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postato da andrij83 alle ore 15:43
sabato, 25 novembre 2006

Università popolare di ATTACDall' 8 al 10 dicembre ad Urbino si svolgerà la quinta edizione dell'università popolare di ATTAC Italia. Tema di questa tre giorni sarà la distribuzione delle ricchezze.

La globalizzazione neoliberista ha prodotto un allargamento drammatico della forbice dei redditi e dei diritti sociali su diversi piani. Dal punto di vista internazionale i Paesi del Nord, attanagliati da una crescita lenta, fanno pagare in gran parte al Sud del mondo i costi della loro crisi, cercando di imporre l’apertura incondizionata dei mercati e l’implementazione di riforme strutturali che devastano le economie dei Paesi più deboli. A questo ha corrisposto un approfondimento della diseguaglianza sociale interna, sia nei Paesi meno sviluppati che in quelli economicamente più avvantaggiati, e della sperequazione dei redditi e dei diritti tra i generi, essendo le donne le prime a pagare i costi della precarizzazione generalizzata del lavoro. Come si sono affermate queste tendenze e quali le proposte per una inversione di rotta? Proponiamo tre giorni di lezioni, seminari e dibattiti per contribuire a dare ai movimenti sociali gli strumenti critici e di azione per affrontare le sfide della globalizzazione dei mercati.

Le lezioni dell'iniziativa, patrocinata dal Comune di Urbino, dalle Provincia di Pesaro e Urbino, dalla Provincia di Ascoli Piceno e dal Consiglio regionale delle Marche, saranno condotte da docenti universitari, eponenti di associazioni ONLUS, sindacalisti.

Anche per quanto riguarda i prezzi la cosa è comunque abbordabile. Nel caso di studenti e disoccupati il costo sarà di 70 € compresi di pernottamento e pasti. Comunque, per ulteriori info vi rimando al link: http://italia.attac.org/spip/article.php3?id_article=1410

Se qualcuno di quelli che solitamente passano da queste parti deciderà di venire, ci vediamo lì. Almeno che non partiate da queste zone e allora si potrebbe pensare di andare insieme.

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categoria : nazionale, attac, in movimento

postato da andrij83 alle ore 15:39
mercoledì, 22 novembre 2006

ESPOSTOALLORA, SIETE PRONTI A DENUNCIARE LA NATO??? NON VEDEVATE L'ORA EH...???

In attesa del vertice internazionale per il disarmo nucleare che si terrà a Riga, in Lituania, il 28 e 29 novembre, giornata contro le testate atomiche.

Il prossimo 25 novembre toccherà all’Italia dare il proprio contributo a questa azione di protesta europea: basterà presentare di persona una denuncia formale presso una stazione di Polizia o dei Carabinieri per unirsi al grido di Greenpeace: via le bombe dall’Italia!
 
In molte città italiane attivisti di Greenpeace si recheranno nelle stazioni di polizia delle proprie città per presentare una denuncia contro i governi che appoggiano la  politica pro-nucleare della Nato. Un’azione concreta, frutto della collaborazione tra Greenpeace e la Ong belga Bombspotting, per chiedere la rimozione e lo smantellamento di testate atomiche di proprietà statunitense sparse su territorio europeo.
 
In base agli accordi Nato sulla "condivisione nucleare” sei paesi europei - Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi,Turchia e Regno Unito - ospitano 480 bombe sotto il controllo diretto degli Stati Uniti. La Nato, che lo scorso mese ha duramente attaccato la ripresa di test nucleare da parte della Corea del Nord, in realtà, continua a servirsi dell’Europa come deposito di armi illegali. "La presenza di armi nucleari nel nostro Paese viola il Trattato di non proliferazione: se non si riprende la strada del disarmo nucleare la spinta alla proliferazione sarà sempre più forte" afferma Giuseppe Onufrio, responsabile campagne Greenpeace.
In formato word, il testo dell'esposto. E' di due pagine. Nel caso presentiate solo il vostro, basta compilare la prima. Se siete più di qualche persona a farlo, compliate il foglio a pagina 2 e solo chi presenterà fisicamente l'esposto dovrà compliare con i propri dati il modulo. Per ulteriori informazioni, contattatemi pure, altrimenti, andate nella sezione gruppi locali del sito di Greenpeace Italia e mettetevi in contatto con il gruppo più vicino alla vostra zona.
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categoria : nazionale, locale, in movimento

