destra dell’intero paese. A fronte di una condizione sociale sempre più povera e precaria, a fronte della progressiva frantumazione di una rete sociale di protezione, e in previsione di una crisi economica alle porte, la gran parte dell’elettorato – nella totale mancanza di alternative politiche e culturali credibili-  decide di affidarsi ancora una volta a chi meglio rappresenta il prodotto della solitudine competitiva. Un misto di “uno su mille ce la fa” e di uno “io speriamo che me la cavo”.
 
b)      L’insediamento sociale leghista. Dentro la vittoria delle destre, è soprattutto lo sfondamento leghista al nord a segnalare una ricomposizione politico-sociale importante. Perché interroga la dimensione territoriale e le dinamiche che la attraversano. Qui la globalizzazione ha prodotto la frammentazione sociale più forte, perché a differenza di altre zone del paese, non erano più da tempo le reti familiari e di vicinato a costituire il primario legame sociale, bensì un sistema di garanzie occupazionali e di stato sociale che per anni ha consentito un tranquillo e moderato benessere. La precarizzazione del lavoro, la drammatica restrizione dello stato sociale, l’aggressione al territorio, il lento scivolamento di molte famiglie verso la fascia di povertà ( e una sinistra lontana anni luce da una qualche percezione di questa realtà) hanno prodotto un fortissimo bisogno identitario e di protezione corporativa, cui la Lega Nord ha saputo dare risposta, proponendone la cultura della piccola impresa come sistema valoriale e l’attacco ai diversi come elemento identificativo (ad Opera, cittadina in provincia di Milano è stato eletto sindaco il capo del presidio contro i Rom, condannato per aver incendiato una tendopoli predisposta dalla Prefettura). La questione di Malpensa da questo punto di vista è stata paradigmatica : il 95% degli elettori non ha mai visto né mai vedrà un aereo, ma ha percepito la vicenda come l’ennesima sottrazione di qualcosa percepito come “proprio”.
 
c)      “I ’m piddì “ Il PD ha vinto, il PD ha perso? Ha sicuramente perso nel tentativo di porsi come garante “presentabile” della transizione neo-capitalistica. L’idea di poter fare meglio della destra, senza la sua rozzezza comunicativa, non ha pagato. In un paese dove la tensione individuale e sociale si misura ad ogni angolo, l’idea che serenamente e pacatamente si possa stare tutti sulla stessa barca si è dimostrata semplicemente surreale. Ma il PD ha vinto nell’ aver dato un impulso irresistibile alla semplificazione autoritaria della democrazia rappresentativa, cui manca ora solo il suggello della legge elettorale prossima ventura.
 
 
d)     Sinistra auto-desaparecida. Il dato decisamente clamoroso di questa tornata elettorale –prevedibile nella direzione, non nella sua portata- è la scomparsa per la prima volta nella storia di questo paese di una rappresentanza parlamentare della sinistra. Se astraiamo per un momento dalle persone concrete e proviamo ad osservare da distanza (da un paese straniero, ad esempio), il fatto che nel nostro Parlamento non ci sia nessun socialista (ripeto, astraiamo per un momento), nessun verde (idem) e nessun comunista (idem) è qualcosa di incomprensibile e di inedito. Pur avendo io personalmente votato la Sinistra Arcobaleno, credo che, se debacle doveva essere, sia solo un bene che sia stata definitiva. Non è un semplicistico tanto peggio, tanto meglio. Non mi sfugge infatti il dato negativo in termini simbolici e psicologici, ovvero il possibile rischio che la sparizione della rappresentanza parlamentare della sinistra acceleri l’idea culturale che il novecento vada superato, ma non nelle forme della politica (su cui sono d’accordo), bensì nella radicalità dei contenuti e delle istanze valoriali. Ma se debacle ha da essere, che sia fino in fondo, in modo che non ci siano più foglie di fico e si apra una discussione ampia, democratica e dal basso su cosa dovrà essere una sinistra nuova in questo Paese. La Sinistra non ha perso. Si è semplicemente suicidata con un processo lento che, a mio avviso, parte dall’interpretazione data dell’esito del referendum sull’estensione dello statuto dei lavoratori per arrivare alla sostanziale liquidazione del significato di sé con la fallimentare esperienza nel Governo Prodi. Nei due anni di governo, non solo la Sinistra non è riuscita ad ottenere nulla per il suo popolo, ma ha costantemente rescisso ogni legame con lo stesso, fino a scoprirsi totalmente incapace di una anche pur elementare lettura della società e dei suoi mutamenti. Ha completato l’opera una campagna elettorale disastrosa, i cui messaggi principali sono stati : l’attenzione costante al rapporto con il PD, proprio mentre questo ne preparava scientemente la sparizione; l’affermazione “saremo all’opposizione” senza mai una qualificazione di contenuto della stessa, quasi fosse una semplice e triste constatazione  geografica; l’idea che la Sinistra andava salvata, senza mai spiegare perché, come se la sinistra fosse un fine astratto e non uno strumento concreto per la trasformazione sociale.
 
