200 post, quasi più di due anni che questo blog è aperto. E' partito un pò per sbaglio, convinto che dopo poco lo avrei chiuso e invece... salvo qualche periodo di scarsa voglia, che spesso mi torna, odio internet, sono ancora qui.
Essere Comunisti. Dove si va?
Andrea Oleandri* - Roberto Angelone**
Nella ormai lunga storia della nostra Repubblica, per i comunisti è sempre stata una lunga lotta per cercare l’inclusione nel sistema. In ogni momento della storia è sempre stato forte il tentativo di metterci ai margini, con strumentalizzazioni, attacchi e campagne dai forti connotati anti-comunisti.
Tentativi a cui abbiamo sempre risposto anche quando questa cosa sembrava del tutto sconveniente, come accadde con la nascita di Rifondazione Comunista dopo il crollo del blocco Sovietico e il definitivo fallimento del socialismo Reale.
Così come da sempre in Italia ci sono tentativi, di volta in volta falliti, di costruire Socialdemocrazie. Tentativi portati avanti anche dall’interno delle forze comuniste, in nome di una non meglio precisata realpolitick. Anche a questi tentativi però si è sempre risposto con fermezza, riproponendo in più occasioni il nostro portato ideale quanto mai attuale e attualizzabile. Non ci soffermeremo qui su analisi storico-filosofiche.
Abbiamo condiviso, come spesso accade, le parole del compagno Grassi, sulle differenze che dividono le forze politiche della sinistra alternativa. Ma vorremo aggiungere un dubbio al nostro ragionamento. Oggi, l’unità della sinistra alternativa è favorita da una dimensione, quella governativa, che ci accomuna. Superata questa dimensione cosa resterebbe di questa unità?
Dubbi che ci poniamo leggendo le dichiarazioni di Diliberto su una sinistra senza aggettivi o di Bertinotti sulla necessitò di superare Rifondazione. Questo è quello che maggiormente lega Mussi, Bertinotti e Diliberto. Una sinistra senza aggettivi interna al governo che agisca alla sinistra del PD facendo dell’alleanza con questo soggetto il suo elemento portante.
Ci chiediamo, è la posizione che Rifondazione Comunista condivide?
Ritorniamo alla lettera che il compagno Ramon Mantovani ha indirizzato, su liberazione del 26 giugno, a Bertinotti. Nel chiudere il suo intervento il compagno Mantovani chiedeva di convocare «una consultazione di massa questo autunno per decidere se continuare a stare al governo o meno. Si confronterebbero così due diverse e contrapposte concezioni della partecipazione, quella di una platea passiva per scegliere un leader e quella alla quale devolvere una responsabilità che non può più essere custodita negli organismi di partiti eccessivamente istituzionalizzati». E proseguiva affermando di non sapere «come si svilupperà la discussione nel partito sull'andare oltre o meno, ma spero, anzi pretendo, che la discussione congressuale sia chiara (vedo troppe posizioni reticenti ed ambigue) e che preceda e non segua atti irreversibili».
Ed è proprio questo, oggi, a nostro avviso, il problema di Rifondazione che avvertiamo maggiormente all’interno della nostra area, la troppa ambiguità. La linea che Bertinotti ha impresso al congresso di Venezia e poi con la scelta governativa che lì era maturata, il tutto contornato dal progetto Sinistra Europea, ha allontanato Rifondazione Comunista dai partiti comunisti d’Europa, staccandola dalle fasce comuniste del movimento, portandoci vicino a forze socialdemocratiche e cattoliche progressiste, sia a livello partitico che movimentista. Il sit-in del 9 giugno e la manifestazione per
In questo senso Liberazione negli ultimi 3-4 anni è stata anticipatrice delle svolte del Partito. Gli attacchi a Cuba e Venezuela anche in ciò aumentano le nostre preoccupazioni.
Come ci hanno preoccupato e non poco, le dichiarazioni di Alfonso Gianni al congresso istitutivo della sezione italiana della Sinistra Europea, quando ha esplicitamente affermato che Rifondazione va superata; ma anche le dichiarazioni di Franco Giordano sul manifesto del 29-6-2007 dove il nostro segretario rispondendo al giornalista che gli chiedeva se il percorso unitario significherà sciogliere Rifondazione dichiara: «Chiunque entra in questo processo con l’idea dello scioglimento ha un’idea infondata e rischia di mettere le braghe al mondo. Non si sciolgono le identità. Se l’obiettivo è portare a costruire questa nuova soggettività saranno il processo e i suoi protagonisti reali a deciderne le forme concrete. Non mi interessano precipitazioni politicistiche né voglio dare a nessuno l’alibi di chiamarsi fuori. Rifondazione, si sappia, investirà tutta se stessa e la sua innovazione politica per mettersi a disposizione di questa sinistra unitaria. Come si è visto alla nascita della Sinistra europea che è e sarà decisiva in questo percorso». Riaffermando nel proseguo dell’intervista ciò che dicevamo sopra sulla necessità di questa unità per rendere più efficace l’azione di governo, presupponendo così, a nostro parere, il governo come scelta ferma nell’orizzonte di Rifondazione e, concludendo l’intervista affermando l’ambizione di poter arrivare alle amministrative del 2008 sotto un unico simbolo che accorpi tutta la sinistra alternativa.
