DIRLO IN MUSICA

5 per 1000
Contro il neo-liberismo ATTAC ITALIA CF 91223590372

PRC: 7° CONGRESSO

CHI SONO
Blogger: andrij83
Nome: Andrea Oleandri
"Le condizioni, le circostanze imponevano una rivoluzione (...) Solo la gioventù ha il coraggio, la passione e la purezza per compiere delle vere rivoluzioni". J.P. Sartre
DA DOVE ARRIVO...

...DOVE SONO

essere comunisti

FINO A QUANDO UNA BANDIERA ROSSA NON SVENTOLERA' SUL TETTO DEL MONDO...

A TUTTI COLORO CHE LOTTARONO PER LA NOSTRA LIBERTA'

...FOTOGRAMMI...
www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from Andrea_Oleandri. Make your own badge here.
CONTATORE
*loading* visitatori Locations of visitors to this page
LA MIA LIBRERIA
APRITE I VOSTRI OCCHI

Evo Morales, Nobel per la pace 2007

Supporta la causa di Monfalcone

NO TFR NEI FONDI PENSIONE

ACQUA BENE COMUNE

sbattezzamoci con l'UAAR

Boicotta Coca-Cola

Kurdistan Libero!

LA MIA CREATURA

nella vita bisogna anche divertirsi: - IGUANA CLUB - dei fratelli

www.iguanaclub.it

CHE LI CONDIVIDA O MENO, FREQUENTO QUESTI POSTI

A POMEZIA

DISCLAIMER
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001. L'Autore dichiara di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi all'Autore, nemmeno se il commento viene espresso in forma anonima o criptata. Alcune delle foto presenti su questo blog sono state reperite in internet: chi ritenesse danneggiati i suoi diritti d'autore può contattarmi per chiederne la rimozione.
BOTTONI
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder
Template by: Pannasmontata

Image by: Andrea Oleandri

Distributed by:
Pannasmontata Templates
and : Non solo template

postato da andrij83 alle ore 19:53
domenica, 30 marzo 2008

Jean-Marc BoujuJean-Marc Bouju, France, The Associated Press
World Press Photo of the year: 2003
Permalink ? commenti (1)? commenti (1)(popup)
categoria : medio oriente, guerra, internazionale

postato da andrij83 alle ore 11:12
sabato, 29 marzo 2008

Post dovuto ad una cosa che ho visto stamattina, che tra le altre cose mi ha fatto pensare ad un'altra cosa che ho visto l'altro ieri.
Mentre colazionavo facevo un pò di zapping. Il sabato mattina su canale 5 fanno una specie di tribuna politica con un rappresentante di un partito alla volta.
Nel momento in cui ho acceso c'era Fernando Rossi di per il bene comune. Fernando Rossi, ex senatore eletto nelle liste del PdCI, spiegava che il governo Prodi e bla bla... che lui aveva il mandato degli elettori e bla bla... ad un certo punto dice che ha fatto esperienza in questi due anni, che ha incontrato gente e che ha imparato cose nuove. Come ad esempio, quattro giorni dopo la caduta del governo Prodi, che la Banca d'Italia è privata. "Io pensavo fosse statale" ha detto. Mi sono alzato e ho spento la tv.
Ora dico, cazzo, uno che ha fatto il senatore non sapeva che la banca d'Italia è privata? Che è posseduta da altre banche? Ma quali inutili uomini vanno in Parlamento e si candidano. Ma soprattutto come cazzo si fa a dargli il voto? Neanche le basi. Probabilmente Rossi quando Fazio si era attaccato alla poltrona di governatore pensava che la colpa fosse di Berlusconi che non lo voleva rimuovere. Probabilmente quando Ferrando nel suo programma scrive di voler nazionalizzare le banche, Rossi pensa che Ferrando vuole fare una cosa che già esiste. Mi sono indignato davanti a cotanta ignoranza. Ora, io non dico che bisogna essere degli economisti, ma almeno le basi. Rossi saprà che l'italia è una repubblica parlamentare o anche lui pensa che noi eleggiamo il governo andando a votare?
Che gran pena.
Tra l'altro, questa cosa mi ha fatto ripensare a un'altra tribuna politica che ho visto su rai tre. C'erano uno di forza nuova, l'operaio della thyssen candidato con la Sinistra l'Arcobaleno, sempre Rossi ed un idiota della lista no euro.
Ora, apparte lo spessore politico ampiamente sotto le soglie del sopportabile, il giornalista ha posto una domanda al candidato del no euro. Perchè non volevano la moneta. Lui ha risposto che uno dei motivi è che l'euro è moneta emessa dalla banca centrale europea, banca privata, con governatori non nominati dai cittadini... Oh... che scandalo.
Ora, anche lì mi sono sentito sfiduciato e incazzato. Ma dico uno dei presenti, compreso il giornalista, non avrebbero dovuto chiedere, "scusi, ma la banca d'italia come ha sempre funzionato"? Lei ha mai votato per eleggere il governatore?
Maledetti ignoranti.
Ora, io non pretendo di essere perfetto e di sapere tutto. Ma io infatti non mi sto candidando alla Camera dei Deputati o al Senato della Repubblica. Ho rispetto di me stesso.

