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"Le condizioni, le circostanze imponevano una rivoluzione (...) Solo la gioventù ha il coraggio, la passione e la purezza per compiere delle vere rivoluzioni". J.P. Sartre
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postato da andrij83 alle ore 21:47
martedì, 18 dicembre 2007

Lunedì 10 Dicembre 2001200 post, quasi più di due anni che questo blog è aperto. E' partito un pò per sbaglio, convinto che dopo poco lo avrei chiuso e invece... salvo qualche periodo di scarsa voglia, che spesso mi torna, odio internet, sono ancora qui.
L'ho aperto che da poco era passato il congresso di Venezia di Rifondazione, che da poco avevo lasciato Greenpeace (conservo ancora una cattiva idea su alcuni modi dell'associazione, non sulle fantastiche persone che ho conosciuto) con al mio attivo anche un segnalamento con tanto di foto e impronte è metà giornata in questura.
Sono passato attraverso le elezioni comunali e la mia canndidatura andata oltre ogni rosea aspettativa (link).
Sono entrato in ATTAC Italia. Ufficialmente da aprile, ma posso dire ufficiosamente da un anno, da quando mi sono sobbarcato 400 e passa chilometri di macchina, solo soletto, per andarmi a fare l'università popolare di Attac ad Urbino (link).
Sempre a dicembre dell'anno scorso abbiamo fondato un'associazione culturale "Aperta!Mente".
Sono arrivato ad oggi. Dove ciò che conta di più è l'amore.

Pur tuttavia questo blog ha - quasi - sempre parlato di politica. E' anche questo duecentesimo post continuerà a farlo. Sono probabilmente arrivato al punto di massima distanza con il mio Partito. Se ci sto ancora dentro e forse perchè rompere un rapporto così profondo, che dura da 7 anni, non è mai facile. E non è facile dopo tutto quello che al Partito si è dato. Eppure il distacco è sempre più netto.
Così mi sono buttato molto più su Attac. Speriamo di riuscire ad organizzare, per la prossima primavera, qui a Pomezia, un'edizione dell'Università Popolare. Sarebbe per noi e per la nostra triste Pomezia un grande momento di partecipazione e politica. Poi speriamo di organizzare la presentazione di qualche libro nei prossimi mesi. Vedremo.
Qualche parolina sull'unità a sinistra. Oggi se ne parla come necessità. Ma l'unità a sinistra c'era e, malgrado noi non la consideriamo più come il nostro principale interlocutore, c'è ancora. Il momento più alto di questa unità è stata Genova. Lì la sinistra, altermondista, anti-liberista, anti-capitalista, c'era. Lì anche Rifondazione Comunista c'era. Chi non c'era era la Sinistra Democratica, complice del massacro di marzo 2001 ai compagni napoletani. La Sinistra Democratica che votò la guerra in Afghanistan.
Quello, per Rifondazione Comunista, nata con l'intento di mettere assieme tutte le varie correnti di pensiero comuniste, era l'ambiente. Lì c'era l'unità a sinistra.
Oggi l'unità a sinistra invece la si vuol fare con i partiti, tra i partiti. Nell'ambito parlamentare e di governo. Con un simbolo studiato a tavolino da un'agenzia pubblicitaria. Dove oltre all'arcobaleno, campeggia un tricolore (lo sfondo del simbolo con le scritte "la sinistra" in rosso "l'arcobaleno" in verde). Come dire, dimentichiamoci l'internazionalismo proletario.
Ma non tutti sono pronti a svendere le proprie origini. E nonostante non sembri, sono convinto di non essere il solo a non avere voglia di abbassare la testa dinanzi al dominio neo-liberista; dinanzi alla precarietà e allo sfruttamento sul lavoro che produce morte; dinanzi al diritto all'abitare, negato ai più, mentre la speculazione edilizia la fa da padrone, devastando territori...
La lotta tra capitale e lavoro continua ogni giorno a mietere profitto per pochi e miseria per molti.
Uno spettro continua ad aggirarsi per l'Europa, lo spettro di chi ogni giorno lotta perchè il lavoro, i diritti delle persone vengano prima di ogni interesse economico... lo spettro del Comunismo, dei Comunisti.

