Ho preso una decisione… Tenterò di spiegarla…
Il 9 giugno Bush sarà a Roma. Oltre al dispiacere per questa visita, c’è anche il dispiacere per la data scelta. Mi sarebbe piaciuto andare al G8 di Rostock dal 6 all’8.
Altro dispiacere è il fatto che si terranno due manifestazioni in quella data. Una organizzata dalla sinistra extraparlamentare, Cobas, Attac, ecc… la cui piattaforma recita “Contro la guerra globale permanente di Bush. Contro l'interventismo militare del governo Prodi”. L’altra organizzata invece dalla sinistra di governo, Rifondazione, PdCI, Arci, Fiom, ecc… la cui piattaforma invece dice “Con l’altra America, fermiamo tutte le guerre di Bush”.
Ora, questa divisione era nell’aria da giorni a chi lavora nell’ambiente. Non mi piace la forzatura fatta da alcuni personaggi presenti all’interno della manifestazione extraparlamentare, Forum Palestina, Ferrandiani, Sinistra Critica, che hanno voluto per forza includere, per mere ragioni propagandistiche, a mio personale parere, un attacco al governo Prodi. Forse si poteva trovare una mediazione che permettessi di essere compatti contro Bush. Ma non faccio politica da ieri quindi so bene che oggi, una cosa del genere, sarebbe stata pura utopia.
Ma allo steso modo non mi piace neanche troppo l’altra piattaforma. Diciamo che non leggo un attacco forte a quelle che sono le colpe profonde della politica Statunitense e occidentale in genere. A tratti la trovo troppo Gandhiana-Bertinottiana… Non violenza, volemose bene, chi ha avuto avuto avuto chi ha dato a dato a dato, Peace & Love. Diciamo che non sono proprio i miei fondamenti ideali. Mi piacerebbe, ma la realtà è cosa diversa. Penso che si debba essere netti e chiari quando si dicono certe cose. Le mezze parole sussurrate non mi piacciono. Bisogna avere l’arroganza, la forza e la durezza di portare avanti le proprie idee, sempre.
Detto ciò, tutto lascia intendere che probabilmente dovrei tirare fuori una mia terza piattaforma. Quasi quasi… ci stavo pensando. Una terza piattaforma intermedia tra le due.
Vabbè, torniamo al mondo reale. Alla fine ho fatto la mia scelta. Andrò alla manifestazione degli extraparlamentari. Io, il governista tout-court.
Per far capire come sono arrivato a questa conclusione dovrò prenderla un po’ larga. In luglio, agosto dell’anno scorso ero lì lì per uscire dal Partito. Il motivo era semplice. Dopo il G8 di Genova avevo deciso di farmi la tessera. Però avevo ancora un po’ di titubanze. Spazzate via nel momento in cui Rifondazione votò contro l’invio del contingente in Afghanistan (senza tuttavia riuscire a evitare l’invio delle truppe, chiaramente). Così già al momento del primo rifinanziamento fui assalito dai dubbi. Praticamente mi autosospesi dal Partito per circa un mese. Un mese di profonde meditazioni e di lunghe chiacchierate con molti compagni del Partito e non. Alla fine decisi di restare. Poi, a dicembre lessi Zizek, 13 volte Lenin (recensione qui…). Da una frase partì una profonda riflessione sulla politica attuale e sulle prospettive. «Abbiamo qui due modelli, due logiche incompatibili di rivoluzione: coloro che attendono teleologicamente il momento maturo, la crisi finale da cui "al momento giusto", in base alle leggi evolutive della storia, la rivoluzione potrà esplodere (i trotzkisti, n.d.r.); e quelli che invece sanno che la rivoluzione non ha alcun "tempo giusto", e ne percepiscono la chance come qualcosa che emerge e deve essere afferrata nelle pieghe del "normale" sviluppo storico. Lenin non è un volontarista "soggettivista": semplicemente, crede che l'eccezione offra la possibilità di minare la norma stessa. Questo tipo di argomentazione, questa radicale "presa di posizione", non risulta oggi più attuale che mai? Non viviamo forse in un'era in cui lo Stato, i suoi apparati e tutti i soggetti politici che lo compongono si dimostrano sempre meno in gradi di articolare risposte adeguate alle questioni politiche di fondo? L'illusione del 1917 che i problemi più pressanti che gravano sulla Russia (la pace, la distribuzione delle terre) potessero essere affrontati e risolti attraverso la "legalità" di risposte parlamentari vale l'illusione di oggi che - solo per fare un esempio - le minacce ecologiche possano essere risolte semplicemente espandendo la logica di mercato all'ecologia, facendo pagare agli inquinatori il prezzo dei danni provocati».