P.S. Se la punteggiatura è messa a cavolo scusatemi. L'ho scritto di getto. Che devo decidere cosa mangiare e a mezzogiorno e qualcosa partire per Roma. Poi dovrei anche studiare... ma questa è tutta un'altra storia.
Permalink ? commenti (8)? commenti (8)(popup)
categoria : nazionale

postato da andrij83 alle ore 09:45
giovedì, 27 marzo 2008

In questo periodo sono molto impegnato su più fronti, di cui quello elettorale è l'ultimo. E ci tengo a sottolinearlo. Detto ciò, viene da sé che non ho molto tempo di scrivere sul blog. Idee e cose da scrivere ne avrei e più avanti lo farò. Intanto riporto articoli di altri che sento di condividere. Questo che riporto è di Alessandro Dal Lago, noto sociologo italiano, ed è apparso su Liberazione del 25 marzo. Il titolo del pezzo è anche il titolo del post.

Mi hanno chiesto di sottoscrivere un appello per la Sinistra arcobaleno. Sono un po' in imbarazzo perché sta per uscire un mio breve pezzo su "Micromega" in cui, tra il serio e il faceto, ma con amarezza, dico che oggi, a un meno di un mese dalle elezioni, non voterò il Pd, in quanto partito centrista di cui non condivido praticamente nulla, ma non voterei nemmeno la Sinistra arcobaleno, perché sono un elettore (di Rifondazione) profondamente deluso.
A rischio di sembrare tentennante o pentito, accolgo l'appello, ma resto profondamente deluso. Andrò a votare la Sinistra arcobaleno solo perché una voce di sinistra sopravviva nel nostro desolante panorama politico, non perché condivida gran parte di ciò che ha fatto negli ultimi due anni. Non sono iscritto a un partito (non lo sono mai stato) e ho rapporti del tutto labili con la società politica: qualche dibattito, appelli. Ho collaborato con realtà della sinistra radicale in materia di diritti umani e sociali. Scrivo sul Manifesto e qualche volta su Liberazione . Sono un po' disimpegnato, forse. Ma dal mio punto di vista di cittadino qualunque, i due anni trascorsi sono stati peggio che depressivi. Non una delle ragioni per cui avevo votato nel 2006 ha trovato soddisfazione pratica nell'azione della sinistra radicale al governo. L'abolizione dei Cpt. Interventi reali contro il precariato. Il ritiro dall'Afghanistan. Pacs e Dico. La commissione di inchiesta su Genova. La laicità dello stato, e così via. So bene che i tre partiti della sinistra allora al governo ci hanno anche provato, ma non ci sono riusciti, per i motivi che sappiamo. Aggiungo che l'immissione dell'ex-sinistra Ds nell'arcobaleno non mi riempie di gioia. Scusate la franchezza, ma se Mussi si fosse occupato un po' di più, e con idee più chiare, del suo ministero, l'università, l'istituzione in cui opero, non sarebbe al collasso (perché di questo si tratta). Dubito fortemente che i docenti universitari di sinistra lo voteranno. Ma quello che ritengo veramente indigesto è il contrasto tra la realtà e la retorica. Il modo verticistico con cui le quattro formazioni si sono aggregate. Una composizione delle liste, che non rispecchia la società italiana, ma il modo in cui il ceto politico vede la società italiana. L'usura di leader che hanno frequentato troppo Porta a porta e Ballarò . L'ammiccamento spesso strumentale alle realtà di base o antagoniste. E smetto qui, anche se la mia lista è molto più lunga. Sì, se a rappresentare in parlamento un minimo di decenza resterà solo, per dire, una Bindi, sarebbe una tragedia storica. E per quello confermo che andrò a votare. E quindi sottoscrivo l'appello. Ma credo che in questo paese una sinistra debba ricominciare in luoghi ben diversi dal parlamento e dal governo.