L’ambiguità di cui parlava Mantovani qui c’è tutta. Non si dice né che Rifondazione sopravviverà né che verrà superata. Si allude all’innovazione politica. Ma quale? La non-violenza che larga parte del Partito ha respinto? Inoltre allude all’importanza della Sinistra Europea come fattore decisivo di questo percorso di unificazione della sinistra. Ma è la stessa SE che secondo Bertinotti e Gianni servirà a superare Rifondazione? Dubbi legittimi a cui mancano le risposte. Senza soffermarsi ora sulla lista unitaria per il 2008 che ci trova apertamente contrari.
Così, ci troviamo sospesi a metà tra un’opzione comunista ed una socialdemocratica (divisione che qui adottiamo più che altro per semplificarci il discorso). In questo senso il Partito e i suoi militanti, noi compresi, rimangono disorientati. In più, se da una parte non si riesce a preservare il rapporto con i movimenti comunisti, trattenendo anche il loro voto, dall’altra non si riesce neanche ad attirare pienamente il popolo socialdemocratico, ancora “spaventato” dall’anima comunista che Rifondazione incarna (più a parole e simboli che nei fatti, ultimamente).
In questo senso proviamo disagio anche nella nostra area.
Al congresso del 2005 presentammo un documento che dichiarava la necessità di proseguire sulla tradizione del Comunismo da Marx a Lenin, ammettendo gli errori del passato, senza per questo rinunciare alle pagine importanti che il movimento comunista e operaio aveva segnato nella storia dell’Europa e non solo. Posizioni che erano alla base della nascita di Rifondazione Comunista. Credevamo di non poterci astenere da quello che era l’obiettivo di una forza comunista, il superamento del capitalismo. Scrivemmo della necessità di essere vicini ai popoli in lotta,
Oggi di fronte ai continui attacchi del nostro quotidiano a Cuba e al Venezuela; di fronte ai risultati del tutto al di sotto delle attese (ma del resto l’errore è stato forse aspettarsi di più) del governo che comunque non sembra essere messo in dubbio più di tanto (le pensioni fanno eccezione, ma del resto in questo è in gioco la stessa credibilità e la ragione d’esistere del nostro partito); di fronte all’idea di “annacquare” la nostra identità, non solo con
Abbiamo condiviso la scelta strategica di Carrara, se non altro perché, nel momento in cui abbiamo deciso di restare nel Partito, continuando a lavorare per la sua crescita e per quella del pensiero comunista, rinunciando quindi ad una sterile opposizione, allo sterile muro contro muro che altre anime del partito invece hanno deciso di percorrere, era giusto riaprire il dialogo potendo accompagnare il nostro lavoro all’opportunità di decidere delle sorti di Rifondazione Comunista.
Però, ora, a pochi mesi dal congresso, avvertiamo tutta la difficoltà della nostra posizione. Tra la parte sinistra del partito (sinistra critica e l’Ernesto) che chiede, molto più SC, l’Ernesto in questo è più ambiguo, l’uscita dal governo e la parte destra, la maggioranza che con poche differenze chiede di proseguire questa esperienza e in alcune sue parti di ampliarla superando definitivamente il comunismo in Italia, la nostra area si pone nel mezzo.
Sappiamo che se scegliessimo la parte sinistra probabilmente saremo per mantenere l’identità del partito (anche se, almeno nel caso di SC, l’identità di cui quest’area si fa portatrice non sarebbe compatibile con la nostra) e per uscire dal governo. Se scegliessimo la destra del Partito saremo per proseguire sulla strada sulla quale siamo già incanalati: governo e superamento di Rifondazione.
La nostra area su questo ci sembra altrettanto poco chiara.
Se scegliessimo l’area Essere Comunisti, come è stato in questi ultimi tre anni e come ci sentiamo di continuare a fare oggi, cosa sceglieremo?
Ciò, non vuole essere una critica, ma molto più semplicemente un invito perché la nostra area si faccia portatrice di quella democrazia dal basso che in Rifondazione si è persa negli ultimi anni. Un invito perché si coinvolgano i compagni dei circoli territoriali nella discussione su quella che dovrà essere la strategia politica da seguire al prossimo congresso, sia che si svolga per documenti che per tesi emendabili, allargando ulteriormente l’esperienza partecipata che, comunque, nella nostra area non è mai mancata.