P.S. Questo post è un insieme di tutto. Metto in file word una lettera che mi ha girato un compagno. Leggetela. Poi, anche se con due giorni di ritardo chiudo il sondaggio. Alla domanda "secondo voi, di fronte alla richiesta di casa Savoia, qual è la giusta soluzione" (si parlava chiaramente dei danni morali e della restituzione delle proprietà), avete risposto così: 1) hanno ragione. Risarciamoli - 7 voti (23%); 2) ghigliottiniamoli tutti (re e nobili) - 11 voti (37%); 3) sono pur sempre italiani. Teniamoli ma non cacciamo una lira - 2 voti (11%); 4) ricacciamoli in esilio - 10 voti (33%). Lettura dei dati. Di coglioni ancora ce ne sono... Poi, a questo link (clicca qui) l'intervento in aula di Fosco Giannini (senatore PRC) sul protocollo welfare. Interessanti anche i commenti sotto l'intervento. Approposito, anche oggi 5 morti sul lavoro. L'altro ieri è morto il quinto operaio della Thyssen Kroup. Volete sapere come andrà a finire questa vicenda? Un post di un anno e mezzo fa. Cambierà qualcosa? (link).

Due poesie di Majakovskij Vladimir Vladimirovic

IL PARTITO

Il Partito è un uragano denso
di voci flebili e sottili
e alle sue raffiche
crollano i fortilizi del nemico.
La sciagura è sull' uomo solitario,
la sciagura è nell' uomo quando è solo.
L' uomo solo
non è un invincibile guerriero.
Di lui ha ragione il più forte
anche da solo,
hanno ragione i deboli
se si mettono in due. Ma quando
dentro il Partito si uniscono i deboli
di tutta la terra
arrenditi, nemico, muori e giaci.
Il Partito è una mano che ha milioni di dita
strette in un unico pugno.
L' uomo ch' è solo
è una facile preda,
anche se vale
non alzerà una semplice trave,
ne tanto meno una casa a cinque piani.
Ma il Partito è milioni di spalle,
spalle vicine le une alle altre
e queste portano al cielo
le costruzioni del socialismo.
Il Partito è la spina dorsale
della classe operaia.
Il Partito è l' immortalità
del nostro lavoro.
Il Partito è l' unica cosa che non tradisce.


CANZONE DELLA GIOVENTU' COMUNISTA
Morte, non ardire!

Costruisce, distrugge, taglia e strappa,
si calma, ribolle e schiuma,
romba, parla, tace e urla
il giovane esercito: i leninisti.
Noi siamo il sangue nuovo nelle arterie della città,
il corpo dei campi di biade,
il filo del tessuto d'idee.
Lenin visse, Lenin vive, Lenin vivrà.
Ci inondarono di dolore.
Portarono nel mausoleo
una particella di Lenin: il suo corpo.
Ma né putrfazione, né terra, né cenere,
toccheranno la parte migliore di Lenin: la sua opera.
Morte, deponi la falce!
Falso è il verdetto.
Con un tal uomo, cieli, niente stravaganze.
Lenin visse. Lenin vive. Lenin vivrà.
Lenin vive nella marcia del Cremlino,
guida degli schiavi del capitale.
Vivrà e sarà fiera la terra
del nome di Lenin.
Nel mondo ci saranno ancora rivolte:
attraverso tutti i confini la Comune si farà strda.
Lenin visse. Lenin vive. Lenin vivrà.
Ne prenda atto la morte, vecchia megera, che manda alla tomba e fa invecchiare:
«Lenin» e
«Morte» sono parole nemiche.
«Lenin» e «Vita» sono compagni.
Frena più forte la tristezza.
Col petto sommerso dal dolore.
Da noi non esca alcun lamento.
Lenin visse. Lenin vive. Lenin vivrà.
Lenin è vicino a noi.
Eccolo.
Cammina e morirà con noi.
E rinascerà in ogni nuovo essere,
come forza, come sapere, come bandiera.
Terra, trama sotto i piedi.
Al di là di tutte le frontiere, levatevi e diffondetevi, parole.
Lenin visse. Lenin vive. Lenin vivrà.
Anche Lenin ha cominciato dall'abbiccì:
la vita è l'officina del genio.
Dal fondo degli anni, dalla classe degli oppressi,
slanciati ad eguagliare Lenin.
Tremate, piani dei palazzi!
Borsa dei profitti,
colpita,
urlerai.
Lenin visse. Lenin vive. Lenin vivrà.
Lenin è il più grande dei grandi,
ma perfino questo prodigio hanno creato i piccoli di tutti i tempi:
noi, i piccoli del collettivo.
I muscoli indurisci in un nodo.
I denti-coltelli pianta nel sapere e trituralo.
Lenin visse. Lenin vive. Lenin vivrà.
Costruisce, distrugge, taglia e strappa,
si calma, ribolle e schiuma,
romba, parla, tace e urla
il giovane esercito: I LENINISTI.
Noi siamo il sangue nuovo nelle arterie della città,
il corpo dei campi di biade,
il filo del tessuto d'idee.
Lenin visse.
Lenin vive.
Lenin vivrà.
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categoria : sondaggi, nazionale, internazionale, locale, in movimento, pensiero e dottrina