e)      La prossima accelerazione . Delle forme novecentesche resta solo il sindacato e sarà su questo terreno che si giocherà il prossimo tentativo di eliminare l’idea di un sindacato come soggetto generale. Il quasi totale posizionamento dell’attuale dirigenza Cgil sul fronte del Pd, insieme alla forte affermazione della Lega Nord, ci dicono quale sarà il terreno principe di questa nuova accelerazione : l’abolizione del contratto nazionale di lavoro, con la conseguente riduzione del principale sindacato non più a soggetto generale, bensì a luogo frammentato di difesa corporativa, totalmente subalterno alla logica dell’impresa.
 
f)       L’altra prossima accelerazione. Sinora, qualsiasi compagine governativa ha trovato un ostacolo insormontabile alla realizzazione di una parte consistente del proprio programma elettorale : le lotte dei movimenti territoriali, di cui la Tav in Val di Susa, la base No Dal Molin a Vicenza e le reticolari vertenze del movimento per l’acqua sono solo le più paradigmatiche. Non è pensabile che un nuovo Governo, sostenuto dall’unanimità dell’arco parlamentare, possa di nuovo permettersi lo stallo su queste vicende, perché vorrebbe dire l’assunzione dell’inefficacia di una democrazia rappresentativa autoritariamente ristretta. E’ quindi prevedibile un attacco frontale in queste direzioni.
 
 
g)      I movimenti. E’ indubbio il fatto che, aldilà del giudizio sulla concreta esperienza istituzionale, il fatto che non ci sia più alcuna presenza parlamentare in qualche modo attenta alle vertenze e alle lotte sociali complichi notevolmente l’esperienza dei movimenti. Paradossalmente, l’eterna dialettica del rapporto tra movimenti e politica istituzionale è stata risolta, con la sparizione di uno dei due capi del dilemma. Questa situazione inedita richiederà ai movimenti stessi un forte salto di qualità. Perché saranno solo la forza, la reticolarità e la capacità di aggregazione di ciascuna vertenza a poter determinare una capacità d’incisione sulla politica istituzionale, che, se in passato è stata certo sorda alle istanze dal basso, oggi è costitutivamente autistica. Contemporaneamente, dovrà essere chiaro ai movimenti come oggi questi rappresentino l’ultima anomalia che impedisca la messa in opera dello “sviluppo” capitalisticamente inteso : la valorizzazione finanziaria del territorio, dei beni comuni, dei servizi pubblici; la totale precarizzazione del lavoro e della vita; la militarizzazione interna ed esterna delle relazioni sociali. I movimenti dovranno fare di necessità virtù, costruendo forti intrecci fra le diverse vertenze, per determinarne un solido mutuo soccorso, ma dovranno altresì saper dar forza alla capacità di costruzione di alternative, concrete e radicali, che rimettano in discussione tutto il modello di produzione e di relazioni sociali, fuori dalle logiche meramente e astrattamente redistributive, dentro alle realtà territoriali per ricostruirne i legami sociali a partire dai beni comuni, dai diritti sociali, da nuovi modelli di produzione e di consumo. Sapendo nel contempo che una nuova sinistra o nasce dalle forme concrete dell’agire o semplicemente non sarà.
 
Marco Bersani



P.S. Ho cambiato la canzone. Dopo tanto tempo ho trovato il tempo e la voglia di farlo. Spero vi piaccia.
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categoria : nazionale, pensiero e dottrina