Permalink ? commenti (7)? commenti (7)(popup)
categoria : nazionale, locale

postato da andrij83 alle ore 13:28
mercoledì, 19 marzo 2008

Riporto un post che reputo interessante. Ora, sul Tibet non ho una posizione ben precisa. Non sono a conoscenza di come stiano le cose. Non ho una grande stima del Dalai Lama e non mi piace la piega che ha preso la Cina. Non sono neanche uno di quelli che si felicitava della repressione della polizia durante il g8 di Genova e oggi è inorridito di quella cinese in Tibet. I due pesi e le due misure non mi appartengono.

Ripeto, non ho una posizione perchè conosco poco le vicende. Per questo riporto questo articolo. Potrebbe servire ad aprire nuove riflessioni. L'autore non so chi sia. Se lo scopro lo aggiungo.

Menzogne americane sul Tibet e sul Dalai Lama.

Media commerciali e ufficiali propongono incessantemente la versione americana del tormento che il Tibet avrebbe subito dall’aggressore e sterminatore cinese.

L’imperialismo occidentale cerca incessantemente di promuovere la secessione del Tibet dalla Cina. Perfino una certa sinistra in buona fede si fa portavoce di questa posizione per subalternità o mancanza di conoscenza.
E veniamo ai fatti.

La sovranità cinese sul Tibet ha alle spalle secoli e secoli di storia. Il Tibet è territorio cinese dal tempo in cui in Europa non esistevano ancora gli Stati nazionali. I primi a mettere in discussione la sovranità cinese sul Tibet sono stati i fautori dell’imperialismo britannico. (1)(2)
Come si legge in un manuale di storia asiatica (uno qualunque), i tentativi di distruggere la sovranità cinese sul Tibet sono la conseguenza di una politica volta allo “smantellamento della Cina”. (3)
Non sono soltanto i comunisti cinesi a considerare il Tibet parte della Cina. Sun Yat-sen, primo presidente della Repubblica nata dal rovesciamento della dinastia Manciù, ne era convinto. Quando gli inglesi gli chiesero di partecipare attivamente alla Prima Guerra Mondiale per poter recuperare
alla Cina i territori che la Germania le aveva strappato, lui rispose: “Voi vorreste strapparci anche il Tibet!”. (4)
Prima della guerra fredda Washington riconosceva che il Tibet era territori cinese. Ancora nel 1949 il Dipartimento di Stato Americano pubblicò un libro sulle relazioni USA-Cina con una mappa che mostrava tutta la Cina, Tibet incluso dunque. (5)

Tuttavia, con l’avanzare del Partito Comunista Cinese e quindi con l’avvicinarsi al potere di un chiaro Partito di massa antimperialista, Washington cominciò a manipolare la realtà. Gli inizi di questa
manipolazione possono essere rintracciati in una lettera del 13 gennaio 1947 al Presidente americano Truman da parte di Gorge R. Merrel, incaricato d’affari USA a Nuova Dheli. La lettera riguardava la “inestimabile importanza strategica” del Tibet e recitava: “Il Tibet può pertanto essere
considerato come un bastione contro l’espansione del comunismo in Asia o almeno come un’isola di conservatorismo in un mare di sconvolgimenti politici”. E aggiunse che “l’altopiano tibetano […] in epoca di guerra missilistica può rivelarsi il territorio più importante di tutta l’Asia”.
Questi particolari sono tratti da un autore americano per decenni funzionario della CIA. L’Autore evidenzia come il contenuto di questa lettera sia quasi combaciante con la visione imperialistica che aveva a suo tempo l’Inghilterra vittoriana impegnata nel “grande gioco” dell’espansione in Asia. (6)
Il separatismo tibetano diviene uno strumento dell’imperialismo americano o, meglio, per dirla come il funzionario della CIA, diviene uno strumento degli “interessi geopolitica USA” per costringere il nuovo governo comunista di Mao a disperdere le forze, ponendo quindi le condizioni per un “cambiamento di regime a Pechino”.

