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postato da andrij83 alle ore 21:19
mercoledì, 30 gennaio 2008

Allora, con questo post tenterò di spiegare la giustizia in Italia a voi beceri degenerati che parlate di giustizia senza sapere nulla di diritto penale, civile, costituzionale.

ASSOLTI:

Palermo - Assolto Totò Riina dal reato di mafia. Durante il mandato da Presidente del Consiglio, la sua maggioranza, aveva depenalizzato questo reato.

CONDANNATI:

Genova - 110 anni di carcere per 25 persone accusate di devastazione e saccheggio durante il G8

Firenze - 7 anni di prigione per «resistenza» a pubblico ufficiale durante le manifestazioni del 1999 contro la guerra della Nato contro la Jugoslavia.

Cosenza - chiesti 50 anni di carcere e 26 di libertà vigilata per la rete del sud ribelle accusata di voler sovvertire l'economia del Paese.

Cosenza 2 febbraioInfine... A volte succede che a Roma capitino anche di queste cose. Da Carta.org
Attivista di Action aggredito da neofascisti
CartaQui Roma e Lazio
Pugni, calci e insulti. E' stata un'aggressione premeditata quella di cui è stato vittima Paolo Vernini, il giovane attivista di Action che l'altro ieri sera, intorno alle 19.45, è stato malmenato da un gruppo di neofascisti di Fiamma Tricolore mentre stava lavorando come interinale alla stazione Termini. Una rappresaglia premeditata «perché – affermano i compagni del centro sociale La Strada - il gruppo era già passato nel pomeriggio e lo aveva insultato al grido di 'brutta zecca'. I neofascisti sono ripassati qualche ora dopo e hanno colpito Paolo con pugni, calci e colpi di cinghia. I medici hanno decretato 25 giorni di prognosi. L'agguato è scattato sotto le telecamere della metro e per questo speriamo vengano subito identificati gli aggressori che noi riteniamo essere militanti di Casa Pound». Netta la presa di posizione di numerosi esponenti politici. La consigliera regionale Anna Pizzo [indipendente Prc], oltre ad esprimere «piena solidarietà al ragazzo ferito», denuncia «il clima di impunità nei confronti di questi episodi» e sottolinea come «a distanza di otto mesi dai fatti di Villa Ada, ancora non esista ancora un vero colpevole. Alla luce di quanto avvenuto la scorsa sera, esigo un'assunzione di responsabilità da parte di tutti gli organi compenti, chiedo alla magistratura un'indagine approfondita e la chiusura delle sedi neofasciste».
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categoria : antifascismo, nazionale, in movimento

postato da andrij83 alle ore 23:09
giovedì, 24 gennaio 2008


FEDELI ALLA LINEA
anche quando non c'è
quando l'imperatore è malato
quando muore, è dubbioso, è preplesso

rifondazione

P.S. Piccola, lo so che dovrei stare a dormire, ma mi stava finendo di scaricare Ken Loach e non ho avuto il coraggio di spegnere... Così ne ho approfittato... Ora posso staccare.
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categoria : provocazioni, pensiero e dottrina

postato da andrij83 alle ore 10:18
mercoledì, 23 gennaio 2008

Stacchiamo per una volta la spina dall'Italia e dalle sue inutili beghe, giochi di forza e manovre sotterranee.

bandiera cubaNei giorni scorsi si sono svolte a Cuba le elezioni (e già, proprio le elezioni) generali per il rinnovo dei 614 deputati e i 1201 delegati alle Assemblee Provinciali del Poder Popular. Molte volte su Cuba si fa disinformazione, eppure quello che avviene sull'isola, è di una limpidezza che fa spavento. Altrimenti non si spiega come da più di 50 anni la Révolucion resista, nonostante un vile embargo, nonostante i tentativi di destabilizzazione provenienti dall'America, nonostante il contraccolpo che la caduta del blocco Sovietico avrebbe dovuto portare.