postato da andrij83 alle ore 12:03
domenica, 09 dicembre 2007

Un grande partito
Mi ero iscritto ad un workshop (conoscenza e innovazione, bene o male il mio campo di studi). Sarei voluto andare più che altro a dare un'occhiata, a capire che aria tirava. Però ci sono troppe cose che non mi convincono di questa kermesse, di questa unità. Così ho preferito starmene a casa, a studiare, cosa in questo momento molto più utile. In realtà ciò che mi ha spinto a questa decisione è stato senza dubbio anche l'incidente alla Thyssen Krupp di Torino. La morte di quattro lavoratori, sfruttati e ricattati. L'ipocrisia dei sindacati e della politica che danno alle imprese le armi dello sfruttamento. Mi riferisco chiaramente al protocollo welfare di recente approvazione. Anche se c'è ancora il Senato è una piccola speranza che non passi definitivamente c'è. E' chiaro che tutti si devono sentire responsabili di quanto accaduto.

Mi ha spinto a rimanere a casa l'ambiguità che c'è in questo momento attorno al Partito. La deriva verticistica che ormai sembra inarrestabile. Bertinotti che torna in campo, dicendo una banalata che io e molti altri compagni ripetiamo da più o meno il congresso di Venezia, candidandosi alla guida del nuovo soggetto. Il simbolo. Indecente. Beh, io studio Scienze della Comunicazione. Qualche nozioncina di marketing e di psicologia delle masse ce l'ho. Voglio capire quale studio grafico ha fatto quell'affare. Primo. Seconda cosa, far pensare un simbolo ad uno studio grafico, sfruttando le indagini di mercato e tutto il resto, è fare ciò che fanno Forza Italia o il Partito Democratico. Ma la cosa non mi preoccupa. La deriva è la stessa. E poi posso dirlo... I Verdi, salvo rare eccezioni a livelli locali e, salvo Cento e Bulgarelli, mi stanno sul cazzo. Tutto ciò per dire che non avranno mai la mia militanza, tanto meno il mio voto. Se nella mia vita decidessi di fare una scelta basata sulla carriera a questo punto sceglierei direttamente il PD, più grande, più con le mani in pasta.

Tutto questo mi sta portando ad una decisione. Se arriverà ne parlerò in seguito. Intanto, vi rimando al sito dell'Ernesto (clicca qui, il link rimanda a radio radicale dove è disponbile l'audio della conferenza) per la conferenza stampa dell'area. Ci sono contributi interessanti e importanti per la discussione. Poi di seguito riporto un contributo scritto a quattro mani da me e un altro compagno del mio circolo quest'estate, verso luglio. Ancora più sotto un comunicato stampa da Contropiano per La Rete dei Comunisti. Il post risulterà lungo. Me ne spiaccio.

Essere Comunisti. Dove si va?

Andrea Oleandri* - Roberto Angelone**

Nella ormai lunga storia della nostra Repubblica, per i comunisti è sempre stata una lunga lotta per cercare l’inclusione nel sistema. In ogni momento della storia è sempre stato forte il tentativo di metterci ai margini, con strumentalizzazioni, attacchi e campagne dai forti connotati anti-comunisti.

Tentativi a cui abbiamo sempre risposto anche quando questa cosa sembrava del tutto sconveniente, come accadde con la nascita di Rifondazione Comunista dopo il crollo del blocco Sovietico e il definitivo fallimento del socialismo Reale.

Così come da sempre in Italia ci sono tentativi, di volta in volta falliti, di costruire Socialdemocrazie. Tentativi portati avanti anche dall’interno delle forze comuniste, in nome di una non meglio precisata realpolitick. Anche a questi tentativi però si è sempre risposto con fermezza, riproponendo in più occasioni il nostro portato ideale quanto mai attuale e attualizzabile. Non ci soffermeremo qui su analisi storico-filosofiche.