Per portare a compimento questi “interessi geopolitici USA”, vennero addestrati “guerriglieri” nel Colorado e poi paracadutati in Tibet e riforniti per via aerea di armi, munizioni, apparecchiature ricetrasmittenti, ecc. A tali guerriglieri la CIA aggiunge la “collaborazione dei banditi Khampa di vecchio stile”. (7)
In questo contesto si sviluppa la “rivolta tibetana” del 1959. E’ ancora il funzionario della CIA, Knaus, a raccontare i fatti: la rivolta faceva seguito ad un tentativo fallito da parte dei servizi segreti
americani di provocare disordini in Cina a partire dalle Filippine; come disse un esponente della CIA, lo scatenamento della rivolta aveva “poco a che fare con l’aiuto ai tibetani”, perché lo scopo era quello di mettere in difficoltà i “comunisti cinesi”. Era la stessa logica che i servizi segreti americani usavano in Indonesia per “aiutare i colonnelli ribelli indonesiani nel loro sforzo di rovesciare Sukarno”, reo di essere troppo tollerante verso i comunisti di quel paese. (8) Come è noto il colpo di Stato verrà portato a termine grazie alla CIA nel 1965, col massacro di centinaia di migliaia di comunisti o di elementi tolleranti verso i comunisti. Sarebbero state meno feroci le forze finanziate e addestrate
dalla CIA in Tibet se avesse vinto il separatismo? (9)

Penso che sia interessante far sapere che fu un agente della CIA a organizzare la fuga del Dalai Lama dal Tibet: questo agente visse più tardi nel Laos “in una casa decorata con una corona di orecchie strappate dalle teste di comunisti morti”, come ci informa un docente americano su una
rivista USA. (10)

Dopo il fallimento in territorio cinese della rivolta tibetana, i servizi segreti americani danno inizio ad una campagna mediatica in occidente. Nonostante che il Dalai Lama fosse considerato allo stesso modo dei colonnelli macellai indonesiani, come il capo della rivolta reazionaria anticomunista filo-occidentale, ora viene santificato. Diventa il leader della non violenza. Lo stesso buddismo tibetano diventa una dottrina e una tecnica spirituale sublime. L’industria cinematografica americana si
adopera per proporre incessantemente questo falso mito.

Ma la storia ha dei precedenti. Quando agli inizi del Novecento gli inglesi e la Russia si contendevano il Tibet, regione della Cina, correva voce che lo Zar in persona si fosse convertito al buddismo. (11)

Oggi, invece, sono la CIA e Hollywood ad essere convertiti al buddismo. Una conversione che ha del miracoloso se si pensa che l’Occidente ha sempre disprezzato il buddismo tibetano come sinonimo di dispotismo orientale, con la sua figura di Dio-Re. Basti ricordare il disprezzo dei padri della
cultura occidentale come Rousseau, Herder e Hegel. Fino ai primi anni del 1900 i lama sono considerati una “incarnazione di tutti i vizi e di tutte le corruzioni, non già dei lama defunti”. (12)

Quando la Gran Bretagna si accinse poi alla conquista del Tibet lo fece in nome della civiltà contro “quest’ultima roccaforte dell’oscurantismo”, per civilizzare “questo piccolo popolo miserabile”. (13)

Oggi la propaganda americana cerca di rimuovere l’infamia della teocrazia tibetana. Come illustra lo stesso storico Morris, quello che era in carica agli inizi del ‘900 “era uno dei pochi Dalai Lama ad aver raggiunto la maggiore età, dato che la maggior parte di loro veniva eliminata durante la
fanciullezza a seconda della convenienza del Consiglio di Reggenza”. (14)