Eppure a Cuba è in corso un rinnovamento politico che non ha paragone con gli altri Paesi. Sicuramente non ha paragone con gli Stati Uniti, l'emblema della libertà e della democrazia, dove negli ultimi 20 anni hanno governato solo due famiglie, i Bush e i Clinton. E che con Hillary potrebbe continuare per, almeno, altri 4 anni.

Invece Cuba ha un Ministro degli Esteri di 40 anni. Giovane, se paragonato ai suoi omologhi di qualsiasi altro Paese. E in più, nato dopo la fine della Rivoluzione, in pieno "dominio" Castrista. Ma non è l'unica eccezione. Infatti, oltre il 60% dei candidati a queste ultime elezioni, sono nati dopo il trionfo della Rivoluzione e un'altra buona parte erano praticamente dei bambini hai tempi dello sbarco del Granma. E forse potrebbe colpire qualcuno il pensare che il 40% (quasi la metà!!!) dei candidati è donna e che il 78% di esse hanno un livello di istruzione universitaria. Anche ciò non credo abbia altri termini di paragone con altri Paesi.

E poi il fatto che stia legalizzando le unioni di fatto tra gay e lesbiche. Che sia iniziato il percorso di legge per riconoscere anche legalmente - sui documenti - i cambi di sesso. I centinaia e centinaia di medici che Cuba manda all'estero per far fronte ad emergenze sanitarie di alcuni Paesi.

Di seguito riporto un documento del CDR (Comitato Difesa Rivoluzione) di Roma, per fare un pò di chiarezza sul sistema elettorale cubano. Tutto questo non per dire che Cuba è il paradiso in terra o quant'altro. Anche Cuba come ogni altro Paese ha le sue difficoltà e i suoi problemi. Ma almeno, chi contesta l'isola e il suo sistema di gestione politica, avrà un elemento in più per giudicare e mettere in discussione le sue conoscenze o i suoi vuoti di conoscenza, fatti di decenni di disinformazione. Non sono il Papa, non pretendo di farmi portatore della verità. Voglio solo, tramite la dialettica e il ragionamento, arrivare ad una conoscenza più ampia e condivisa.

Dal 1976, considerata conclusa la fase “insurgente” della Rivoluzione, i cubani si sono dotati di un sistema elettorale originale, partecipativo e apartitico, il Partito Comunista non può presentare i propri candidati. Ogni 5 anni vengono eletti con suffragio universale ed a scrutinio segreto i 609 parlamentari che compongono l’Assemblea Nazionale del Poder Popular. Ed ogni 2 anni e mezzo, invece, vengono rinnovate le assemblee municipali e quelle provinciali del Poder Popular. I candidati alle assemblee municipali sono proposti e votati durante assemblee popolari e il PCC non può indicare i propri candidati. Il loro numero va da un minimo di 2 a un massimo di 8. Chi ottiene più del 50% dei voti al primo turno diventa delegato, altrimenti si procede con una seconda votazione e chi raccoglie più consensi viene eletto. La “campagna elettorale” prevede solo che vengano affisse le foto e i curricola dei candidati nei luoghi pubblici. Il mandato è revocabile e l’eletto è tenuto a rendicontare periodicamente la propria attività. Il salario che questi percepisce è pari a quello del lavoro che faceva prima di essere eletto, e che tornerà a fare dopo la fine del mandato. Non esiste quindi la figura del politico di professione. Il meccanismo per le assemblee provinciali e per quella nazionale, è simile, tenuto conto del più ampio numero di elettori. Attualmente il Parlamento cubano è composto per il 36% di donne e per il 35% da neri o meticci.

Come dice l'Ambasciatore di Cuba in Italia, riaffermando ancora una volta il diritto dell'isola all'autodeterminazione: "Questo è il nostro sistema per eleggere, magari non sarà perfetto, ma è il sistema che Cuba ha scelto per le sue elezioni".

Di seguito, giusto per non farci mancare nulla, un video di 7 minuti sempre del CDR-Roma. Buona visione.