postato da andrij83 alle ore 21:28
sabato, 18 novembre 2006

Sono da poco tornato dalla manifestazione di Roma in solidarietà al popolo Palestinese. A questa manifestazione avevo aderito ufficialmente anche e soprattutto per far vedere che non tutta Rifondazione Comunista sta scivolando in questa equidistanza che sa più di ipocrisia che altro. Bella la manifestazione. Partecipata più di quanto pensassi. Nulla a che fare con la prima, 5 anni fa, dove c'erano più di 50mila persone, ma certo meglio di quella dell'anno scorso. Ho sofferto molto. Ho sofferto a non vedere bandiere del mio partito e nel vedermi circondato da Ferrandiani, Comunisti Italiani e compagnia bella. Fortunatamente c'era anche Giulietto Chiesa che stimo molto anche se stento a capirlo.

Tornato a casa mi sono collegato ad internet e mi sono messo a girare per i siti di vari quotidiani per capire come fosse andata quella a Milano. La rabbia più completa. Mi capita sempre più spesso di incazzarmi in questi giorni (sarà forse anche colpa del libro che sto leggendo e di cui avevo postato, link qui), ma davvero non ce la faccio più. Sono ormai anni che non compro Repubblica. Dopotutto ci si può aspettare un'informazione imparziale dal quotidiano del gruppo l'Espresso controllato da Tronchetti Provera??? E soprattutto, posso dare 90 centesimi al giorno a costui, oltra a quello che gli farei guadagnare indirettamente con la pubblicità che riempie questo giornale, buono solo per la distruzione delle foreste? Allora dal sito di Repubblica vado su quello dell'Unità. Anche qui, cosa mi potevo aspettare. Dopotutto durante la manifestazione di oggi non si è certo stati teneri con D'Alema. Figuriamoci se il giornale dei DS poteva parlare, non dico bene, ma almeno equamente della manifestazione di Roma. Parlando di giornali apro una parentesi. In questo periodo compro poco anche il manifesto. Qualche tempo fa, circa tre settimane, lo compro, dò un'occhiata alla prima pagina e poi come sempre vado a vedere l'ultima. Mi trovo una pubblicità a tutta pagina dell'Eni. Una piattaforma per la trivellazione del petrolio in mezzo al mare con una balena che gli nuota vicino ed uno slogan che faceva più o meno così: "Noi siamo attenti all'ambiente". Ma vaffanculo!!! Ho preso e l'ho gettato nel secchio. Non mi sono mai venduto nella mia vita per i soldi e spero di non farlo mai. Pensavo che fossimo di più a pensarla così. (Per quel che riguarda l'Eni, link a Carta oppure, seguite le attività di Greenpeace) 

Ora vi riporto alcuni dei titoli delle edizioni on-line sulle manifestazioni. Fate voi.

L'Unità:Migliaia a Milano per la pace. A Roma in scena la provocazione. Bertinotti: a Roma frasi indicibili

E come non citare l'approfondimento: "Roma, il corteo che non vuole «equidistanza» di Paola Zanca"

La Repubblica: Palestina, bruciati al corteo di Roma manichini vestiti da soldati italiani. Bertinotti: "Frasi orribili e indicibili"
Nella capitale corteo di Forum Palestina e dei centri sociali con il Pdci. Si risente lo slogan "Dieci, cento mille Nassiriya" e anche altri più duri. Dura condanna dai due poli. La Cdl attacca: "Centrosinistra schizofrenico". A Milano, manifestazione pacifica di Unione, sindacati e associazioni.

Adesioni a titolo individuale
Michele Fadda - Mauro Gemma (Direttivo FISAC - CGIL di Torino) - Nella Ginatempo (Roma) - Avv. Enzo Barone (Milano) - Mary Rizzo - Andrea Oleandri (PRC/Area Essere Comunisti - CPF Castelli) - Domenico Losurdo (università di Urbino) - Maurizio Timitilli membro collegio garanzia Lazio PRC - Senatore Fernando Rossi - Ismat Abdo Padova - Issam Abdin Padova - Ali Samhan Padova - Gazi Agbarie Padova - Hussni Bder Treviso - Joseph Halevi - Francesco Giordano (Milano) - Fausto Sorini (CPN del PRC) - Giovanna Caviglione (Genova) - Giorgio Riboldi - Mariella Megna - on. Marco Rizzo (parlamentare europeo del PdCI) - Marcello Graziosi (Segreteria Regionale PRC Emilia-Romana)- Nancy Bailey - Marco Compalati (segretario PRC Colleferro) - Gualtiero Crovesio (GC Torino) - Sergio Ricaldone (l'Ernesto, Milano) - Carlo Pona - Alessio Ariotto - Franco Zolken -Cristina Fuga (Cub scuola) - Francesco Rozza ( comitato politico regionale Campania del PRC) - Ficiarà Francesco (operaio Fiat) - Vecchi Andrea (Comitato politico regionale Emilia-Romagna del PRC) - Antonio Casolaro (Caserta ) - Paola Manduca (Marcia mondiale donne e gruppo Nuovearmi) - Stefano Franchi (segreteria PRC di Bologna) - Giulio Benedetti (S.A.L.L.C.A- CUB ROMA) - Marco Schettini (Prc/Area Sinistra Critica-Roma) - Paola Cecchi (psicopedagogista - Firenze) - Marcello Malloni (militante PRC) - Mauro Lenzi (segreteria PRC Toscana) - Sen. Fosco Giannini (PRC) - Alessandro Leoni (segreteria PRC Toscana) - Dante Bedini (Cgil-scuola) - Nora Gueralla - Carlo Corbellari
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categoria : media, nazionale

