In attesa di poter tornare a scrivere cose più compiute un post di passaggio. Così, giusto per non perdere l'abitudine.
Nei giorni scorsi un amico fotografo ha mandato una mail ad altri suoi amici fotografi, tra cui me (lo ringrazio per questo termine che non mi si addice poi ancora così tanto) chiedendoci di spedire qualche foto per un evento che si terrà ad Arles. Da quanto ho capito ogni anno in questa città fanno un festival di fotografia che coinvolge l'intera comunità, dal centro alla periferia. Quest'anno, pare per mancanza di fondi, alcuni quartieri sono stati tagliati fuori. I cittadini si sono ribellati e hanno autorganizzato l'evento anche tra le loro strade. Così hanno chiamato a raccolta un pò di fotografi. Morale della favola in 18 (di questo gruppo) abbiamo risposto. Le foto, alcune francamente stupende, sono a questo link (cliccate qui). Una delizia per gli occhi.
Ieri e sabato sono stato a Certaldo (Firenze) all'assemblea nazionale di Attac. Due giorni di discussioni come sempre molto costruttive, specie grazie alle differenze di analisi (spesso profonde e inconciliabili) che attac sa garantire al proprio interno. Alla fine dell'assemblea è stato nominato il consiglio nazionale per i prossimi due anni. Avrò il privilegio di farne parte come esponente del comitato locale di Pomezia. Un'esperienza che avevo la voglia di fare e che aggiungerà sicuramente qualcosa al mio modo di vedere e pensare. Un'esperienza che mi ruberà un pò di tempo che spero di liberare innazitutto laureandomi.
Oggi è stato giorno di compere. Due libri acquistati e due ordinati. Comincio a pensare davvero che con la mia fidanzata costruiremo la nostra casa in libri. Due (uno ordinato e uno comprato) mi servono per capire. Gli altri due (anche qui uno comprato e uno ordinato) serviranno invece per i miei figli.
Quelli per capire sono "Razza padana" edito da bur e "Nord Operaio" edito da il manifesto libri. Che sono un attento osservatore del lavoro della Lega ha partire dall'organizzazione territoriale e dalla gestione dei circoli ormai l'avranno capito anche i muri. Però voglio capire meglio come è strutturata tutta la loro organizzazione. Del resto è stato un partito che nel 2006 davano tutti per finito e che invece oggi minaccia pesantemente perfino il "maggioritario" Pdl. Ed è un partito che ha retto e si è rilanciato soprattutto grazie al lavoro sui territori che ne hanno mantenuto vive le idee (di merda! passatemi la volgarità) e garantita la sopravvivenza ed il rilancio. Una capacità di agire territoriale che manca a tutti noi. Nord Operaio invece mi serve per capire quali possono essere gli spazi di manovra e di agire. Perché non basta solo tornare sul territorio, ma bisogna trovare il metodo per tornare vicini ai bisogni delle persone. Frasi fatte, luogo comune, è vero. Ma mi sembra che lo sia solo a livello linguistico e semantico. Un pò meno a livello pratico e pragmatico.
I libri che serviranno ai miei figli sono invece "scuola diaz: vergogna di stato" edito da Edizioni alegre e "Restiamo Umani" di vittorio arrigoni edito, anche qui, da il manifesto libri. Perché per i miei figli. Semplicissimo. La memoria dei fatti è fondamentale per vivere liberi. In questo senso questi due libri a me non servivano. La memoria del G8 di Genova e dell'ultimo massacro in terra di Palestina a me resteranno perché lì ho vissuti. Perché quanto accadeva lo leggevo e vedevo ogni giorno con i miei occhi. Perché, per quanto nelle mie piccole possibilità ho provato a contrastare questi due massacri e le idee da cui sono scaturiti. Quest'ultime continuo a provare a farlo. I miei figli invece, non essendoci, non avranno memoria di questo. E quindi sarà fondamentale avere questi libri a casa. Per far si che anche loro potranno conoscere cosa accadde nel luglio del 2001 in Italia e tra il dicembre 2008 e il febbraio 2009 in Palestina.
Ovviamente ve li consiglio tutti e quattro (di cui almeno tre spassionatamente).