Abbiamo condiviso, come spesso accade, le parole del compagno Grassi, sulle differenze che dividono le forze politiche della sinistra alternativa. Ma vorremo aggiungere un dubbio al nostro ragionamento. Oggi, l’unità della sinistra alternativa è favorita da una dimensione, quella governativa, che ci accomuna. Superata questa dimensione cosa resterebbe di questa unità?

Dubbi che ci poniamo leggendo le dichiarazioni di Diliberto su una sinistra senza aggettivi o di Bertinotti sulla necessitò di superare Rifondazione. Questo è quello che maggiormente lega Mussi, Bertinotti e Diliberto. Una sinistra senza aggettivi interna al governo che agisca alla sinistra del PD facendo dell’alleanza con questo soggetto il suo elemento portante.

Ci chiediamo, è la posizione che Rifondazione Comunista condivide?

Ritorniamo alla lettera che il compagno Ramon Mantovani ha indirizzato, su liberazione del 26 giugno, a Bertinotti. Nel chiudere il suo intervento il compagno Mantovani chiedeva di convocare «una consultazione di massa questo autunno per decidere se continuare a stare al governo o meno. Si confronterebbero così due diverse e contrapposte concezioni della partecipazione, quella di una platea passiva per scegliere un leader e quella alla quale devolvere una responsabilità che non può più essere custodita negli organismi di partiti eccessivamente istituzionalizzati». E proseguiva affermando di non sapere «come si svilupperà la discussione nel partito sull'andare oltre o meno, ma spero, anzi pretendo, che la discussione congressuale sia chiara (vedo troppe posizioni reticenti ed ambigue) e che preceda e non segua atti irreversibili».

Ed è proprio questo, oggi, a nostro avviso, il problema di Rifondazione che avvertiamo maggiormente all’interno della nostra area, la troppa ambiguità. La linea che Bertinotti ha impresso al congresso di Venezia e poi con la scelta governativa che lì era maturata, il tutto contornato dal progetto Sinistra Europea, ha allontanato Rifondazione Comunista dai partiti comunisti d’Europa, staccandola dalle fasce comuniste del movimento, portandoci vicino a forze socialdemocratiche e cattoliche progressiste, sia a livello partitico che movimentista. Il sit-in del 9 giugno e la manifestazione per la Palestina del 19 novembre scorso stanno a dimostrare questo cambiamento di strategia. Giustificare quelle scelte solo per gli attacchi al governo Prodi è senza dubbio riduttistica come cosa. Così come Rifondazione non ha mandato una propria delegazione all’incontro svolto mesi fa a Lisbona tra tutti i partiti comunisti, anti-capitalisti e anti-imperialisti che oggi agiscono nel mondo.

In questo senso Liberazione negli ultimi 3-4 anni è stata anticipatrice delle svolte del Partito. Gli attacchi a Cuba e Venezuela anche in ciò aumentano le nostre preoccupazioni.

Come ci hanno preoccupato e non poco, le dichiarazioni di Alfonso Gianni al congresso istitutivo della sezione italiana della Sinistra Europea, quando ha esplicitamente affermato che Rifondazione va superata; ma anche le dichiarazioni di Franco Giordano sul manifesto del 29-6-2007 dove il nostro segretario rispondendo al giornalista che gli chiedeva se il percorso unitario significherà sciogliere Rifondazione dichiara: «Chiunque entra in questo processo con l’idea dello scioglimento ha un’idea infondata e rischia di mettere le braghe al mondo. Non si sciolgono le identità. Se l’obiettivo è portare a costruire questa nuova soggettività saranno il processo e i suoi protagonisti reali a deciderne le forme concrete. Non mi interessano precipitazioni politicistiche né voglio dare a nessuno l’alibi di chiamarsi fuori. Rifondazione, si sappia, investirà tutta se stessa e la sua innovazione politica per mettersi a disposizione di questa sinistra unitaria. Come si è visto alla nascita della Sinistra europea che è e sarà decisiva in questo percorso». Riaffermando nel proseguo dell’intervista ciò che dicevamo sopra sulla necessità di questa unità per rendere più efficace l’azione di governo, presupponendo così, a nostro parere, il governo come scelta ferma nell’orizzonte di Rifondazione e, concludendo l’intervista affermando l’ambizione di poter arrivare alle amministrative del 2008 sotto un unico simbolo che accorpi tutta la sinistra alternativa.