Stando a quanto affermano Hollywood e la CIA, il buddismo tibetano è divenuto sinonimo di pace e tolleranza, oltre che di elevata spiritualità. Seguendo l’ideologia imperialistica anticomunista occidentale, “i tibetani sono dei superuomini e i cinesi dei subumani”. (15)

La teocrazia oscurantista tibetana è santificata dai media commerciali americani al servizio degli strateghi militari. La struttura castale si manifesta anche dopo la morte: il corpo di un aristocratico viene cremato o inumato, mentre i corpi della massa vengono dati in pasto agli avvoltoi.
Poco tempo fa era l’“International Herald Tribune” che descriveva come durante i funerali di plebei fosse il sacerdote che staccava pezzo per pezzo la carne dalle ossa per facilitare il compito degli avvoltoi.
La descrizione era minuziosa e seguita da uno studioso che spiegava il tutto in chiave “ecologica”. (16) Lo studioso non chiariva però perché all’equilibrio ecologico doveva contribuire solo il corpo dei plebei.

Vorrei chiarire la mia posizione: io non condanno queste pratiche disumane perché potrei rimanere vittima della mia cultura italiana; dovrei essere un tibetano per condannarle; ad ognuno la sua cultura. Io condanno il fatto che gli occidentali imperialisti appoggino pratiche così disumane per noi,
sostengano movimenti sanguinari come il buddismo tibetano e siano pronti ad inventarsi ogni peggiore frottola (molto meno disumana) su falsi crimini di Cuba, di Saddam, di Pechino e di tutti gli avversari, salvo santificare la reazione più assoluta.

 Nel Tibet precedente alla Rivoluzione la teocrazia riduceva in schiavitù o servaggio la stragrande maggioranza della popolazione. Come scrisse uno scrittore radicalmente anticomunista,
le riforme realizzate dal 1951 hanno “abolito feudalesimo e servaggio”. (17) La Rivoluzione abolì anche la teocrazia incarnata nel Dio-Re che pretendeva e pretende ancor oggi di essere il Dalai Lama. Fu attuata la separazione tra potere religioso e potere civile.

La Rivoluzione ha significato per i tibetani l’accesso a diritti umani prima del tutto sconosciuti, un miglioramento del tenore di vita e un sensibile prolungamento della vita media. E ciò è malgrado i media universalmente riconosciuto da tutti gli esperti analisti della regione.
La Cina di oggi garantisce alla Regione Autonoma Tibetana libertà che non ha mai conosciuto in tutta la sua storia passata e recente. La regione tibetana, oltre ad avere il bilinguismo con prima lingua il tibetano, vede garantiti altri diritti nazionali quali la preferenza a favore dei tibetani e delle altre minoranze nazionali per quanto riguarda l’ammissione all’università, la carriera pubblica, ecc. (18)

Il santificato Dalai Lama viene insignito del Premio Nobel. Ma cosa chiede questo personaggio che si proclama Dio-Re? “Esige la creazione di un Grande Tibet, il quale includerebbe non solo il territorio che ha costituito il Tibet politico in età contemporanea, ma anche aree tibetane nella Cina occidentale, in larghissima parte perse dal Tibet già nel diciottesimo secolo”. (19) E poi esistono tibetani in Bhutan, Nepal, India. Tutti i loro territori dovrebbero far parte del Grande Tibet. Si tratta della pretesta di Hitler di riunificate nello lo stesso Stato tutti i territori che erano abitati da maggioranza tedesca. Il principio “nazionale” del Dalai Lama è quello di Hitler, con la sola differenza che del nazional-socialismo il Dalai Lama non ha neppure un briciolo di “socialismo”. E’ solo puro
nazionalismo esasperato ai massimi livelli.