Faccio un'aggiunta. Un video della Spasulati Band (link), gruppo reggae di uno dei miei paesi in arbereshe (il mio è Macchia Albanese, Maqi, frazione di San Demetrio Corone, Shën Mitri). Per saperne di più vi lascio un paio di siti (link e link). Un popolo che ancora dopo secoli difende la sua lingua e le sue tradizioni che provengono da ceppi linguistici e culturali altri rispetto a quelli italiani. Mi piace pensare e ricordare sempre che se non ci fosse stata l'immigrazione e se alcuni albanesi non fossero venuti in Italia ormai più di qualche secolo fa, oggi non ci sarei neanche io, almeno per quello che sono.
Si possono distruggere i partiti ma le idee non muoiono. Le elezioni per un partito comunista non possono essere la finalità dell'attività politica ma un mezzo in più per far valere la propria idea, altrimenti si deforma l'obiettivo che è e resta cambiare la società.
Devo dire che la sbornia elettorale per quanto mi riguarda è già digerita e il lavoro politico è già ricominciato, in un modo che spero sarà diverso.
Però è giusto ragionare su queste elezioni per due minuti e poi archiviarle. Ho l'impressione che in troppi invece abbiano voglia di rimettersi a discutere di noi stessi, di unità dei comunisti, unità della sinistra, federazione, coordinamento, parlamentino delle sinistre, ecc.
Quello che abbiamo fatto negli ultimi due anni, dimenticando che fuori c'era un mondo che intanto continuava a diventare più ingiusto.
Per questo motivo rapido post sulle considerazioni elettorali e poi giù a fare altro.
Credo che le elezioni abbiano messo in risalto il più grande difetto di rifondazione comunista, il fatto di non essere stata capace a costruire legami saldi e duraturi nella società in questi ultimi anni. In effetti, quanto fatto durante il G8 di Genova, durante il quale il nostro partito aveva stretto rapporti con i movimenti è stato poi, pian piano dissipato.
Ho l'impressione che il grosso del successo elettorale degli ultimi anni del PRC fosse dovuto più che altro al fatto di aver saputo cavalcare (nel senso positivo del termine) alcuni conflitti e vertenze - un vero e proprio voto d'opinione - piuttosto che ad un voto, se così vogliamo dire, ideologico. Un voto convinto, frutto di rapporti veri creati dal nostro partito, frutto di legami sociali con il nostro popolo (come piace dire a tanti leader) che ci mettesse al riparo dalla volatilità elettorale tipica in questa fase di voti utili e di anti-berlusconismo spicciolo.
Ho anche l'impressione che, in troppi casi, per rimediare a questa nostra mancanza si sia puntanto su indipendenti, sul mettere in lista pezzi di movimento che supplissero a questa nostra mancanza. Le ultime europee hanno accentuato ancor di più questa tendenza.
Abbiamo, nella mia circoscrizione (centro) candidato Cavola, precario alitalia e tra i promotori della vertenza contro l'azienda, per supplire - a mio parere - al fatto che rifondazione in quella vertenza non è saputa esserci. E questo esempio non è di certo isolato. Si potrebbe dire la stessa cosa di Agnoletto. Sacrosanta - come del resto quella di Cavola - la sua candidatura, ma serve o no a supplire ad un nostro mancato legame con le realtà movimentiste e sociali del nord-ovest?
La cosa è sottolineata con forza non solo dall'ampia presenza di indipendenti, ma dalla ben poca presenza di compagni di partito. Frutto, credo, non solo della necessità di aprirsi all'esterno, ma dal fatto che trovare compagni interni al partito che ci permettessero quest'apertura all'esterno noi non ne avevamo. Ragionandoci, sforzandomi, pensandoci, non me ne viene in mente davvero nessuno che abbia queste caratteristiche. Un Cavola, un Agnoletto nel partito non mi viene. Tant'è che tra i compagni del partito, uno dei maggiori exploit è stato quello di Orfeo Goracci, sindaco di Gubbio che ha raccolto oltre 7mila voti (di cui più di 2000 nel suo comune). Insomma, in un modo o nell'altro, lui era aperto alla società. Anche se sempre per un ruolo istituzionale.