L’ambiguità di cui parlava Mantovani qui c’è tutta. Non si dice né che Rifondazione sopravviverà né che verrà superata. Si allude all’innovazione politica. Ma quale? La non-violenza che larga parte del Partito ha respinto? Inoltre allude all’importanza della Sinistra Europea come fattore decisivo di questo percorso di unificazione della sinistra. Ma è la stessa SE che secondo Bertinotti e Gianni servirà a superare Rifondazione? Dubbi legittimi a cui mancano le risposte. Senza soffermarsi ora sulla lista unitaria per il 2008 che ci trova apertamente contrari.

Così, ci troviamo sospesi a metà tra un’opzione comunista ed una socialdemocratica (divisione che qui adottiamo più che altro per semplificarci il discorso). In questo senso il Partito e i suoi militanti, noi compresi, rimangono disorientati. In più, se da una parte non si riesce a preservare il rapporto con i movimenti comunisti, trattenendo anche il loro voto, dall’altra non si riesce neanche ad attirare pienamente il popolo socialdemocratico, ancora “spaventato” dall’anima comunista che Rifondazione incarna (più a parole e simboli che nei fatti, ultimamente).

In questo senso proviamo disagio anche nella nostra area.

Al congresso del 2005 presentammo un documento che dichiarava la necessità di proseguire sulla tradizione del Comunismo da Marx a Lenin, ammettendo gli errori del passato, senza per questo rinunciare alle pagine importanti che il movimento comunista e operaio aveva segnato nella storia dell’Europa e non solo. Posizioni che erano alla base della nascita di Rifondazione Comunista. Credevamo di non poterci astenere da quello che era l’obiettivo di una forza comunista, il superamento del capitalismo. Scrivemmo della necessità di essere vicini ai popoli in lotta, la Palestina e Cuba in primis. Che per noi il governo non doveva essere una scelta automatica, ma che si sarebbero dovuti trovare precisi accordi programmatici, fissare dei paletti perché Rifondazione entrasse a piene mani nella compagine governativa. Essere Comunisti e/è difendere l’autonomia di una forza comunista in Italia.

Oggi di fronte ai continui attacchi del nostro quotidiano a Cuba e al Venezuela; di fronte ai risultati del tutto al di sotto delle attese (ma del resto l’errore è stato forse aspettarsi di più) del governo che comunque non sembra essere messo in dubbio più di tanto (le pensioni fanno eccezione, ma del resto in questo è in gioco la stessa credibilità e la ragione d’esistere del nostro partito); di fronte all’idea di “annacquare” la nostra identità, non solo con la SD, ma anche con i compagni dei Comunisti Italiani e dei Verdi, che fanno dell’internità al governo la loro stessa strategia vitale; di fronte a tutto questo la nostra area come si pone?

Abbiamo condiviso la scelta strategica di Carrara, se non altro perché, nel momento in cui abbiamo deciso di restare nel Partito, continuando a lavorare per la sua crescita e per quella del pensiero comunista, rinunciando quindi ad una sterile opposizione, allo sterile muro contro muro che altre anime del partito invece hanno deciso di percorrere, era giusto riaprire il dialogo potendo accompagnare il nostro lavoro all’opportunità di decidere delle sorti di Rifondazione Comunista.

Però, ora, a pochi mesi dal congresso, avvertiamo tutta la difficoltà della nostra posizione. Tra la parte sinistra del partito (sinistra critica e l’Ernesto) che chiede, molto più SC, l’Ernesto in questo è più ambiguo, l’uscita dal governo e la parte destra, la maggioranza che con poche differenze chiede di proseguire questa esperienza e in alcune sue parti di ampliarla superando definitivamente il comunismo in Italia, la nostra area si pone nel mezzo.

Sappiamo che se scegliessimo la parte sinistra probabilmente saremo per mantenere l’identità del partito (anche se, almeno nel caso di SC, l’identità di cui quest’area si fa portatrice non sarebbe compatibile con la nostra) e per uscire dal governo. Se scegliessimo la destra del Partito saremo per proseguire sulla strada sulla quale siamo già incanalati: governo e superamento di Rifondazione.

La nostra area su questo ci sembra altrettanto poco chiara.