postato da andrij83 alle ore 15:10
venerdì, 17 novembre 2006

Qualche post fa avevo raccontato, prendendo in prestito un articolo di "Diario" la storia di Abir Qassim Hamza al Janabi, bambina irachena di 14 anni, stuprata e uccisa da un gruppo di soldati americani esportatori di democrazia (link qui).

L'altro giorno al processo per quei fatti, James Barker, il maggiore indagato ha confessato. E' stato lui ad uccidere Abir, dopo averla stuprata, e ad aver ucciso anche tutti i famigliari della bambina. Con questa confessione di fatto si era messo al riparo dalla condanna alla pena di morte. Di fatti ieri è stato condannato a 90 anni di carcere potendo però chiedere la libertà sulla parola (che non so che cosa cazzo possa essere e tantomeno cosa significhi) secondo un accordo con la pubblica accusa (Americana).

Leggere l'articolo su "Diario" mi aveva turbato. La sentenza di ieri, letteralmente schifato. In questo caso ero e sono per la pena di morte. La brutalità, la barbarie è una cosa inaccettabile. In più, se ancora ce ne fosse bisogno questa sentenza dimostra l'impunità totale dei soldati americani tolti ai tribunali dei Paesi dove si macchiano di questi crimini. In una certa misura quello che successe con i militari che tagliarono i cavi della funivia del Cermis e oltre al fatto di non essere incriminati, furono anche promossi. In più, non vedo la differenza, tra i centinaia di neri e chicani che finiscono sulla sedia elettrica negli States. Anzi, forse la vedo... la divisa.

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categoria : internazionale

postato da andrij83 alle ore 16:05
domenica, 12 novembre 2006

Qualche giorno fa ho comprato questo libro. Oggi, avendo finalmente un giorno libero dopo molto tempo, ho cominciato a leggerlo. Chi frequenta questo blog sa delle mie posizioni Leniniste. Leggendo, fino ad ora l'introduzione, ho trovato ulteriori conferme. «Se esiste un motivo di consenso diffuso nell'odierna sinistra radicale (o in quello che ne resta), con ogni probabilità lo si trova proprio nella convinzione che oggi, per poter dare vita a un progetto politico altrettanto radicale, occorra lasciarsi alle spalle ogni tipo di filiazione leninista: l'ossessiva centralità della lotta di classe, l'enfasi sul partito come forma di organizzazione assoluta, la violenta presa di potere rivoluzionaria, la conseguente e necessaria "dittatura del proletariato": tutti concetti che ci appaiono più che altro dei veri e propri zombie da cui fuggire terrorizzati - sempre ammesso che la sinistra voglia davvero avere una qualche minima chance di successo in questa fase sotirca, nell'era del tardo-apitalismo "postindustriale"...»
 