Tutto questo cosa significa. Forse può essere il segno di un eccessivo appiattimento del partito alle istituzioni. Al di fuori di quelle noi non ci siamo più saputi essere. Abbiamo dialogato, certo, ma questo di per sè non può bastare. Quando ti presenti alle elezioni, se non ci sei stato fisicamente in quelle lotte, perché dovresti essere preso in considerazione. Perché sui giornali hai scritto che il centro sociale di Milano Cox fa salvaguardato? Perché hai detto che sei vicino ai lavoratori Alitalia? E potrei andare avanti per ore.
Ora, io frequento il Forum Italiano Movimenti per l'Acqua, uno dei più interessanti momenti di fermento del nostro Paese in questi ultimi tempi. Di rifondazione, in giro, ho visto davvero pochissimo. Certo, molti dirigenti nazionali hanno detto che la battaglia era giusta, ma quanti sono scesi in piazza a raccogliere le firme? Quanti hanno partecipato alle riunioni e alle assemblee?
E allora, anche qui, l'unico modo per prendere voti dall'ambito del forum era solo uno: candidare qualcuno che ne facesse parte. Perché per il resto, apparte chi ci ha votato per convinzioni già sue, gli altri, perché avrebbero dovuto votarci? Molto meglio Di Pietro, di cui un parlamentare è oggi relatore della legge alla Camera e nelle cui liste c'era Alberto Lucarelli, docente universitario ordinario di Napoli e, lui si, pezzo importante e attivo del Forum. Ferrero, Grassi, Pegolo, Fraleone, Barbarossa, etc. - solo per fare alcuni nomi tra i vertici di rifondazione - avrebbero potuto prendere i voti dell'alitalia, del cox o del forum italiano movimenti per l'acqua?
Ma il problema non è solo della dirigenza. Il problema oggi è di tutto il partito.
Perché uno dovrebbe cominciare a frequentare un circolo di rifondazione? Me lo chiedo spesso. Già io a volte né avverto tutto il peso che ci sto dentro da anni, figuriamoci chi ne deve entrare.
Perché se uno vuole fare attività di qualsiasi tipo preferisce fondare un'associazione?
Il circolo di un partito non dovrebbe essere a mio parere solo ed esclusivamente luogo di discussione politica nel senso più restrittivo del termine. Ma innanzitutto un luogo di aggregazione sociale. Uno strumento per fare attività di vario tipo - anche parlare di calcio.
Attività che apparentemente non sono politiche. Ma in questo periodo di crescente individualismo, dove il capitalismo è riuscito a mettere in concorrenza gli individui tra loro, c'è qualcosa di effettivamente più politico di rimettere insieme delle persone a discutere, ripeto, fosse anche di calcio? Da lì nascono i legami sociali, da lì rinasce la discussione, da lì rinasce un rapporto con le persone, che poi sfocia in una forza politica. Quanto persone frequentano centri sociali solo per fruire delle attività culturali, non prestando troppa attenzione alle discussioni politiche. Credo - nella stragrande maggioranza dei casi - la maggioranza. Eppure se il centro sociale è sotto sgombero o chiama a raccolta per un sit-in/manifestazione/protesta la gente accorre in massa. Perché si sono creati legami sociali e senso di appartenenza.
Oggi i nostri circoli territoriali - salvo rarissime eccezioni - non creano più né legami, né senso di appartenenza. Tant'è che non riusciamo neanche a trattenere voti, figuriamoci ad incrementarli. Tant'è che nelle ultime due politiche è emerso un dato preoccupante che nessuno a valutato a dovere, il fatto che il nostro partito, alla camera va sempre peggio che al senato. Segno che gli under 25 non ci votano.
E, del resto, perché dovrebbero?
Soprattutto con i giovani, le vere vittime del pensiero anomico neo-liberista e capitalista, abbiamo difficoltà a creare questi legami. Venire nel circolo per fare solo volantinaggi e lunghe discussioni di certo non è il massimo per nessuno. Figuriamoci per ragazzetti di 18 anni.
E allora, la soluzione qual è?