Ora, questa santità, Premio Nobel per la Pace, odia profondamente gli uomini che hanno la pelle gialla e parlano il cinese. Un odio viscerale, razzista, tanto che, quando l’India procedette al riarmo nucleare, trovò il suo più fiero sostenitore nel Premio Nobel, il Dalai Lama.
Ma, ci domandiamo, almeno il multimiliardario Dalai Lama rappresenta il popolo tibetano? Risposta: nemmeno per sogno! E’ perfino il “Libro Nero del Comunismo” a riconoscere che un’elementare analisi storica “distrugge il mito unanimista alimentato dai partigiani del Dalai Lama”. (20)
Alla liberazione pacifica del Tibet nel 1951, che portò alla caduta del regime teocratico, vi fu una resistenza accanita dei gruppi più reazionari e delle classi dei privilegiati, ma i comunisti poterono contare sull’appoggio della stragrande maggioranza della popolazione civile. Gli autori più anticomunisti e anticinesi del pianeta-Occidente si scagliano così contro la plebe tibetana, colpevole di “essersi collegata subito col regime comunista”; anche i monaci sono dei farabutti che “non esitano ad augurarsi che ‘presto sia liberato’ il Tibet” e che commettono il crimine di fraternizzare con i comunisti e l’esercito Popolare di Liberazione.

Per questi autori è inconcepibile come il Dalai Lama sia disprezzato non solo dalla maggior parte del popolo, ma anche da ampi settori religiosi tibetani. Ancora nel 1992, nel corso di un suo viaggio a Londra il Dalai Lama è oggetto di manifestazioni ostili da parte della più grande organizzazione buddista in Gran Bretagna, che lo accusa di essere un “dittatore spietato” e un “oppressore della libertà religiosa”. (21)

NOTE:
Le informazioni di questo articolo sono ricavate da Domenico Losurdo, “La
sinistra, la Cina e l’imperialismo”, ed. La città del Sole, Napoli.
La sua opera di informazione è indispensabile sull’argomento.
(1) Owen Lattimore, 1970, “La frontiera. Popoli e imperialismi alla
frontiera tra Cina e Russia”, Einaudi, Torino.
(2) Jacques Fernet, 1978, “Il mondo cinese. Dalle prime civiltà alla
Repubblica Popolare”, Einaudi, Torino.
(3) Jan Romein, 1969, “Il secolo dell’Asia. Imperialismo occidentale e
rivoluzione asiatica nel secolo XX”, Einaudi, Torino.
(4) Sun Yat-sen, 1976, “L’imperialismo dei bianchi e l’imperialismo dei
gialli”, in “I tre principi del popolo”, Einaudi, Torino.
(5) Herbert Aptheker, 1977, “America Foreign Policy and The Cold War”
(1962), Krauss Reprint Millwood, N.Y.
(6) Jhon Kenneth Knaus, 1999, “Orphans of the Cold War. American and the
Tibetan Struggle for Survival”, PublicAffairs, N.Y.
(7) Come sopra.
(8) Come sopra.
(9) Domenico Losurdo, 1999, “La sinistra, la Cina e l’imperialismo”, La
città del Sole, Napoli.
(10) Daniel Wikler, 1999, “The Dalai Lama and the CIA”, in “The New York
Review of Books”, 23 settembre.
(11) James Morris, 1992, “Pax Britannica”, The Folio Society, London.
(12) Donald S. Lopez Jr., 1998, “Prisoners of Shangri – La. Tibetan
Buddhism and the West”, University of Chicago Press, Chicago and London.
(13) Vedi nota 11.
(14) Come sopra.
(15) Vedi nota 12.
(16) Seth Faison, 1999, “In Tibean ‘Sky Burials’, Vultures Dispose of the
Dead”, in “International Herald Tribune, 6 luglio.
(17) Melvyn C. Goldstein, 1998, “The Dalai Lama’s Dilemma”, il “foreign
Affairs”, gennaio-febbraio.
(18) Seth Faison, 1999, “for Tibetans in Sichuan, Life in the Shadow of
Intollerance”, in “International Herald Tribune”, 1 settembre.
(19) Vedi nota 17.
(20) Courtois et al., 1998, « Il Libro Nero del Comunismo », Mondaori,
Milano.
(21) Vedi nota 12.
Permalink ? commenti (4)? commenti (4)(popup)
categoria : media, internazionale

postato da andrij83 alle ore 14:00
giovedì, 13 marzo 2008

L'esperienza fatta fino ad oggi insegna che gli affidamenti dell'acqua in mano ai privati oltre a peggiorare il servizio, portano aumenti spropositati delle bollette con successivi stacchi dell'utenza. Per info: www.acquabenecomune.org
Il mito delle privatizzazioni è ormai fallito. Quante volte però avete sentito fare paragoni tra servizi quando erano pubblici rispetto ad oggi che sono privati? Qualche tempo fa è stato pubblicato uno studio interessante su questi temi. Vi consiglio di leggerlo il libro. (LINK)
Di seguito riporto i capitoli dei programmi elettorali sui temi dell'acqua. Pensateci nel decidere chi votare e se andare a votare o meno.
 
