Tra un mese la Spagna va al voto. La chiesa cattolica non ha perso l'occasione per farsi sentire. Ha stilato una lista di dieci motivi per cui non votare il PSOE di Zapatero. Ora, non è che io sia un seguace di Zapatero, però certo che averlo in Italia non sarebbe male. Poi PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo), la dice lunga già dal nome, rispetto al nostro PD. Comunque di fronte all'attacco della chiesa cattolica Zapatero ha risposto in un modo che non so cosa darei per sentire un politico italiano qualsiasi dire le stesse cose. In parole povere ha detto (lo virgoletto ma vado a memoria): "è un'ingerenza inaccettabile da parte di una religione integralista". Ho sottolineato una religione perchè, se è vero che le parole sono importanti, il fatto di definirla una religione come le altre e non "la religione", ha già di per sè un grande portato. Quello che mi auguro ora è che nonostante tutto Zapatero rivinca le elezioni con un importante scarto, in modo da dare una lezione definitiva alla chiesa integralista cattolica spagnola.
Ma perchè in Spagna tutto questo è possibile e in Italia no? Eppure la Spagna non è di certo un Paese del nord Europa, maestra di democrazia. Ha vissuto fino a quarant'anni fa una delle dittature più lunghe, crudeli ed oscuranti dell'intera Europa, quella di Franco. La chiesa cattolica, proprio grazie agli ottimi rapporti con il dittatore, permea molti aspetti della società. E allora? E allora forse la colpa è della società civile. Probabilmente la colpa è della società civile. Forse proprio il fatto che la Spagna sia uscita da poco dalla dittatura riesce a far apprezzare al popolo le conquiste della libertà. Probabilmente in Italia, in molti, hanno dimenticato il valore della libertà. Ma perchè? Perchè l'Italia è condannata a questa perenne arretratezza. In un libro che sto studiando si prova a dare una spiegazione. Devo dire che aiuta a ragionare. Ne riporto il pensiero. Chiaramente premetto che io la colpa dell'arretratezza dell'Italia non la dò alla politica e ai politici, ma alla società civile. E del resto, alla società civile la dà anche l'autore del libro.
L'Italia è sempre stato un Paese arretrato, dove l'analfabetismo l'ha fatta da padrone. Non toccata nè dalla Rivoluzione Francese e dai suoi ideali illuministici, nè dalla riforma protestante che, convinta che con la bibbia sui propri tavoli i fedeli non avrebbero più avuto bisogno di un prete o del papa che facesse da intermediario, hanno portato all'alfabetizzazione di larghe fasce della popolazione - l'Italia è rimasta indietro. E' così passata dalla controriforma direttamente alla rivoluzione consumistica. Qualcuno ha colto nella tv una scorciatoia verso l'alfabetizzazione. Ma se questo mezzo ha effettivamente diffuso la conoscenza dell'uso colloquiale dell'italiano, non ha favorito una vera e propria alfabetizzazione. A questo si è accompagnata anche la dottrina De Mauro (definiamola così), secondo cui l'italiano insegnato nelle scuole non era più adatto ai tempi moderni. A scuola si insegnavano periodi complessi e parole fuori dall'uso comune. Quindi le persone istruite usavano questi tempi, ad esempio, nello scrivere sui giornali e, le persone meno istruite, non capendo la lingua dei giornali non li leggevano. Di fatto ogni tipo di alfabetizzazione politica era così impossibile. Ma semplificare il linguaggio anche attraverso l'insegnamento non ha avuto gli effetti sperati. Infatti, la lingua, prima che uno strumento di comunicazione, è cultura. Semplificare la lingua significa rinunciare a trasmettere una parte della propria cultura. Ciò porta ad un deficit di razionalità. Anche perchè non si hanno più gli strumenti necessari ad interpretare le difficoltà che in una lingua, lo si voglia o meno, per forza di cose ci sono. Nonostante questa semplificazione dunque l'alfabetizzazione politica non c'è stata. Poi la politica basata sulle immagini, che siano trasmesse dal video o siano le foto di cui i giornali oggi abusano, non hanno fatto altro che aumentare questo deficit di razionalità, non solo tra i cittadini ma tra i giornalisti stessi, che hanno iscritto nel proprio ruolo quello di controllori dello stato democratico. Cosa che associata ai giornalisti italiani fa venir voglia di ridere... per non piangere.
E' dovuto a questo la scarsezza della società civile italiana e dunque, di riflesso, della classe politica. E allora, anche pensare di trovare uno Zapatero in questo Paese appare oggi un miraggio. Così, la politica se ne approfitta. Tanto, chi è oggi in grado di togliere loro potere? O semplicemente di contestarne l'operato? Una società civile che si è fatta imbambolare dal tubo catodico? I giovani che stanno crescendo tra un grande fratello e un'università che più che un luogo di cultura sembra un grande magazzino della conoscenza?
Perchè l'Italia va a rotoli?