Questa è la cosa che mi ha spinto a diventare lo pseudo-governista che sono. A contestare Sinistra Critica e i trotzkisti in genere.
Oggi siamo imbrigliati in un sistema borghese (e vi prego per chi volesse capire quello che dico in maniera più approfondita di leggere la recensione del libro di Zizek che feci a questo link e un vecchio post a quest’altro link) e pensare di sovvertirlo, di cambiarlo, sia dal governo, sia dalla società è pura utopia. Un’utopia che porta i comunisti a fare gli stessi discorsi da prima del 1900. Prendiamo un qualsiasi libro di storia e leggiamo le divisioni che c’erano più di un secolo fa… gli argomenti sono gli stessi. Intanto il capitalismo è cresciuto, è diventato egemone. Pensare di poter davvero cambiare le cose attraverso una via “legalitaria” è pura utopia. Specie ora che il Mondo è in parte compromesso da decenni di produzione e crescita sfrenata. Forse si può migliorare. Ma per quello basta una socialdemocrazia, non una forza comunista.
Per questo rifiuto le critiche di chi mi dice che Rifondazione al governo si appiattisce al sistema che, in quanto forza comunista, dovrebbe se non proprio avversare, comunque, non sentire suo. Per questo rifiuto anche l’idea di chi mi dice che il movimento stava crescendo che la situazione maturava e che presto saremmo arrivati al momento matura in cui la rivoluzione avrebbe potuto esplodere. Teleologicamente aspettate pure. Ma Zizek spesso fa anche un altro esempio. Quello di Greenpeace, di cui tra le altre cose ho fatto parte per un breve periodo di circa 2 anni. Dice che, nel momento in cui porta avanti una protesta, implicitamente accetta questo sistema, lo legittima, perché la porta avanti nei limiti che questo sistema gli concede. (altro libro di Zizek che consiglio è “contro i diritti umani”)
Cosa che, sia Rifondazione, sia il più “estremista” dei movimenti oggi fanno. Discorso semi-brigatista, lo immagino. Però garantisco a tutti che avverso anche le brigate rosse o affini.
Così ho deciso di partecipare alla manifestazione extraparlamentare. Perché questo governo non è il mio governo. Non è il governo che io vorrei. E non ho difficoltà a protestare assieme agli anticapitalisti o antimperialisti. Perché, sia che io governi o no, il nostro portato di cambiamento oggi è lo stesso. Io posso far davvero poco per cambiare un sistema neo-liberista, profondamente ingiusto, che si basa sullo sfruttamento tra popoli, per come la vedo io, una lotta di classe su scala globale. Oggi, all’interno dei Paesi occidentali non esiste più una netta separazione tra proletariato e borghesia. Tutti possono accedere allo società dei consumi. Anche coloro che piangono per una casa sfoggiano un telefonino di ultima generazione da 3-400 €. La lotta di classe e tra borghesia occidentale e proletariato del terzo mondo. Forse allora, compito di un vero marxista oggi, dovrebbe essere quello di diffondere questo portato ideale, filosofico-economico-sociale tra i Popoli del Sud del Mondo. Per quanto riguarda l’Occidente oggi basterebbe una semplice socialdemocrazia avanzata.
Ultimo appunto. Io faccio parte di Attac e Rifondazione. Una aderisce ad una manifestazione l’altra, all’altra. Mia madre, anche lei iscritta a Rifondazione, è iscritta anche a Cobas Scuola. Stessa cosa. La prima in una piazza, la seconda in un’altra. Lei parteciperà a quella della sinistra parlamentare. Chissà quanti casi ci sono di questo tipo in giro, eh!?! Per tornare a quanto detto sopra.
Allora, cambio di avatar... La mia falce e martello mi piaceva di più, ma il buon Diego ha detto che ogni volta che commentavo o scrivevo sul multiblog di Pomezia marcavo male. Quindi, spero che ora gli vada bene. Quello di ora è semplicemente un ragazzo che con un calcio spacca una vetrina. Io personalmente non l'ho mai fatto, ma l'Argentina è vicina, e quindi, non si sa mai...