   

 

Ultima cosa. Per correttezza dell'informazione devo dire che alcune cose le ho prese dal sito: www.granma.cu

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categoria : cuba, sud america, internazionale

postato da andrij83 alle ore 21:20
mercoledì, 16 gennaio 2008

Questo post è il primo di una serie. "Sono stanco della democrazia, rivoglio la dittatura... del proletariato". Provocatorio, antiquato, illuminante... fate voi!


"Ma allora la classe operaia esiste?" chiedeva o si chiedeva un giornalista in un suo pezzo, subito dopo la strage omicida della TyssenKrupp a Torino. Domanda degna di chi dovrebbe raccontare la società, ma non sa neanche cosa sia o come sia fatta. Di chi non sa come viva o meglio come tenti di vivere una grande, grandissima parte  - la maggioranza - dell'Italia e del Mondo.
Che la classe operaia sia sempre esistita e ancora esista lo so io che di un operaio sono figlio e lo sanno quelli che ogni giorno se ne vanno in fabbrica a sudarsi un salario indegno, magari rischiando pure di morirci, in fabbrica. Lo sanno i loro familiari.
Che poi la stessa fatica ad arrivare a fine mese accomuni oggi anche impiegati, lavoratori in genere, ma anche alcuni piccoli imprenditori, non dovrebbe stupire chi ogni giorno vive a contatto con loro.
Che la classe operaia, d'ora in poi proletaria, visto ciò che ho scritto appena su, esista, lo sanno anche i pensatori liberisti, i montezemolo, i marchionne, ecc... Loro probabilmente sanno che esistano, ma non avendolo mai vissuto in prima persona, non sanno cosa voglia dire arrivare a fine mese con i salari da fame che concedono. Loro sono solo preoccupati che le loro aziende producano sempre ricchi utili da dividere tra gli azionisti, a fare loro i profitti, il plusvaloresia. Il consumismo poi pensa al resto, ovvero a far si che, per dirla con Marx, che all'operaio sia concesso di avere soltanto di che vivere e di voler vivere solo per avere. In un rimando eterno. Che per alcuni si trasforma in una lotta contro i mulini a vento, per altri nel tentare di aprire nuove strade ai propri figli... Ma oggi, precarietà e flessibilità sono qui a stroncare questi tentativi.
E quindi, mentre la gente muore sul lavoro per arrivare a fine mese, loro sono lì a rifiutare un sacrosanto, quanto sempre indegno, aumento salariare di poco più di 100 €... chiaramente lorde. Ma non solo rifiutano, rilanciano. Un aumento ci può essere, di neanche 100€ lorde, ma solo inserendo quattro sabati obbligatori. Come dire, va bene avere una miseria in più nella miseria della busta paga, però a patto che te in fabbrica ci passi la vita... possibilmente senza rimettercela che gli avvocati costano. E, la TyssenKrupp insegna, anche l'ideare piani top-secret, dove si tenta di trovare una soluzione al fatto che i sopravvissuti al rogo e all'infamia di quell'azienda siano troppo in tv. La gente rischia di credere che davvero gli operai e i lavoratori siano sfruttati. Troppo Comunismo a Torino.

Sciopero generale

E va bene, forse si potrebbe fare a meno degli aumenti. Se ne potrebbe fare a meno se lo Stato, il governo, sia minamente vicino alla classe lavoratrice. E invece qualcuno si è reso conto che i costruttori e i loro soldi sono più utili dei lavoratori. E quindi i prezzi delle case vanno alle stelle. L'edilizia popolare non esiste. Le cooperative edilizie tanto meno. E infatti Veltroni a Roma vince con il 62% al primo turno. Sarà che sempre più il centro della città e per i ricchi, mentre gli altri, con mutui trentennali o quarantennali sbattuti in provincia. A seconda della 'ricchezza' a 30, 50, 100 km. dal centro.
Eppure a Roma sorgono quartieri su quartieri e uno si chiede... apparte tutti i soldi che la mafia può riciclare... chi cazzo se le può permettere 'ste case... e... a quale banca  uno ha dato il culo? Scusate la volgarità. Ma anche... ma siamo proprio sicuri che la mafia sia un cancro nel cuore dello stato... o lo stato è oggi un'eccezione in questo mondo di mafiosi.