L'opposizione di Lenin, tanto a Stalin («"Non dobbiamo per nessuna ragione dar l'impressione di voler imporre una declinazione inflessibile delle idee comuniste nelle campagne. Fino a quando le nostre campagne non disporranno delle basi materiali per il Comunismo, agire in questo modo risulterebbe a mio avviso davvero controproducente, probabilmente fatale per il Comunismo". Contrapponendosi a questo appello di Lenin per una "rivoluzione culturale", Stalin, come noto, optò per la nozione profondamente antileninista della "rivoluzione in un solo Paese".») quanto ai Menscevichi «l'idea cioè che la Rivoluzione dovesse seguire una serie di passaggi preordinati - e che potesse darsi solo uba volta realizzate le necessarie condizioni materiali». («Lenin era assolutamente consapevole del fatto che nelle condizioni date nel 1920, il principale compito del potere bolscevico fosse essenzialmente quello di realizzare gli obiettivi assunti dal regime borghese progressista (e cioè scolarizzazione di massa e via dicendo). Ma è proprio il fatto che a gestire questa fase fosse il potere costituito da una RIVOLUZIONE PROLETARIA a cambiare radicalmente le carte in tavola. Esisteva una sola possibilità per portare avanti tali istanze di civilizzazione liberandole dalla loro limitata cornice borghese: l'istruzione generalizzata sarebbe stata universale, e non la maschera ideologica per proteggere gli angusti interessi di classe borghesi, solo se aperta al popolo, e così via...»
 
«Abbiamo qui due modelli, due logiche incompatibili di rivoluzione: coloro che attendono teleologicamente il momento maturo, la crisi finale da cui "al momento giusto", in base alle leggi evolutive della storia, la rivoluzione potrà esplodere; e quelli che invece sanno che la rivoluzione non ha alcun "tempo giusto", e ne percepiscono la chance come qualcosa che emerge e deve essere afferrata nelle pieghe del "normale" sviluppo storico. Lenin non è un volontarista "soggettivista": semplicemente, crede che l'eccezione offra la possibilità di minare la norma stessa. Questo tipo di argomentazione, questa radicale "presa di posizione", non risulta oggi più attuale che mai? Non viviamo forse in un'era in cui lo Stato, i suoi apparati e tutti i soggetti politici che lo compongono si dimostrano sempre meno in gradi di articolare risposte adeguate alle questioni politiche di fondo? L'illusione del 1917 che i problemi più pressanti che gravano sulla Russia (la pace, la distribuzione delle terre) potessero essere affrontati e risolti attraverso la "legalità" di risposte parlamentari vale l'illusione di oggi che - solo per fare un esempio - le minacce ecologiche possano essere risolte semplicemente espandendo la logica di mercato all'ecologia, facendo pagare agli inquinatori il prezzo dei danni provocati».
 
 Lenin
 
Perchè ritornare a Lenin? Slavoj Žižek ci propone un ritorno che non può essere ripetizione né pretesto. Piuttosto un detour per aggredire il presente senza nostalgie e senza cinismo, prendendo sul serio Lenin, la sua "solitudine", il suo materialismo, il suo grande tentativo fallito e la tragedia del suo fallimento: "sintomi" senza risposta, lacune che ancora insistono sul presente, sui resti della sinistra. Così, senza cinismo, Žižek può giocare la centralità del partito contro la "terza via", una crudele "politica della verità" contro le narrative multiculturaliste e la "società del rischio", Brecht contro Lukàcs, Eisenstein contro Hollywood, una concezione anti-idealista dell'amore contro Kierkegaard, l'astrazione del reale contro la "pura politica", la critica della democrazia contro Habermas, l'universalità concreta del movimento new global contro quella astratta del capitale; in un Slavoj Žižekcorpo a corpo che non risparmia Deleuze, Badiou, Rifikin, neppure Lacan. Insomma, è il significante Lenin che ancora si insunua in un presente abbandonato dalla storia: un tempo in cui anche il Reale assume le forme di un'apparenza (come a New York, l'11 settembre); un tempo che, del Novecento, oltre alla terrificante passion du reel ha smarrito pure ogni tensione a sovvertire lo stato delle cose. Federico Rasola
 
Slavoj Žižek insegna all'istituto di Lubiana. I suoi libri sono tradotti in inglese, francese, tedesco. In italiano sono comparsi: Il godimento come fattore politico (2002), Nel deserto del reale (2002) e, in questa stessa collana, Il Grande Altro. Nazionalismo, godimento, cultura di massa (1999).
 
 
Pubblicato da: Feltrinelli - Campi del sapere - 17,50€ - pp. 168
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categoria : libri

postato da andrij83 alle ore 15:32
mercoledì, 08 novembre 2006

“Nelle strade si vedono pozze di sangue. Sono sparpagliati intorno brandelli di carne e dei sandaletti da bambino” (agenzia Reuters 8.11.06).

«E' stato un errore».