La Sinistra L´Arcobaleno
 
Punto 7.
.... La Sinistra l´Arcobaleno propone la ripubblicizzazione dei servizi idrici ...
 
Sinistra critica
 
Punto 10.
 ... Vogliamo la tutela delle acque e la riduzione del consumo di acqua da parte di industrie e agricoltura
 
Partito Democratico
 
Punto 9. b) 
... È indispensabile che i cittadini/clienti (siano essi famiglie o imprese) possano godere dei vantaggi derivanti da un mercato nel quale più operatori competono tra loro sul prezzo e sulla qualità del servizio (...) la possibilità di scegliere tra offerte diverse è quindi un presupposto indispensabile. Là dove questo non sia tecnicamente possibile (ad esempio nella gestione di reti) il fornitore del servizio, per un tempo predefinito (che consenta gli investimenti necessari, ma non pregiudichi la possibilità di nuovi, futuri fornitori) va individuato attraverso Gare che siano aggiudicate sulla base del fondamentale criterio di incrementare i benefici dei cittadini/clienti .....
 
Popolo della libertà
 
Missione 1: rilanciare lo sviluppo / punto 4: liberalizzazioni
 
Liberalizzazione dei servizi privati e pubblici per migliorare il rapporto qualità/prezzo a favore dei consumatori a partire dal carico delle bollette
Permalink ? commenti (3)? commenti (3)(popup)
categoria : nazionale, locale

postato da andrij83 alle ore 10:06
lunedì, 10 marzo 2008

14 - 15 - 16 MARZO 2008
FORUM ITALIANO DEI DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
ACQUA PUBBLICA, DAL BASSO SI PUÒ !
Manifesto_Eventi_14-15-16_MarzoA4_altissima_risoluzione
TRE GIORNI PER L’ACQUA PUBBLICA :

- per fare il punto sul percorso sin qui compiuto e sulle prossime tappe da intraprendere per consolidare ed estendere le battaglie condotte dal popolo dell’Acqua ;

- per dare forza alla vertenza in corso sul territorio della provincia di Latina ;

- per dimostrare con la presenza concreta che la battaglia per la ripubblcizzazione dell’Acqua nell’Ato di Aprilia-Latina è una vertenza di tutto il movimento per l’Acqua.

www.acquabenecomune.org

Permalink ? commenti (4)? commenti (4)(popup)
categoria : nazionale, locale, in movimento

postato da andrij83 alle ore 13:25
venerdì, 07 marzo 2008

sa_elIl 13 e 14 aprile andrò a votare e voterò la Sinistra l'Arcobaleno.

Non credo che chi passa spesso su questo blog avesse molti dubbi. Ma tant'è.

I motivi sono tanti e diversi. Credo che lo Stato democratico che si è costruito sia, oltre che fragile, anche poco democratico. Ma credo che in questa fase si stia tentando - per quanto possibile - di peggiorarlo ulteriormente. Credo che una forza di sinistra, in parte comunista, serva in Parlamento. E credo serva nel Paese. E' vero che in questi due anni questa forza non ha brillato. E' vero che di sconfitte ne sono state subite molte e di molto pesanti. E' anche vero che questo soggetto, questa lista è stato costruito di fretta, mettendo assieme pezzetti diversi che tra loro, a tratti, capita che si assomiglino poco.