Io torno a dire che per prima cosa dobbiamo smettere di parlare di partito e avere l'umiltà, tutti di ricominciare a lavorare e ad aprirci all'esterno, anche e soprattutto con attività non prettamente politiche. Che il primo punto è ricreare quei legami sociali che - specie nelle medie e grandi città - oggi non esistono più. Due, i gruppi dirigenti, al vertice da 20 anni, dovrebbero farsi da parte, tornare a lavorare nelle sezioni, e a fare il lavoro che facevano prima. Perché credo che essere dirigenti di un partito e percepire uno stipendio debba essere intesa come una cosa momentanea e non come una cosa vita-natural-durante. Che il partito lo prenda in mano chi ha la forza e l'umiltà di rimettersi a lavorare dal basso. E per questo credo che servano i giovani.
Del resto sul mio blog c'è una frase di Sartre - che utilizzai anche durante la campagna elettorale delle comunali del 2002 - che dice che "solo la gioventù ha il coraggio, la passione e la purezza per compiere delle vere rivoluzioni". Ecco, facciamone tesoro, è troviamo il coraggio di svecchiare il partito, anche perché se la risposta a questi fallimenti sarà una segreteria con Diliberto-Grassi-Rinaldi-Ferrero-Salvi, etc. devo dire che la mia militanza nel PRC è giunta al suo epilogo, come all'epilogo è la storia stessa di Rifondazione.
Comunque. A Pomezia rilanciamo:

Il razzismo non è di certo una rottura storica, un qualcosa che nasce da un giorno all’altro. Piuttosto sarebbe più facile descriverlo come un corso d’acqua che scorre lungo i suoi argini. Argini che se non si sta ben attenti a curare, a mantenere forti, rischiano di cedere al primo temporale e il fiume di esondare.
Esondazioni spesso causa di luoghi comuni che arrivano a diffondersi nella società, che divengono dei presupposti condivisi su cui costruire poi i propri discorsi.
Oggi questo luogo comune, si è sviluppato attorno alla figura del clandestino come causa di tutti i nostri mali. Poco importa se siamo di fronte a iracheni che scappano dalla guerra, a kurdi che fuggono dall'arroganza turca, da senegalesi che cercano un'alternativa. Sono tutti clandestini e quindi vanno cacciati, perseguiti e, quando è il caso, perseguitati.
Una campagna così martellante si è sviluppata in questi ultimi anni che gli argini sembrano essersi rotti e il fiume esondato. E non lo dimostra solo il discorso politico, sempre più concentrato sulla caccia al clandestino. Il dato più preoccupante arriva da fuori, dall'uso che se ne fa anche in un ambito, come quello della pubblicità, sempre attento alla pancia dell'uomo medio per vendere qualche prodotto in più. Così, accade che per le strade di Roma e provincia (quelle che ogni giorno percorro, ma non è detto non sia così anche da altre parti) ci si possa imbattere in manifesti 6 x 3 con su scritto a caratteri cubitali “NO AI CLANDESTINI!” e, poco più in basso, “ferma l'invasione”.
Ora, rientrasse nell'ambito del discorso politico di cui accennavo sopra, uno potrebbe pensare che – suppur cosa da condannare, respingere e combattere – sarebbe stata una campagna “legittima” per quanto riguarda la Lega o partiti della destra che da anni battono su questi temi. Appare invece gravissima proprio per il fatto che questo “no ai clandestini!” venga da una campagna pubblicitaria di un prodotto – un antiparassitario contro gli insetti – che non si presta poi neanche più di tanto allo slogan scelto.
Quello che si è tentato di fare è una cosa molto semplice e basilare per chi si intende minimamente di comunicazione. Si è scelto uno slogan che, attraverso la condivisione di un presupposto – in questo caso il rifiuto dei clandestini – potesse attirare l'attenzione dei cittadini/consumatori che, una volta in sintonia con il messaggio, si dovrebbero gettare sul prodotto, più o meno inconsciamente. Del resto che le tecniche comunicative oggi utilizzate in tutti gli ambiti – compresi quelli politici – parlino più alla pancia, alla parte emotiva, non è di certo un segreto.
Quando però, per colpire dei potenziali clienti, oltre a quest'involuzione si utilizzano anche messaggi di questo tipo appare chiaro che iniziare a preoccuparsi è poco. Quando un messaggio così distruttivo diventa un luogo comune, tanto che la pubblicità decide di servirsene, ci sono ragioni a sufficienza per iniziare a tenere gli occhi ben aperti, armandosi di sacchi di terra per riportare il fiume nei suoi argini una volta per sempre.