Se scegliessimo l’area Essere Comunisti, come è stato in questi ultimi tre anni e come ci sentiamo di continuare a fare oggi, cosa sceglieremo?

Ciò, non vuole essere una critica, ma molto più semplicemente un invito perché la nostra area si faccia portatrice di quella democrazia dal basso che in Rifondazione si è persa negli ultimi anni. Un invito perché si coinvolgano i compagni dei circoli territoriali nella discussione su quella che dovrà essere la strategia politica da seguire al prossimo congresso, sia che si svolga per documenti che per tesi emendabili, allargando ulteriormente l’esperienza partecipata che, comunque, nella nostra area non è mai mancata.

Per concludere, quello che ci preme affermare è che, comunque, il senso di disorientamento che ci attanaglia, riguarda il Partito in cui militiamo non già le nostre idee; come noi, molti compagni sono rammaricati per la deriva di Rifondazione. Siamo certi che per quanto minoritaria (ma non è affatto detto) troveremo sicuramente una nostra collocazione politica che sia coerente. Certi che una collocazione socialdemocratica ci impedirebbe di esprimere il nostro dissenso verso questo sistema, che crediamo si debba cambiare e non semplicemente migliorare. Forse è il caso che in molti escano da quell’ottica eurocentrica che ci spinge a pensare che le cose vadano bene e quindi solo migliorate.

Basterebbe spingere lo sguardo un po’ più in là per capire che il mondo oggi è pregno di ingiustizie e che solo un’ottica comunista e internazionalista può aiutarci a uscire da questa condizione.

Crediamo, come nel 2005, che il nostro Partito vada ricostruito su solide basi comuniste e marxiste. Crediamo che tutti dobbiamo fare uno sforzo per uscire dall’ottica governista, senza sé e senza ma, che si sta impadronendo dei nostri pochi militanti rimasti, recuperando l’elemento di lotta che da sempre contraddistingue le forze comuniste. Crediamo sia necessario recuperare il rapporto coi movimenti rispettando la loro autonomia nelle idee e nell’organizzazione stabilendo con loro un rapporto orizzontale di rispetto pur nelle diversità, evitando di barcamenarsi, come ci sembra sia avvenuto in passato, tra una posizione ed un’altra per racimolare voti in giro.

La deriva che avvertiamo sta nella troppa ambiguità e nella pochezza di idee di questa maggioranza che sembra orientata solo alla creazione della “cosa rossa”, che oggi più che mai ci sembra un partito d’opinione e di tessere, che accomuni diversità solo in ragione di un permanere al governo.

Proprio per questo avvertiamo tutta la necessità che la nostra area, inizi un percorso partecipato che ci porti a prendere una posizione netta sulla questione della nostra collocazione politica e della strada che intendiamo intraprendere nel Partito perché in Italia permanga una forza Comunista e anti-capitalista.

* area Essere Comunisti. Dirigente circolo di Pomezia. Componente CPF Castelli. ** area Essere Comunisti. Dirigente circolo di Pomezia.

La sinistra arcobaleno nasce subalterna

Lettera aperta

Il processo che ha portato alla nascita della Sinistra e l’Arcobaleno (questo è il nome che è stato imposto) pone una serie di problemi a chi in questo paese non intende abdicare alla lotta per la trasformazione sociale né liquidare un patrimonio storico, politico ed umano importante del movimento di classe.

La Sinistra e l’Arcobaleno è stata intesa come “ultima spiaggia”, come ripiego necessario e inevitabile per la sopravvivenza dei partiti della sinistra nel nostro paese. E’ evidente anche ad occhio nudo, che una ipotesi politica con questi presupposti non farà troppa strada né brillerà per capacità di iniziativa e indipendenza dal quadro politico moderato e bipartizan che domina lo scenario.

Questa ipotesi nasce subalterna dentro, nella sua cultura politica e nella sua composizione sociale.

1. Subalterna perché ritiene che il suo destino e la sua prospettiva non vada oltre una aggregazione di forze ecologiste e di sinistra neo-riformista che consenta di allearsi con il Partito Democratico per rimanere o riandare al governo. Alla luce dei pessimi risultati ottenuti in questo anno e mezzo di collaborazione e subordinazione al governo dell’Unione, tale prospettiva non può che essere vista con estrema preoccupazione.