Però credo che ci siano stati anche dei meriti che non sempre vengono riconosciuti a questa sinistra nell'ultimo governo. Mi riferisco al Dal Molin, alla Tav o alla battaglia per l'acqua pubblica. Sui primi due, credo che se i lavori siano stati fermati e siano fermi da ormai un paio danni, qualche merito va dato anche alla sinistra di governo. Certo, lì i movimenti cittadini hanno contribuito molto e sono stati e continuano ad essere i grandi protagonisti. Senza di loro avremmo già un bel buco sotto le montagne e aerei americani che vanno e vengono ancor più di quanto accada oggi. Ma sarebbe ingenuo pensare che sia solo per questo motivo. Ad Aprilia, qui vicino a Pomezia, è da molto autorizzata la costruzione di una centrale a turbogas. Aprilia, come Pomezia, è una di quelle città individuate in base alla passività dei cittadini. E invece la lotta contro la Turbogas ha tirato in piazza anche 10.000 persone, in una città di - credo - circa 40.000. Questo grande movimento è stato in ogni momento supportato dai rappresentanti di Rifondazione e della Sinistra presenti alla Regione Lazio, con odg, uscite dalla giunta e pressioni continue su Marrazzo. Morale. Anche qui la costruzione è ferma e i segnali che arrivano - anche dal tar - fanno pensare che alla fine i movimenti cittadini che lottano per la salvaguardia del loro territorio, l'avranno vinta. Sull'acqua invece, nonostante se ne parli poco, si sta consumando una dei più grandi attacchi ai diritti dei singoli. Privatizzare l'acqua significa che un bene comune, necessario alla vita stessa, diventerà un bene economico non più garantito a tutti. Contro questa prospettiva il forum dei movimenti italiani per l'acqua ha lanciato una legge di iniziativa popolare. Nei 6 mesi di raccolta firme la legge ha raccolta più di 400.000 firme ed è stata quindi presentata al Parlamento. La lotta, fatta propria anche da Rifondazione e la Sinistra, ha portato la legge ad essere discussa a tempi da record in commissione ambiente e alla moratoria di un anno degli affidamenti a privati o società miste pubblico-privato. Inoltre, battaglia dura c'è stata anche sul ddl lanzillotta dove, tra le varie privatizzazioni, c'era anche quella sull'acqua. Anche in questo caso la lotta ha pagato e il capitolo sull'acqua è uscito dal ddl. Sono sicuro che se il prossimo governo di coalizione Pd - PdL, ne avrà il tempo riproporrà il tema e, fermarli, sarà difficile.

Insomma, un compagno - fuori da tutti i partiti, ci tengo a sottolinearlo - una volta mi disse che non si aspettava niente di più dal governo Prodi. Che lui aveva sempre votato e, continuerà a farlo, per Rifondazione, perché convinto che servisse, ma che poi dipendeva da noi darci da fare ogni giorno perchè le cose cambino davvero.

Per questo voterò la sinistra l'arcobaleno. E per questo continuerò a lavorare, nel mio piccolo, per tentare di far aprire gli occhi a più persone possibili. Temi non ne mancano visto che tra poco a Pomezia si aprirà probabilmente una vertenza sull'acqua e visto che ci stiamo preparando a fronteggiarla, con chiunque voglia farne parte.

Ultima nota. In questi giorni Bertinotti appare spesso in tv. L'altra sera stava all'infedele. Me lo sono guardato quasi tutto. Mi piace la trasmissione. Devo dire che la7 fa dei programmi interessanti. Comunque, chiusa parentesi la7, torno a Bertinotti. Durante il dibattito ha citato una frase dettagli da un operaio sopravvissuto alla tragedia della miniera di Marcinelle. Gli disse: "finchè il carbone varrà più della vita di un uomo, gli uomini continueranno a morire per estrarre carbone". Vale la pena ragionarci su questa frase. E non solo in riferimento al lavoro, ma anche a quanto dicevo prima sull'acqua.

L'altro giorno un operaio di una cooperativa che aveva un appalto per la manutenzione dei binari - ancora non si è capito se dalla società della metro di Milano o dalla società che gestisce la Rete Ferroviaria Italiana - è morto. Quanti di voi hanno visto il film di Ken Loach Riff Raff? E' di oltre un decennio fa. Film scarno e semplice. Potrebbe essere la biografia dell'operaio morto. Insomma, se non lo avete fatto, guardatelo.

Permalink ? commenti (23)? commenti (23)(popup)
categoria : nazionale, locale