Che la crisi era una grande opportunità l'hanno presto capito tutto. Sono stato d'accordo con Screpanti durante l'ultima università di attac quando diceva che questa crisi è stabilizzatrice (al contrario di quanto si possa pensare). Effettivamente serve al capitalismo ha stabilizzare i propri guadagni e le proprie rendite (anche se non credo proprio che Screpanti la intendesse in questo modo).
Lafontaine: "Lavoratori tedeschi fate come i francesi!"
Oskar Lafontaine, leader del partito della sinistra radicale tedesca Die Linke, ha esortato i lavoratori tedeschi a fare come in Francia: "Quando gli operai sono infuriati sequestrano i manager. Vorrei che succeddesse anche qui, in modo che chi sta in alto si renda conto della rabbia della gente che teme per la propria esistenza. Lafontaine, ex presidente del Partito socialdemocratico, è stato Ministro della Finanze del cancelliere Gherard Schroder dal 1998 al 1999 ma ha lasciato il governo e in seguito il partito.
Il sole 24 ore
Questa la dichiarazioni di Lefontaine che mi sento di condividere pienamente, pur essendo convinto – come scrivevo in un altro post – che serva un salto di qualità nella lotta con anche la riappropriazione dei mezzi di produzione. Però che ci sia il leader di un partito che sostiene questa politica mi fa ben sperare. Di certo più di quanto mi facesse sperare Epifani “preoccupato” che i rapimenti dei manager potessero avvenire anche in Italia.
Insomma, va ribadita con forza la centralità del lavoro, va dichiarato non merce e vanno ristabiliti i diritti dei lavoratori. Anche perché il neolibersimo, la mercificazione del lavoro stesso, la sua deregolamentazione hanno ampiamente dimostrato che non funzionano. Né per la crescita economica, né tantomeno per l'aumento dell'occupazione.
La situazione è diventata man mano ingestibile. I rapimenti dei manager sono solo una prima, innocua, reazione a quanto avverrà a mio parere in futuro. Del resto il futuro è una nuvola nera che provoca solo preoccupazione solo a guardarlo. Vivere alla giornata non è una cosa da tutti. E anche per quelli che ci riescono provoca stress e tensioni.
Insomma, credo che prima o poi ci sarà uno scoppio di violenza incontenibile se queste continuano ad essere le condizioni e le politiche. Scoppio di violenza che ovviamente comprenderei. Del resto mi sembra molto più violento costringere la massa dei lavoratori ad orari impossibili, a stipendi da fame, a non avere nessuna sicurezza né sui luoghi di lavoro, né a rimanere nei luoghi di lavoro, non dico a vita, ma per un periodo mediamente lungo.
Il compito della sinistra è e sarà solo uno a tal proposito, riuscire ad incanalare quella violenza rispetto ad uno scopo ben preciso. Serve un'orizzonte condiviso che quella violenza – che credo prima o poi scoppierà – dovrà forzatamente raggiungere. Altrimenti il rischio è che sarà semplicemente una violenza distruttiva e autodistruttiva. Una violenza dettata dalla sola necessità di sfogare la propria rabbia senza sapere cosa e come cambiare. Credo che la rivolta della banlieau in Francia appartenesse a questa seconda ipotesi. Di fatto non molto è cambiato per i francesi che lì vivono.
Per questo motivo sono contento delle dichiarazioni di Lefontaine. Mi dimostrano che in parte e da qualche parte in Europa la sinistra sta capendo il momento è forse riuscirà anche a rifarsi portavoce delle lotte dei lavoratori, indirizzandole verso un orizzonte di cambiamento.
Quindi, non fosse altro per dare forza al leader della DieLinke, alle prossime elezioni europee voterà Rifondazione Comunista. Qui si parla di elezioni europee dove il voto non sarà ovviamente un voto per rifondazione o per i comunisti italiani, ma sarà un voto per il gruppo della sinistra europea unitaria (GUE/NGL), quindi per tutti quei partiti che in Europa andranno a confluire lì.
E io, oltre tutte le appartenenze voterò per il GUE e per i suoi candidati, perché credo che in Europa serva una forte sinistra anticapitalista e antiliberista.