Per concludere, quello che ci preme affermare è che, comunque, il senso di disorientamento che ci attanaglia, riguarda il Partito in cui militiamo non già le nostre idee; come noi, molti compagni sono rammaricati per la deriva di Rifondazione. Siamo certi che per quanto minoritaria (ma non è affatto detto) troveremo sicuramente una nostra collocazione politica che sia coerente. Certi che una collocazione socialdemocratica ci impedirebbe di esprimere il nostro dissenso verso questo sistema, che crediamo si debba cambiare e non semplicemente migliorare. Forse è il caso che in molti escano da quell’ottica eurocentrica che ci spinge a pensare che le cose vadano bene e quindi solo migliorate.
Basterebbe spingere lo sguardo un po’ più in là per capire che il mondo oggi è pregno di ingiustizie e che solo un’ottica comunista e internazionalista può aiutarci a uscire da questa condizione.
Crediamo, come nel 2005, che il nostro Partito vada ricostruito su solide basi comuniste e marxiste. Crediamo che tutti dobbiamo fare uno sforzo per uscire dall’ottica governista, senza sé e senza ma, che si sta impadronendo dei nostri pochi militanti rimasti, recuperando l’elemento di lotta che da sempre contraddistingue le forze comuniste. Crediamo sia necessario recuperare il rapporto coi movimenti rispettando la loro autonomia nelle idee e nell’organizzazione stabilendo con loro un rapporto orizzontale di rispetto pur nelle diversità, evitando di barcamenarsi, come ci sembra sia avvenuto in passato, tra una posizione ed un’altra per racimolare voti in giro.
La deriva che avvertiamo sta nella troppa ambiguità e nella pochezza di idee di questa maggioranza che sembra orientata solo alla creazione della “cosa rossa”, che oggi più che mai ci sembra un partito d’opinione e di tessere, che accomuni diversità solo in ragione di un permanere al governo.
Proprio per questo avvertiamo tutta la necessità che la nostra area, inizi un percorso partecipato che ci porti a prendere una posizione netta sulla questione della nostra collocazione politica e della strada che intendiamo intraprendere nel Partito perché in Italia permanga una forza Comunista e anti-capitalista.
* area Essere Comunisti. Dirigente circolo di Pomezia. Componente CPF Castelli. ** area Essere Comunisti. Dirigente circolo di Pomezia.
La sinistra arcobaleno nasce subalterna
Lettera aperta
Il processo che ha portato alla nascita della Sinistra e l’Arcobaleno (questo è il nome che è stato imposto) pone una serie di problemi a chi in questo paese non intende abdicare alla lotta per la trasformazione sociale né liquidare un patrimonio storico, politico ed umano importante del movimento di classe.
Questa ipotesi nasce subalterna dentro, nella sua cultura politica e nella sua composizione sociale.
1. Subalterna perché ritiene che il suo destino e la sua prospettiva non vada oltre una aggregazione di forze ecologiste e di sinistra neo-riformista che consenta di allearsi con il Partito Democratico per rimanere o riandare al governo. Alla luce dei pessimi risultati ottenuti in questo anno e mezzo di collaborazione e subordinazione al governo dell’Unione, tale prospettiva non può che essere vista con estrema preoccupazione.
A nessuno sfugge l’estrema vulnerabilità che deriva dalla condizione che vede i contraenti della Sinistra e l’Arcobaleno costretti a condividere una posizione comune. Già su temi decisivi come il welfare o il pacchetto sicurezza ci sono state profonde divisioni, ma adesso c’è anche la questione che o rimangono tutti nel governo o devono uscirne tutti. La dissonanza di anche uno solo dei soggetti contraenti da questa condizione metterebbe subito in crisi l’intera operazione.
2. Subalterna perché il processo costitutivo e la composizione sociale della Sinistra e l’Arcobaleno rispecchia e corrisponde esclusivamente al ceto politico, parlamentare, amministrativo, associativo, diventato maggioritario e determinante nel corpo sociale della sinistra italiana a tutto discapito dell’attivismo, della militanza, della partecipazione critica. Questo ceto politico dominante vede nella Sinistra e l’Arcobaleno l’ultima possibilità di sopravvivere come tale alla ristrutturazione del sistema politico messa in moto dall’impetuosa marcia verso il modello bipolare sostenuto apertamente dal Partito Democratico, da Berlusconi, dalla Confindustria e dai poteri forti.