Però ancora parlano di giustizia e parlano di libertà. Ma quale giustizia e quale libertà si possonoaut. op. costruire sulla fame e sulla povertà? Cito Luttazzi Daniele, pluricensurato ma secondo me sempre illuminante come pochi... "la libertà è tale sono se uno se la può permettere". Oggi ben pochi in giro se la riescono a permettere, credo.


Questo post avrebbe dovuto chiamarsi potere operaio, l'ho ribattezzato in potere proletario nel momento in cui lo stavo scrivendo e ho ragionato sul fatto che operaio sarebbe stato riduttivo.

P.S.2: Il Vaticano ha annullato la visita del Papa alla Sapienza. Ora tutti i "cattolici mentolati" sicuramente alzeranno i loro toni di protesta. Quello che è certo è che giustizia è fatta. Da un luogo dove si scambia del sapere, forze reazionarie non devono entrare. Questo post avevo iniziato a scriverlo ieri... quindi ho lasciato questo pezzettino inalterato... Spero di riuscire a scrivere un post anche su questo.
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categoria : provocazioni, nazionale, classe operaia, pensiero e dottrina

postato da andrij83 alle ore 18:03
sabato, 12 gennaio 2008

L'altro giorno... durante il mio websurfing quotidiano, neanche a farlo apposta mi sono imbattuto in tre articoli interessanti e in qualche modo collegati. Dario Fo, Daniele Luttazzi e dall'espresso su Beppe Grillo. Tutto sul mondo della satira è quello che gli ruota attorno: censura, attacchi, impegno politico, demagogia e populismo.

I link per ragionarci assieme:

Dario Fo:
http://www.rifondazionelazio.it/index.php?news=3863
Daniele Luttazzi:
http://www.danieleluttazzi.it/node/335
Su Beppe Grillo:
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/01/11/dubbi-certezze-e-liberta/


P.S. Mi sono recentemente imbattuto nel blog di Ramon Mantovani, deputato di Rifondazione Comunista. Un utile strumento per discutere con lui di alcuni temi. In un periodo dove c'è chi diventa famoso con blog che neanche gestisce personalmente e su cui non risponde, davvero una buonissima cosa. Sta tra i link, però per comodità ve lo linko anche qui: www.ramonmantovani.it
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postato da andrij83 alle ore 13:17
lunedì, 07 gennaio 2008

Quello che in questi giorni sta accadendo in Campania, parla direttamente alla Sinistra, la interroga... ma la Sinistra non sembra in grado di saper dare una risposta ferma e univoca a questo problema.

Dietro a questo disastro c'è il disastro che il capitalismo, il neo-libersimo e il consumismo stanno portando all'intero pianeta. Il sistema per cui tutto è immediatamente vecchio, obsoleto lega produzione e consumo in un vortice catastrofico.

E' qui la vera battaglia da fare. Contestare ciò che sta accadendo in Campania o schierarsi contro un nuovo inceneritore, gassificatore, ecc... non può che partire da una critica severa e profonda della società, degli attuali sistemi produttivi e dello stile di vita occidentale. Chiaro che la battaglia è difficile. Forse qualcuno avrà anche da ridire sul fatto degli stili di vita, ma imporre un mutamento della società non credo sia possiblie senza un mutamento di tutti coloro che compongono la società.

La battaglia è difficile anche e soprattutto perchè la sinistra, i comunisti, ormai non esercitano più egemonia culturale neanche all'interno dei loro ristretti confini. Non volendo entrare qui nel merito degli stati generali della sinistra, da più parti ho letto critiche aspre al fatto che tra i vari workshop, ne mancasse uno sulla comunicazione. Critiche a cui chiaramente, non fosse altro perchè quello sulla comunicazione è il mio ambito di studi, mi associo. Tra l'altro l'ultimo mensile di Carta, parla proprio di questi temi. 