Oggi sono state presentate le liste. Molto modestamente vi riporto sotto le persone che voterò nella mia circoscrizione "Centro", o che avrei votato se fossi stato nelle altre:
NORD-OVEST: Vittorio Agnoletto, Alessandro Bortot, Antonello Mulas.
Inutile dire la stima che provo per Agnoletto e il rispetto per il suo lavoro all'europarlamento. Bortot invece lo so da sempre vicino e attento alle lotte. In più è un amico di Attac. Potrei non dargli la mia preferenza? A Mulas darei la mia preferenza perché operaio ein questo grande imbroglio di democrazia, chi non c'ha i soldi per fare una campagna elettorale decente non verrà mai eletto. Purtroppo neanche in Rifondazione. Quindi voto a lui per dargli un'opportunità. Questo discorso vale anche per altre persone più sotto.
NORD-EST: Alberto Burgio, Cinzia Colaprico, Sergio Minutillo.
Ovviamente le cose potrebbero essere suscettibili a modifica. Del resto un mese e più di pensamenti può portare a cambiare idea. Comunque. Burgio perché lo conosco e lo so una persona serie e preparata. Colaprico perché è un'operaia anche lei e quindi vale lo stesso discorso di Mulas. Minutillo infine è un medico e tra l'altro dei Comunisti Italiani. Però molto meglio lui che Diliberto.
CENTRO: Raniero La Valle, Andrea Cavola, Nicoletta Bracci.
Innanzitutto vorrei far notare come in tutti i nome - tranne che per Agnoletto - mi sono discostato dalle indicazioni del partito. E anche come, apparte Burgio, gli altri siano tutti indipendenti. Per quanto riguarda questa circoscrizione, Raniero La Valle appartiene a Sinistra Cristiana. Personalmente credo - sarà anche la tesi che me lo fa pensare - che una parte della chiesa sia utilissima al movimento comunista. Per questo lui. Cavola e Bracci sono il primo rappresentante sindacale SDL, cassintegrato Alitalia e la seconda una bracciante. Vale quello detto già su per altri. In più l'SDL è un sindacato vero. Già solo per questo meriterebbe il voto.
SUD: Vittorio Agnoletto, Ciccio Brigati, Massimo Villone.
Per Agnoletto vale quello detto su. Brigati è operaio ilva quindi anche per lui voto necessario. Massimo Villone è un costituzionalista. Voto per la competenza e la preparazione che ci potrà mettere,
ISOLE: Laura Stochino.
Ora, per quanto riguarda le isole mi sembra ci sia solo una preferenza possibile. Non so. Nel caso non fosse così modificherò la cosa. Comunque, Stochino, insegnante precaria e ricercatrice.
Detto tutto questo devo esprimere il mio parere sulle liste nel loro insieme. A parte ovviamente Diliberto che prego dio non sarà eletto, per il resto tanti tanti tanti sconosciuti. Segno che davvero non si è fatto scialbo marketing elettorale. Anche questi sono piccoli segnali di speranza. Usciamo almeno noi dalla spettacolarizzazione della politica con nani, ballerine e puttane candidate.
In attesa di tornare a scrivere cose più meditate, vi invito a segnare in agenda questo appuntamento. Spero che con i romani frequentatori del mio blog ci si possa vedere lì.
Roma, Città dell’Altra Economia, 1-3 maggio 2009
La crisi capitalistica mondiale esplosa lo scorso anno con il fallimento di importanti istituzioni finanziarie ha portato al pettine una serie di nodi del modello di sviluppo economico degli ultimi decenni. Da una attenta analisi delle radici della crisi attuale emergono i problemi connessi allo sfruttamento irrazionale dell’ambiente (problema dei prezzi dei beni energetici e delle materie prime); al rapporto tra i paesi dominanti e le periferie economiche; all’ipertrofia dei mercati finanziari e delle relative speculazioni; allo sfruttamento parossistico dei lavoratori salariati; alla mercificazione di beni e servizi fondamentali per la vita della specie umana sul pianeta.
Attac intende interrogarsi sulle cause della crisi presente e sulle possibili risposte sul piano della politica economica e sociale, provando a riportare quelli che sono descritti come meccanismi dell’economia sul terreno delle scelte politiche, proponendo una lettura della crisi utile ai movimenti sociali per uscire dal ricatto della shock economy e disegnare un diverso modello di sviluppo economico e sociale.