Questa la prima dichiarazione di Israele dopo la loro ultima strage nella striscia di Gaza. Questa volta nel centro abitato di  Beit Hanun. Il bilancio pesantissimo. 19 morti, ma potrebbero essere di più. Numerosissimi i feriti. Tutti innocenti. In gran parte donne e bambini. Un primo razzo sparato dai tank israeliani ha centrato un palazzo. Molti sono morti nel sonno. Tredici membri di una famiglia sono stati uccisi. Appena sentito lo scoppio una folla è accorsa sul posto. A quel punto è arrivato il secondo razzo. «E' stato un errore». Difficile crederlo. Difficile credere che un razzo abbia deviato dal suo obiettivo di circa un kilometro. E comunque, non ha importanza, tanto rimarrà impunito. Il diritto internazionale, i diritti dell'uomo non esistono se a violarli sono Israele o gli Stati Uniti.

Abu Mazen ha invocato l'intervento del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Probabilmente fiato sprecato. Molto più dure Hamas e Fatah che hanno promesso la ripresa degli attentati in territorio israeliano. Se ci saranno, non mi troveranno d'accordo, ma da parte mia non subiranno condanne. Capirò. Capirò se chi ha visto morire madri, padri, figli, fratelli... deciderà di restituire un pò di terrore.

L'ufficio del primo ministro Ehud Olmert ha detto che lui e il ministro della Difesa Amir Peretz  "esprimono rammarico per le morti di persone innocenti ... e offrono aiuti umanitari alle autorità palestinesi e cure mediche per i feriti". I vincitori sanno essere becchini molto generosi, scriveva Gino Strada o chi per lui.

D'Alema ha detto che è il momento giusto per affrontare la situazione palestinese. Ora? Dieci anni fa non lo era? E venti, e trenta, e quaranta??? Intanto l'Italia potrebbe cominciare revocando l'accordo di cooperazione militare con Israele. Tutti noi potremmo cominciare con l'essere in piazza il 18 novembre. Ci saranno due manifestazioni. Una a Roma ed una a Milano. Quest'ultima organizzata da Rifondazione, Arci e giù di lì. Quella di Roma dalla parte più "estremista" del movimento e appoggiata da qualche ala di Rifondazione. Io ho deciso di aderire a quella di Roma e perciò vi rimando a qualche link a fondo post. Oggi vedendo le immagini al telegiornale mi sono reso conto di aver fatto la cosa migliore. Non mi sono ancora abituato a vedere pozze di sangue per la strada. Ogni volta mi si chiude lo stomaco e mi prende una rabbia tremenda. La Palestina è troppo che aspetta che venga riconosciuta la sua dignità. La dignità riconoscita ad Israele 60 anni fa e che ogni giorno che passa perde sempre di più.

Palestina libera, Adesso!

www.forumpalestina.org - info e appello | www.radiocittaperta.it - info

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categoria : appelli, medio oriente, internazionale, in movimento

postato da andrij83 alle ore 21:10
lunedì, 06 novembre 2006

Ne abbiamo viste di immagini. In gran parte come spesso succede le avranno dimenticate. Il sovraccarico informazionale non permette di ricordare per troppo a lungo ogni tema. D'altra parte poi sono immagini a cui siamo abiutati. Vedere bambini mutilati, palazzi sventrati, macchine che bruciano, fiumi di sangue tra le strade e cosa di ogni giorno. La routine, l'abitudine hanno di gran lungo superato l'orrore.

Di questa guerra in Libano sapevamo tutto. Innocenti uccisi, migliaia e migliaia di profughi, infrastrutture bombardate con il solo scopo di mettere in ginocchio il Paese dei cedri. Israele non si è risparmiato proprio in nulla. E ancora oggi, ogni tanto, nonostante la missione Unifil2 si fa sentire... Queste benedette bombe bisogna pure smaltirle in qualche modo altrimenti l'economia non gira.

Quello che forse era passato in secondo piano, come sempre accade, erano le devastazioni che ha subito l'ambiente e quindi, indirettamente anche noi. Quando si capirà che proteggere l'ambiente non è una cosa da fricchettoni o da illusi o peggio ancora che ci sono altre priorità. Senza l'ambiente, la natura non c'è vita. Comunque, a questo proposito ci ha pensato Greenpeace che ha prodotto un rapporto sulla marea nera che la notte del 13 luglio, quando il bombardamento israeliano della centrale elettrica di Jieh, alle porte di Beirut, ha provoca lo sversamento in mare di quasi 15 mila tonnellate di petrolio.

Greenpeace 02

Un motivo in più per condannare la guerra, per condannare le guerre imperialiste israelo-americane-europee (in parte). Un motivo in più per condannare qualsiasi guerra.

http://www.greenpeace.org/italy/news/guerra-libano-petrolio

Greenpeace 01

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categoria : medio oriente, internazionale