La battaglia è difficile perchè oggi le giovani generazioni crescono davanti alla televisione che in ogni momento li bombarda con pubblicità su questo o quel prodotto. Già da piccoli somatizzano certi messaggi e certi stili di vita (qui, almeno a mio parere, sta buona parte dell'egemonia che i media esercitano). Crescendo non possono far altro che tendervi. Il fatto che oggi, già in prima elementare, i bambini abbiano un proprio telefonino e che ogni sei mesi lo cambino è un triste segnale.

Cambiare telefonino poi, comporta il problema di smaltirlo. Da qualche parte va messo. Nairobi (solo per fare un esempio) ha già preso tutti gli scarti dell'occidente. E' così arrivato il momento in cui il mondo ricco, si faccia carico di smalitre ciò che produce. Ma la soluzione non può essere solo il riciclo. Per vari motivi. Il più valido è che non tutti i prodotti e i materiali sono riciclabili. Esempio è la plastica di cui pochissimo può essere poi riutilizzato. Allora forse sarebbe il caso di non produrre così tanti beni. Ma chiaramente solo questo, basta per mettere in crisi l'attuale sistema neo-liberista, che fa leva sulla pubblicità e sul marketing per comunicare la necessità di consumare o di acquistare sempre l'ultimo prodotto.

I saldi, di cui ampio spazio hanno dato tutti i [tele]giornali e le varie trasmissione del pomeriggio, mattina, sera... comportano davvero acquisti di cui non si poteva fare a meno?

Se al riciclo non si accompagna una proposta alternativa del sistema di produzione e con esso della società in sé, siamo destinati ad affondare. Inutile sarà protestare o arrabbiarsi con il politico di turno. Tutto è solo il prodotto della società attuale.

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categoria : media, nazionale, locale, pensiero e dottrina

postato da andrij83 alle ore 09:57
venerdì, 04 gennaio 2008

Ancora un anno nuovo è iniziato. Anno spero importante per tante cose. Ma di questo 2008 credo ne parlerò tra un anno, se sarò ancora da queste parti. Quello che so è che sarà impegnativo, come del resto tanti altri.

Questo 2008 vorrei iniziarlo con un consiglio per tutti. Se avete spazi comuni, o conoscete librerie, o quant'altro, organizzate la presentazione di questo libro di cui qui sotto riporto la recensione.

Altra cosa. Ho aggiunto una tag: 'classe operaia'... andrà in paradiso?.. dopo una vita all'inferno?