Venerdì 1 maggio
MODULO 1: Crisi finanziaria e crisi dell’economia reale
ore 11.00
a. Per una storia della finanziarizzazione dell’economia – Giorgio Gattei
b. Da dove viene la crisi attuale? Il modo di produzione capitalistico ed il suo funzionamento ciclico – Giulio Palermo
ore 14,30
c. Dinamiche salariali e crisi sociale – Pietro Masina
d. I rapporti economici internazionali – imperialismo e guerra - Alex Gaudillere
Sabato 2 maggio
MODULO 2: Uno sviluppo insostenibile
ore 10
a. Modello energetico e cambiamento climatico – Giovanna Ricoveri
b. Lo sfruttamento capitalistico delle risorse fondamentali: acqua e materie prime alimentari - Valeria Sodano e Fabrizio Valli
ore 14
c. Decrescita o controllo democratico dell’economia? - Alberto Castagnola e Francesco Locantore
MODULO 3: I movimenti sociali si confrontano con la crisi: chi paga il conto?
a. Crisi e controllo democratico delle risorse primarie – Mimmo Porcaro
b. Le politiche economiche in tempo di crisi Alessandro Santoro
Domenica 3 maggio
ore 10
c. Una grande crisi nella globalizzazione imperiale – Ernesto Screpanti
Andando oltre l'università popolare alcune considerazioni su altre cose.
La prima, è relativa ai sondaggi per le europee. Sinceramente poco mi importa ora come ora di quanto prenderà rifondazione. La considerazione riguarda altro. Il fatto che nonostante la crisi economica, nonostante atti a dir poco discutibili, nonostante l'onda, il centro-destra viaggia a medie vertiginose. Il Pdl è dato attorno al 40% e la Lega al 10%, per rimanere alla coalizione attuale. Ma se si aggiungono anche i consensi di UDC (6%) e La Destra (3%) che comunque attorno a quell'area ruotano, il disegno è completo.
Dall'altra parte invece c'è una sinistra che, anche tornasse in formula unione, raggiungerebbe malapena il 40%. E ringraziamo il cielo che la Lega non farà mai passare una riforma elettorale con un sistema alla francese, dove i partiti di maggioranza relativa governano da soli.
Insomma, dove si possono rintracciare le cause di tutto ciò? Credo che innanzitutto siano nelle risposte e nelle idee dei partiti. Del resto centro-destra e centro-sinistra sono neo-liberisti, favorevoli alle privatizzazioni così come alle liberalizzazioni. Entrambi sono favorevoli e costruiscono inceneritori. Entrambi sono a favore della precarietà del lavoro. Entrambi sono guerrafondai. Entrambi sono per la distruzione della scuola pubblica (chi più e chi meno). E' stato il PD a presentare l'emendamento per ridare i fondi tolti alle scuole private.
Insomma, perché votare il PD? Ed infatti il problema non è nello spostamento del voto, ma nell'astensionismo. Del resto l'elettore di destra vota perché la destra fa la destra. L'elettore di sinistra perché dovrebbe votare una sinistra che fa la destra?
In questo trovo fondamentale che Rifondazione abbia rotto le alleanze e si presenti da sola nelle elezioni provinciali di Milano e di Napoli. Piccoli segni di speranza.
Seconda cosa, sempre collegata a quanto dicevo su. In queste ore in parlamento stanno per approvare con voto bipartisan l'acquisto di alcuni aerei da guerra. Spesa prevista 14,5 miliardi di euro (link). Per un Paese che ripudia la guerra niente male. E anche qui, non mi sorprende la destra. In realtà neanche PD e Italia dei Valori (e questo è male). Però vorrei rimanere sorpreso da questa decisione, poiché mi aspetterei una sinistra che punti al disarmo e che investa soldi in altro. Invece, nulla. Armiamoci e partiamo. Anzi, come diceva lui, armiamoci e partite (io me ne resto a casetta).
Terza e ultima cosa. E' uscito da poco il nuovo numero del giornalino dei Giovani Comunisti dell'area Essere Comunisti. C'è anche un mio contributo. Quindi vi invito a dargli una letta. Ve lo linko perché è troppo pesante da portare qui (link).