Questo post è per la recensione di un libro. E' parecchio ormai che ignoravo la categoria libri e oggi, che stavo facendo un nuovo ordine di libri su internet, mi è ricapitato tra le mani questo che sto per recensire. Sono più di 500 pagine, ma vola. L'ho letto in un attimo, ormai un anno fa, forse più... Penso sia il libro migliore che abbia mai letto, senza fare torto ad ogni altro abbia avuto il piacere di assaporare. Quello che mi ha trasmesso di più. Forse anche per molti intrecci che mi legano al protagonista. Forse per il fatto di averlo comprato un pò per sbaglio. Ero in libreria per compare l'ultimo libro di Sepulveda. Accanto a quello c'era questo di Bruno Arpaia, che fino allora conoscevo solo per il libro-intervista-conversazione, proprio con Sepulveda, "Raccontare, resistere". Così l'ho preso in mano, ho letto la trama... E nonostante il prezzo, ho deciso di comprarlo. Così mi sono fatto alzare un pò di soldi da un mio amico (Druzzo, per chi di voi lo conosce) e appena tornato a casa ho iniziato a leggerlo... Amore a prima riga.
Prima della recensione c'è da dire che tutto parte da una canzone di Giorgio Gaber, "i Ribelli". Ogni capitolo inizia con una strofa di quella canzone, in rigoroso ordine cronologico. La recensione (come al solito quella che si trova sulle alette).
Forse le passioni di un'epoca non possono davvero essere raccontate a un'altra. Eppure la voce che narra questa storia, una storia di ragazzi e ragazze che crescono negli anni Settanta in un paesino del Sud, ha il timbro forte, spericolato e consapevole, di chi non può più tacere. E il risultato è un romanzo italiano che affonda le mani nel «buco nero» di quel decennio senza paura di sporcarsele, senza celebrarlo nè rinnegarlo, raccontando una generazione e un pezzo di storia dal di dentro, quasi in presa diretta, e allo stesso tempo in un serrato corpo a corpo con la memoria, propria e altrui.
E' una nitida voce corale, quella di Alberto Malinconico, di Angelo Malecore e dei loro amici. Per loro, il punto di svolta è l'11 settembre, quello del 1973, quando il telegiornale trasmette le immagini del golpe in Cile: i militari che pattugliano le strade deserte di Santiago, i carri armati appostati nelle piazze, i caccia che bombardavano La Moneda. Quelle immagini diventano un'ossessione. Come si fa a non esserne colpiti? Così, in quella stagione di lotte operaie, di austerità, di battaglie per la legge sul divorzio, tra le prime ragazze e le bravate con gli amici, matura la coscienza politica e la voglia di cambiare. E sono i volantini, i cortei, le interminabili discussioni in sezione, i concerti rock, le manifestazioni a Roma e a Bologna, gli scontri con la polizia, i viaggi in autostop a Londra, il vento del femminismo, la liberazione sessuale. Finchè la lotta armata e la repressione dello Stato non chiudono bruscamente il futuro verso il quale quei ragazzi credevano che la Storia li sospingesse.
Visti da un paese in provincia di Napoli, quegli anni sono però anche gli anni della camorra, gli anni dei primi omicidi politici della malavita organizzata. Alberto e gli altri li hanno sotto gli occhi, ma a tutta prima non sanno decifrarli: guardano altrove, loro guardano lontano, ai grandi movimenti della Storia... Così alla sconfitta politica si aggiunge anche il rimorso di non aver capito, di non aver saputo aiutare le vittime di quella violenza. Ma se sconfitta c'è stata, «non è chiaro chi abbia vinto davvero la partita» dice la voce verso il finale. «Perchè quel 'noi' è rimasto, scava, lascia in giro detriti e sedimenti.» Perchè quel passato non è definitivamente alle nostre spalle, e non la si fa finita con il tempo, mai.
Bruno Arpaia è nato nel 1957 a Ottaviano, in provincia di Napoli, e vive in Liguria. Giornalista, consulente editoriale e traduttore di letteratura spagnola e latinoamericana, ha pubblicato i romanzi I forestieri, Il futuro in punta di piedi, Tempo perso (Premio Hammett Italia 1997) e L'Angelo della storia (Premio Selezione Campiello 2001, Premio Alassio Centolibri - Un autore per l'Europa 2001), questi ultimi due pubblicati da Guanda, presso cui è uscita anche una sua conversazione con Luis Sepulveda, Raccontare, resistere.
Edizioni Guanda - pag. 507 - 17 €
2 MAGGIO 1945
L'ARMATA ROSSA ENTRA A BERLINO

UN NUOVO GIORNO DI LOTTA VERSO IL SOL DELL'AVVENIRE