A nessuno sfugge l’estrema vulnerabilità che deriva dalla condizione che vede i contraenti della Sinistra e l’Arcobaleno costretti a condividere una posizione comune. Già su temi decisivi come il welfare o il pacchetto sicurezza ci sono state profonde divisioni, ma adesso c’è anche la questione che o rimangono tutti nel governo o devono uscirne tutti. La dissonanza di anche uno solo dei soggetti contraenti da questa condizione metterebbe subito in crisi l’intera operazione.

2. Subalterna perché il processo costitutivo e la composizione sociale della Sinistra e l’Arcobaleno rispecchia e corrisponde esclusivamente al ceto politico, parlamentare, amministrativo, associativo, diventato maggioritario e determinante nel corpo sociale della sinistra italiana a tutto discapito dell’attivismo, della militanza, della partecipazione critica. Questo ceto politico dominante vede nella Sinistra e l’Arcobaleno l’ultima possibilità di sopravvivere come tale alla ristrutturazione del sistema politico messa in moto dall’impetuosa marcia verso il modello bipolare sostenuto apertamente dal Partito Democratico, da Berlusconi, dalla Confindustria e dai poteri forti.

3. Subalterna perché la chiave di lettura della situazione sociale del paese è completamente inadeguata e deviante rispetto la realtà. Il problema della regressione sociale complessiva in Italia, la precarietà del lavoro, del reddito, della casa, dell’istruzione, dei diritti civili, viene vissuta e agitata dai soggetti costituenti la Sinistra e l’Arcobaleno esclusivamente come battaglia di opinione. Il lavoro, la casa, il reddito, la scuola sono diventati oggetto di convegni, interrogazioni, articoli di giornale ma non di organizzazione dei settori sociali coinvolti. Questo rapporto con la realtà sociale è stato delegato esclusivamente al rapporto con la CGIL, ma i pezzi di CGIL inizialmente attratti dalla Cosa Rossa se ne sono allontanati rintanandosi nel più confacente Partito Democratico o adeguandosi alla normalizzazione in atto dentro al sindacato. La Sinistra e l’Arcobaleno nasce dunque monca di qualsiasi rapporto con il blocco sociale antagonista sia nelle sue espressioni più tradizionali del lavoro salariato sia nei nuovi segmenti sociali metropolitani emersi dalla destrutturazione industriale di questi ultimi trenta anni. E’ sorprendente come sia stato rimosso dal dibattito e dalla riflessione il fatto che il governo più impopolare degli ultimi venti anni vedesse al governo la sinistra e addirittura due partiti comunisti. La devastante divaricazione tra sinistra e società che ciò ha provocato nei quartieri popolari, nei posti di lavoro e tra i giovani non potrà essere sicuramente recuperato con una ennesima operazione politicista e di autorappresentazione.

I discorsetti su politica e antipolitica diventano allucinanti davanti alla percezione di massa che la sinistra e i comunisti al governo hanno acutizzato e non invertito la regressione sociale dei settori popolari.

4. Prigioniera di questa subalternità genetica, la Sinistra e l’Arcobaleno assume come proprio progetto la variante radicalista della socialdemocrazia europea, liquidando così il patrimonio e la prospettiva dei comunisti nel nostro paese ma rimuovendo anche ogni esperienza di rottura e conflitto sociale prodotta dai movimenti in questi anni. Questa deriva si può facilmente desumere dal modo con cui è stata di fatto liquidata con un colpo di mano l’esperienza del PRC, ma anche dalla strumentalità della manifestazione del 20 ottobre, fortemente voluta come rivincita contro l’autonomia dei movimenti che avevano dato vita alla manifestazione contro la guerra del 9 giugno, ridicolizzando proprio quei “quartieri generali” che hanno costituito La Sinistra e l’Arcobaleno.

Il problema non è solo l’abbandono del simbolo della falce e martello (i comunisti della Repubblica Ceca sono costretti ad avere come simbolo le ciliegie eppure sono il secondo partito del paese), il problema è che l’assenza di identità e di indipendenza politica disarma culturalmente migliaia di uomini e donne che si sono battuti in questo paese sia come militanti comunisti che come “militanti nomadi” del popolo della sinistra, consegnandoli all’egemonia del liberalismo e delle sue varianti “progressiste”. I comunisti hanno il diritto e il dovere di una ricerca e di un bilancio critico della propria esperienza storica, della propria funzione e della propria prospettiva. Liquidare tutto questo non è accettabile né per chi sente comunista anche nel XXI° Secolo né per chi ha maturato percorsi diversi nell’ambito dei movimenti o della sinistra di classe e antagonista.

