Ultimo capitolo della trilogia di Beppe Grillo. Il suo nuovo V-day c'è stato. Anche quest'ultimo pezzo, come i due precedenti (approposito, per chi se li è persi sono qui e qui), era stato scritto prima. Piccole aggiunte ci sono solo per quanto riguarda alcune considerazioni emerse durante l'università popolare di Attac. Approposito, davvero qualcosa di estremamente interessante e arricchente. Vi lascio alla terza parte.
La legge Gaparri
Ultimo punto è quello sull'abrogazione della legge Gasparri.
Quello che Grillo mi sembra non capire e, anche chi lo segue, è che anche se si abrogasse la legge Gasparri, se si ripristinasse un principio di pluralità per quanto riguarda le società concessionarie dello Stato, non cambierebbe la sostanza. Fare una televisione che può aspirare a fare concorrenza al duopolio costituito mediaset-rai, costa, e anche molto. Costi che si può permettere di sostenere solo chi ha una solida base di partenza. Base di partenza che si possono permettere solo grandi società di capitali, banche, ecc... Oppure, costi che si possono sostenere solo con un'ingente raccolta pubblicitaria. Ma sborsare ingenti somme in pubblicità è una cosa che comunque si possono permettere solo le grandi società di capitali, le banche, ecc... di cui sopra. Insomma, anche se queste ultime non controllassero direttamente i mezzi di comunicazione lo potrebbero fare indirettamente.
Forse, allora, va rimesso in discussione anche in questo caso il sistema di produzione e la distribuzione delle ricchezze.
Nel mondo della comunicazione, molto marxianamente, io ci vedo la nuova frontiera del conflitto capitale-lavoro. Una volta chi possedeva il capitale poteva decidere delle sorti del lavoro. Oggi chi ha il capitale possiede l'accesso alle coscienze delle persone attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Uno scontro capitale-lavoro che tra l'altro espropria il secondo fattore anche del suo potere, come quello allo sciopero. Lavora sulle coscienze. Erode ogni idea di sé. Produce quella che, durante l'università di Attac, nella sua relazione, Marco Bersani ha chiamato “solitudine competitiva”.
Se non si parte da questo presupposto si può cancellare il duopolio, si possono aprire le frequenze, si possono cancellare gli aiuti da parte dello stato all'editoria che, comunque, il monopolio sull'informazione rimarrà sempre in mano agli stessi che oggi decidono e sono quelli che hanno diretto accesso al capitale.
Insomma, per quanto riguarda la comunicazione, credo che il problema non sia in ciò che evidenzia Grillo. Se proprio devo sono per un approccio più marcatamente linguistico. Ne ho parlato anche in questo post qui. Stando anche a quello che dicevo in quel post anche Grillo non mi sembra fare informazione. Non mi sembra che aiuti il ragionamento. Piuttosto che imbocchi la gente (chiaramente non voglio generalizzare). Anche lui mi sembra che parli più all'emotività che all'intelligenza. Insomma, non mi sembra un buon pulpito per lanciare prediche.