Questo qui di seguito è un commento - leggermente modificato e riadattato alle circostanze - che ho lasciato ad un post di Moltitudini. A questo è dovuto il suo stile colloquiale. Lo riporto, perchè quel post mi ha spinto ad un ragionamento che fino ad oggi non avevo mai fatto compiutamente su questo blog. E' l'idea che ho io della Sinistra italiana e di cosa dovrebbe essere. Un'idea che ho maturato da tempi lontani, dal G8 di Genova in poi. Un'idea che mi ha spinto ad aderire a Rifondazione, credendola veicolo importante per raggiungerla. Un'idea che, ne sono convinto, avesse anche Bertinotti inizialmente. Ma che poi, non so bene perchè, se per sviluppi nel suo modo di vedere la politica, interesse personale o chissà cosa, ha perso di vista. Per una comprensione maggiore di questo post è, a mio modo di vedere, necessario leggere anche il post di moltitudini (link).
Buona lettura.
La presa di posizione sulla fertilità delle posizioni psiuppine me l'aspettavo, visto il tuo pensiero politico. Cmq, trovo anch'io che abbia prodotto cose molte interessanti quell'area politica. Forse perchè non bloccata dall'eccessiva burocratizzazione del PCI. E dopotutto credo che la parziale convergenza di queste due idee - per molti versi contrapposte - che ci fu in Rifondazione all'epoca della sua fondazione fu un fatto davvero positivo.
Che dire. Posso essere d'accordo che all'Italia sia sempre mancata una forza socialdemocratica seria. Ma questo solo perchè avrebbe potuto eliminare la contrapposizione PCI (Unione Sovietica) - DC (Stati Uniti), che di fatto ha bloccato per tutta la prima repubblica l'alternanza di governo. Il fatto che
Apparte questo, non vedo e continuerò a non vedere alcun motivo per cui il PCI avesse dovuto abbandonare la sua collocazione internazionale e le sue posizioni.

D'accordo anche sull'inutile svolta del PDS.
Tra l'altro, proprio stamattina parlavo con un Compagno, approposito della "Sinistra l'Arcobaleno". Del fatto che Bertinotti spinga per affermare una forza socialdemocratica.
Dicevo a lui quello che tu hai scritto approposito del PDS. Ovvero che oggi non avrebbe senso. Una politica socialdemocratica oggi non avrebbe ragione di esistere. Oggi si è andati oltre. O sei liberista o sei anti-liberista. Da questo binomio non si può sfuggire.
Io, l'avrai capito, probabilmente avrei militato nel PCI fossi nato trent'anni prima, però non sono così geloso della falce e martello o del nome comunista. Non è un aggettivo o un simbolo che mi qualificano o squalificano, a seconda di come uno lo voglia vedere. Io sarei anche pronto ad abbandonare tutto questo per un nuovo soggetto, unitario e plurale per usare dei termini in voga.
Ma non per dare vita ad una socialdemocrazia. Durante il congresso del 2005 andando per circoli a presentare il documento congressuale dell'Ernesto, mi soffermavo spesso sul fatto che Bertinotti citasse, nel suo documento e nei suoi discorsi proprio Godesberg. Credo che oggi continuerò a farlo. Perchè si vende come il futuro della sinistra italiana, un'idea di politica nata oltre 60 anni fa e che, negli stessi Paesi dove trovò seguito è difatto affossata. Oggi le socialdemocrazie sono il Labour, l'SPD, il Partito Socialista Francese. Coerentemente con la loro storia si sono evolute. La stessa Die Linke, alla quale Bertinotti guarda con sempre maggiore interesse, non aspira di certo ad essere una socialdemocrazia. Sta creando cose diverse. Per questo non accetta, a nessun livello, compromessi di governo con
Senza contare che noi dobbiamo fare questo soggetto con Sinistra Democratica che non è mai stata una forza socialdemocratica e che quindi non ha nel suo dna neanche questa storia politica.
Lo ripeto, se sinistra deve essere, dev'essere anti-liberista, all'opposizione, perchè, se una politica riformista e socialdemocratica si poteva sostenere nei confronti del modello capitalista (per motivi legati al modo di produzione, fordista, tutto all'interno di confini nazionali) una politica di riforme del sistema liberista non è possibile. Non almeno su scala nazionale... e neanche europea.
Dopottutto, e chiudo, io oggi sembro l'ultimo dei difensori del comunismo in Italia e quant'altro. Ma per me non è così. Io la mia militanza l'ho sempre fatta anche in associazioni (Greenpeace prima, Attac ora) dove da nessuna parte c'è l'appellativo comunista. Ed è dai tempi della mia militanza in Greenpeace che sono convinto che oggi è possibile trovare il coraggio di superare il vincolo con quell'appellativo, ma per un progetto politico ben chiaro e, con i giusti interlocutori. A mio parere i giusti interlocutori non sono Mussi e Pecoraro Scanio, ma i movimenti alter-mondisti, raccolti attorno ai Forum Sociali.
Ovvio, che non metto in dubbio la natura Partitica e Parlamentarista.