5. Se questa è la natura sociale e il progetto de la Sinistra e l’Arcobaleno occorre aprire un serio confronto con chi ha a cuore l’autonomia e l’organizzazione dei lavoratori e dei settori popolari, con chi ritiene che sia il conflitto sociale e non la sola rappresentazione elettorale la strada per il cambiamento qualitativo del paese e dei suoi rapporti di forza interni, con chi ritiene che i comunisti, i movimenti sociali e la sinistra in Italia abbiano non solo un patrimonio storico e umano da difendere ma ottime ragioni e motivazioni per essere attivi e non subalterni.

In questi mesi è stato dimostrato praticamente che sui punti principali dell’agenda politica (ritiro delle truppe e basi militari, precarietà, lavoro, diritti civili etc.) può funzionare e agire una alleanza di soggetti sociali, sindacali e politici autonoma dagli apparati costituenti della Sinistra e l’Arcobaleno. Questa alleanza trae forza dalla realtà (la guerra, la regressione sociale del paese etc) e non dalle esigenze di sopravvivenza del ceto politico della sinistra.

Questo percorso di alleanza, indipendenza, iniziativa, costruzione di esperienze di resistenza e offensiva politica, sociale e sindacale, può dimostrare che “l’ultima spiaggia” esiste solo per chi è subalterno dentro. Ma per modificare questa realtà non sarà certo sufficiente una battaglia esclusivamente identitaria sui simboli o il rinvio di scelte decisive a battaglie congressuali che somigliano alla guarnigione della fortezza Bastiani nel deserto dei Tartari.

I comunisti, i lavoratori attivi, i militanti nomadi, gli intellettuali critici e indipendenti hanno imparato sulla propria pelle che la subalternità è la madre di tutte le sconfitte.

Apriamo subito il confronto in ogni città e in ogni occasione tra tutti i soggetti che non intendono rinunciare alla propria identità politica né ad una funzione anticapitalista e antimilitarista coerente.

La Rete dei Comunisti

www.contropiano.org; cpiano@tiscali.it  tel.06-4394750

Falce e Martello

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categoria : nazionale, locale, pensiero e dottrina

postato da andrij83 alle ore 18:35
sabato, 01 dicembre 2007

Di ritorno dalla manifestazione di Roma per affermare la difesa dei beni comuni e dell'acqua come beni pubblici, accessibili a tutti. Bella. Anche se non molto partecipata. Non so dire quanta gente ci fosse. Ma non credo più di 10-15 mila. Pazienza. Magari poi metterò qualche foto. Intanto, sentivo una canzone della Banda Bassotti, Sveglia. Visto ciò che è successo negli ultimi giorni e vista la scarsa presenza alla manifestazione di oggi, ho pensato fosse giusto postarla, anche per quello che mi ha detto mia madre quando gli ho detto di quanto fosse stata poco partecipata. Lascia stare, la gente ha quel che si merita. Vedi che non gliene frega niente. Noi ancora che facciamo manifestazioni. Già... però sono comunista e finchè avrò un briciolo di forza, scenderò in piazza. Anche se dovessi rimanere l'unico a farlo.

SVEGLIA

Ti strappa dalle braccia di Morfeo una nota lunga e metallica WE ARE READY ma l'acqua fredda ed il caffè non riusciranno a cancellare dal tuo viso l'ultimo drink se guardo fuori penso che non mi va sul giradischi metterò KORTATU e la puntina itarsiera' Hay algo aquì que va mal e il solito tran tran ti portera' tra la gente Da troppo tempo ormai mi alzo presto la mattina L'eguaglianza tra la gente sopra un Volvo si allontana

Gente che lavora gente che produce Non si è accorta che D'alema è il loro nuovo duce

Dai USA stanno attaccando le truppe dello zar

Ma la plebe sempre a l'opra china senza ideale in cui sperar…'ndo sta?

Si fa largo tra le cambiali le bollette i pagherò Guarderà la TV nuovo Dixan ti dà di più Il bianco più delle tasche Ahi ahi che male fa sentirsi un caso dentro al cuor Lo saprà chi non ha più un po' di forza per combattere Chi si arrende… Sveglia più animo Sveglia più animo Sveglia più animo

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categoria : nazionale