3. Subalterna perché la chiave di lettura della situazione sociale del paese è completamente inadeguata e deviante rispetto la realtà. Il problema della regressione sociale complessiva in Italia, la precarietà del lavoro, del reddito, della casa, dell’istruzione, dei diritti civili, viene vissuta e agitata dai soggetti costituenti
I discorsetti su politica e antipolitica diventano allucinanti davanti alla percezione di massa che la sinistra e i comunisti al governo hanno acutizzato e non invertito la regressione sociale dei settori popolari.
4. Prigioniera di questa subalternità genetica,
Il problema non è solo l’abbandono del simbolo della falce e martello (i comunisti della Repubblica Ceca sono costretti ad avere come simbolo le ciliegie eppure sono il secondo partito del paese), il problema è che l’assenza di identità e di indipendenza politica disarma culturalmente migliaia di uomini e donne che si sono battuti in questo paese sia come militanti comunisti che come “militanti nomadi” del popolo della sinistra, consegnandoli all’egemonia del liberalismo e delle sue varianti “progressiste”. I comunisti hanno il diritto e il dovere di una ricerca e di un bilancio critico della propria esperienza storica, della propria funzione e della propria prospettiva. Liquidare tutto questo non è accettabile né per chi sente comunista anche nel XXI° Secolo né per chi ha maturato percorsi diversi nell’ambito dei movimenti o della sinistra di classe e antagonista.
5. Se questa è la natura sociale e il progetto de
In questi mesi è stato dimostrato praticamente che sui punti principali dell’agenda politica (ritiro delle truppe e basi militari, precarietà, lavoro, diritti civili etc.) può funzionare e agire una alleanza di soggetti sociali, sindacali e politici autonoma dagli apparati costituenti della Sinistra e l’Arcobaleno. Questa alleanza trae forza dalla realtà (la guerra, la regressione sociale del paese etc) e non dalle esigenze di sopravvivenza del ceto politico della sinistra.
Questo percorso di alleanza, indipendenza, iniziativa, costruzione di esperienze di resistenza e offensiva politica, sociale e sindacale, può dimostrare che “l’ultima spiaggia” esiste solo per chi è subalterno dentro. Ma per modificare questa realtà non sarà certo sufficiente una battaglia esclusivamente identitaria sui simboli o il rinvio di scelte decisive a battaglie congressuali che somigliano alla guarnigione della fortezza Bastiani nel deserto dei Tartari.
I comunisti, i lavoratori attivi, i militanti nomadi, gli intellettuali critici e indipendenti hanno imparato sulla propria pelle che la subalternità è la madre di tutte le sconfitte.
Apriamo subito il confronto in ogni città e in ogni occasione tra tutti i soggetti che non intendono rinunciare alla propria identità politica né ad una funzione anticapitalista e antimilitarista coerente.

Di ritorno dalla manifestazione di Roma per affermare la difesa dei beni comuni e dell'acqua come beni pubblici, accessibili a tutti. Bella. Anche se non molto partecipata. Non so dire quanta gente ci fosse. Ma non credo più di 10-15 mila. Pazienza. Magari poi metterò qualche foto. Intanto, sentivo una canzone della Banda Bassotti, Sveglia. Visto ciò che è successo negli ultimi giorni e vista la scarsa presenza alla manifestazione di oggi, ho pensato fosse giusto postarla, anche per quello che mi ha detto mia madre quando gli ho detto di quanto fosse stata poco partecipata. Lascia stare, la gente ha quel che si merita. Vedi che non gliene frega niente. Noi ancora che facciamo manifestazioni. Già... però sono comunista e finchè avrò un briciolo di forza, scenderò in piazza. Anche se dovessi rimanere l'unico a farlo.
SVEGLIA
Ti strappa dalle braccia di Morfeo una nota lunga e metallica WE ARE READY ma l'acqua fredda ed il caffè non riusciranno a cancellare dal tuo viso l'ultimo drink se guardo fuori penso che non mi va sul giradischi metterò KORTATU e la puntina itarsiera' Hay algo aquì que va mal e il solito tran tran ti portera' tra la gente Da troppo tempo ormai mi alzo presto la mattina L'eguaglianza tra la gente sopra un Volvo si allontana
Gente che lavora gente che produce Non si è accorta che D'alema è il loro nuovo duce
Dai USA stanno attaccando le truppe dello zar
Ma la plebe sempre a l'opra china senza ideale in cui sperar…'ndo sta?
Si fa largo tra le cambiali le bollette i pagherò Guarderà la TV nuovo Dixan ti dà di più Il bianco più delle tasche Ahi ahi che male fa sentirsi un caso dentro al cuor Lo saprà chi non ha più un po' di forza per combattere Chi si arrende… Sveglia più animo Sveglia più animo Sveglia più animo