A casa non ci tornoA ricordarci che nel nostro paese esiste ancora una classe operaia non possono essere per forza le tragiche morti bianche sul lavoro di centinaia di operai/e. Un modo può essere quello di conservare la memoria delle tante lotte che hanno accompagnato la storia del movimento operaio nella seconda metà del secolo appena trascorso.
Appunto questo è quello che fa Ines Arciuolo nel suo libro “A casa non ci torno” (Stampa Alternativa - euro 15), dove attraverso la sua esperienza personale di militante e di operaia alla Brionvega di Milano ed alla Fiat Mirafiori di Torino, fa rivivere le speranze, le lotte, le conquiste, ma anche le amarezze e le delusioni di un’intera generazione di uomini e donne che hanno vissuto il periodo che va dall’autunno caldo del ’69 ai piani di ristrutturazione padronale degli anni ’80-’90.
Fondamentale per la sua formazione umana e politica sono l’esperienza del quartiere popolare in cui trascorre la sua infanzia, la vita comunitaria dove si sa  tutto di tutti e l’influenza del padre comunista già ai tempi del fascismo: da loro Ines erediterà quella “visione collettiva della vita”, quella concezione del mondo che escludeva l’indifferenza e che metteva al primo posto “il culto dell’intelligenza, dell’onestà e della centralità dell’individuo”, che accompagneranno sempre la sua esperienza di vita, di lavoro, di militante politica.
Non apprende dunque dai libri Ines, ma dalle persone.La sua militanza politica comincia a 18 anni nel PCI, ma già nel ’68, dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, restituisce la tessera ed aderisce all’UCI M-L(Unione dei Comunisti Italiani Marxisti-Leninisti) . Ma,  “chiusa come un riccio in un moralismo intransigente”, maturerà in lei sempre più il disagio e poi il rifiuto dell’apparato, del settarismo, dell’obbedienza cieca ad una linea imposta dall’alto, sia esso partito o sindacato. Al punto che, quando dovrà scegliere se diventare “dirigente” nell’ambito politico o rimanere a lavorare in fabbrica, lei sa sempre da che parte stare e senza esitazione sceglierà quest’ultima.
1) Perché è in fabbrica e soprattutto sul rapporto con le operai/e non nei panni di “rivoluzionaria di professione” o “funzionaria di partito” che Ines è veramente se stessa, quello è il ruolo sociale, politico che sceglie. Nel suo agire politico Ines è donna, quindi privilegia la creazione di relazioni, vuole “stare dentro le cose,né sopra né sotto” e ci sta nelle cose con tutta se stessa, corpo e mente, attenta ad ascoltare i bisogni, i desideri delle persone con cui lavora, a creare dal basso quella solidarietà di classe che da idea diventa pratica quotidiana e “forza materiale”. Vive dall’interno l’entusiasmante stagione dell’’assalto al cielo” degli sfruttati e proprio nella città-fabbrica con il contributo determinante del Pci e dei sindacati è tra i 61 licenziati dalla Fiat nell’’80.
E da “comunista eretica” dopo il licenziamento  si avvicina all’esperienza della rivoluzione sandinista in Nicaragua (dove vive per 5 anni ), che pur all’inizio sente lontana dalle sue coordinate ideologiche. La conquista l’allegria del popolo, l’entusiasmo di tanti giovani, la loro partecipazione al processo di trasformazione rivoluzionaria, che vuole costruire “el hombre nuevo”. Ma anche lì “si abbatte l’ombra della delusione” nel constatare la burocratizzazione e la corruzione del gruppo dirigente, oltre al progressivo distacco dal processo rivoluzionario del popolo , sempre più sfinito dalle difficoltà economiche e dagli attacchi della “contra”.
Il suo rientro in Italia nell’’88 sarà triste, segnato dalle difficoltà a riconoscere luoghi e persone.
In una visita che fa a Caserta, ci descrive questi luoghi con i segni ancora evidenti del terremoto dell’’80, che diventa quasi una metafora della distruzione non solo materiale del paese, ma della crisi di tante ideologie, di tante speranze. La sofferenza è tanta, aggravata dalle difficoltà di trovare un lavoro. Si concede una pausa di riflessione per cercare di rispondere ai tanti perché, di riprendersi dal senso di sconfitta. Ma anche qui Ines si ripropone con leggerezza, con ironia, senza mai perdere di vista l’autocritica, la consapevolezza del contesto in cui ha operato. E quando ritorna un’altra volta a Caserta, alle sue radici, per ritrovare se stessa, questa volta il suo sguardo si posa dolce , carezzevole, riappacificato, sui luoghi dell’infanzia.
Il libro ha infatti un’andamento circolare, comincia dal suo quartiere e ritorna alla fine al suo quartiere, per concludersi con le parole della nonna Teresinella “ ‘A vita è nu suonno e l’ammore è ‘na pazzia”.
Grazie Ines per il ritratto umano intenso, partecipato, a volte commovente che ci hai dato di quegli anni, grazie per i tanti spunti di riflessione, tuttora validi ed attuali che ci hai consegnato.
Catania 2/1/’08                                            
Teresa Modafferi
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categoria : libri, media, nazionale, locale, in movimento, classe operaia, pensiero e dottrina