

“Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare..."
“Zingari”, “nomadi”, “rumeni”. Vari aggettivi – spregiativi – e comunque in contrasto tra loro (i nomadi per loro stessa natura solitamente sono apolidi, senza cittadinanza, per cui certamente non rumeni) per definire il popolo Rom e Sinti.
Oggi in Italia ve ne sono 150mila e, contro ogni stereotipo razzista del “rimandiamoli a casa”, 70mila sono cittadini italiani e solo il restante provengono dai balcani.
I Rom e i Sinti da centinaia d’anni sono presenti in Europa e la persecuzione nei loro confronti non è certo cosa nuova. Durante i regimi nazi-fascisti 500mila ne furono assassinati. Porrajmos, questo il nome del loro olocausto.
I nazisti li consideravano, al pari degli ebrei, una razza inferiore. Lo sterminio fu preceduto da robuste campagne di stampa, organizzate dal ministro della cultura Josepf Goebbels. L’establishment politico e intellettuale italiano partecipò a questo sterminio con leggi speciali sulla discriminazione razziale e aderendo alle campagne di stampa e di opinione pubblica ispirate da Goebbels.
Oggi, in troppi casi, si assiste a rinnovate campagne in tal senso.
Nonostante le statistiche dicano che il numero di omicidi è al minimo storico negli ultimi decenni, che i furti in casa siano in costante diminuzione, non si fa che parlare di sicurezza. Pomezia non fa naturalmente eccezione.
Durante l’ultimo consiglio comunale si è discusso sul campo nomadi di Castel Romano, lungo
Su iniziativa di Rifondazione Comunista, col consigliere Boager, e del centro-sinistra, l’ordine del giorno presentato dall’opposizione è stato completamente cambiato.
Si è proposto un approccio che vada verso la chiusura del campo nomadi perché, di fatto l’atteggiamento con questa popolazione è da vedere nell’ottica dell’integrazione e non della segregazione.
Del resto, con questa presa di posizione del consiglio comunale, si è data una risposta anche a quello che è il “pacchetto sicurezza” presentato dal ministro Amato sul quale, in consiglio dei ministri, Ferrero, ministro della solidarietà sociale si è astenuto, rimandando la stessa approvazione del pacchetto a una fase successiva.
Con l’emendamento Rifondazione Comunista e il centro-sinistra hanno voluto cogliere e dare voce anche al sentire di alcune organizzazioni che su questi temi avevano scritto una lettera al Sindaco di Roma. Comunità di Sant’Egidio, Caritas, Arci Solidarietà, Comunità di Capodarco, Jesuit Refugee Service, Servizio Rifugiati e Migranti della Conferenza Episcopale italiana scrivono: “Siamo cittadini di questa metropoli e anche noi crediamo che la sicurezza e la legalità siano un diritto per tutti; anche per Rom e Sinti. Ma dire che l’illegalità a Roma e nelle grandi città sia un problema di rom, immigrati e prostitute ci sembra fuorviante”. Queste associazioni, come noi di Rifondazione Comunista, ritengono che la proposta di risolvere il problema rom costruendo mega campi controllati per 1000 – 1500 persone fuori dal Raccordo, costituisca una palese violazione dei diritti umani. Abbiamo ritenuto – e continuiamo a farlo – che la proposta in sé, come il messaggio che contiene, cioè che accanto ai Rom e ai Sinti non si può vivere sia grave e pericoloso.
Confinarli in aree di questo tipo, con sole a picco sui container, polvere e brecciolino, acqua grigia non potabile e, comunque, solo per due volte al giorno per 10 minuti, nessun presidio sanitario né collegamento autobus, porta con sé solo conseguenza negative. Crollo della scolarizzazione per i più piccoli e devianza, che a volte si traduce in criminalità, per gli altri.
Con il voto sull’emendamento e l’ordine del giorno, Rifondazione Comunista ha voluto esplicitamente dichiarare che un problema sicurezza c’è, ed è quello causato dal lavoro precario; dall’assenza di alloggi; di percorsi e di politiche per l’inclusione sociale; dall’assenza di reti solidali per chi vuole costruire un percorso positivo; dall’impoverimento di un pezzo di società autoctona e migrante.
Rifondazione Comunista ribadisce che la città in cui vogliamo vivere sono le città di tutte e di tutti.

Intervento in Aula di Fosco Giannini, senatore Prc-Se, sulla Rivoluzione d’Ottobre.
L’intervento è avvenuto tra la contestazione, tentativi di interruzione e le urla continue dell’intero centro-destra
Signor Presidente, ieri sera, sul Tg2 – “Seconda parte”, ore 20.30, è andato in onda un servizio sulla Rivoluzione d’Ottobre.
Affermo in modo determinato, forte e chiaro che questo servizio è stato una vergogna!
E’ stato esplicitamente detto – Signor Presidente – che la Rivoluzione d’Ottobre è stata solamente un sanguinoso colpo di stato, che ha messo fine alla vera rivoluzione, quella menscevica; che ha prodotto solo nuovo zarismo; che ha gettato la Russia nel sangue e nella violenza; che ha esportato con la forza l’orrore nel mondo; che la Rivoluzione d’Ottobre ha favorito il sorgere del fascismo in Italia; che lo stesso nazismo sarebbe nato per combattere il mostro del comunismo; che la storia avrebbe dimostrato che comunismo e nazismo sono la stessa cosa; che – infine – il comunismo avrebbe “manipolato” i contadini e gli operai italiani.
E per dare forza a tale affermazione, il servizio si è chiuso con le immagini di manifestazioni operaie italiane degli anni ‘50 –‘60 con le bandiere rosse.
Io mi sono alzato in piedi, Signor Presidente, come si alzavano i contadini di Di Vittorio di fronte ai padroni delle terre; mi sono alzato in piedi senza togliermi il cappello per dire a tutti che questo servizio televisivo è contro la democrazia, contro la storia e contro la civiltà.
La Rivoluzione d’Ottobre è stata tra i più grandi eventi della storia dell’umanità. Essa – superando il capitalismo – ha dimostrato, una volta per tutte, a tutti i popoli oppressi, all’intero proletariato mondiale, che i rapporti di produzione capitalistici non sono naturali e dunque eterni ed immutabili.
Ha dimostrato che lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla donna non è un destino ineluttabile; che i padroni – come l’aristocrazia francese – non sono figli di Dio!
La Rivoluzione d’Ottobre, Signor Presidente, non favorì il fascismo, ma sconfisse il nazifascismo e spinse masse sterminate – sul piano planetario – a liberarsi dal colonialismo, dallo sfruttamento e dalle dittature fasciste!
E le grandi lotte operaie e contadine di questo Paese furono possibili anche grazie all’ideale acceso dalla Rivoluzione d’Ottobre!
Il comunismo – si è detto – sarebbe uguale al nazifascismo. Si vergognino!
Lo si vede ancora oggi – e sempre si vedrà – la differenza: ancora oggi i fascisti e le destre sono i rappresentanti e i servi fedeli del potere economico e dei signori della guerra; e, come i nazisti di un tempo, hanno in odio i diversi, i Rom, gli immigrati e i comunisti!
Noi, i comunisti e la sinistra, come sempre, per nostra natura ideale, siamo dalla parte della pace e dei lavoratori.
Mi lasci rispondere a tanta vergogna, Signor Presidente, mi lasci parlare con il cuore: viva la Rivoluzione d’Ottobre! viva Antonio Gramsci! viva Giuseppe Di Vittorio! viva i morti di Reggio Emilia! viva il socialismo!
La foto è mia
