postato da andrij83 alle ore 14:57
sabato, 17 maggio 2008
Che da qualche tempo il Presidente della Repubblica sia vittima di sindrome da revisionismo storico lo hanno sottolineato in molti, fra cui moltitudini nell'ultimo suo post.
Che quando si parli di nazisti e sterminio si pensi solo agli ebrei e pratica comune.
E', credo, di oggi la lettere che Napolitano ha inviato ai giovani che, da diverse città italiane, partecipano all'incontro Internazionale di Mauthausen, per rendere omaggio a tutte le vittime della tragedia dei campi di sterminio nazisti, una lettera che il 18 maggio sarà letta nel corso del raccoglimento davanti al monumento nazionale italiano e all'urna contenitiva le ceneri trovate il 5 maggio 1945 all'interno dei forni di Mauthausen.
La lettera l'ho letta e mi ha lasciato davvero molto deluso. Così l'ho ripensata. Ripensata, non riscritta. Diciamo che ho scritto quello che mi sarebbe piaciuto sentire da parte di Napolitano. Io sarei stato molto più netto. Ma tanto non sarò mai presidente della repubblica, quindi inutile perderci tempo. La lettera vera la trovate qui (link). Di seguito quello che mi sarebbe piaciuto leggere:
"Cari giovani,
la vostra partecipazione all’incontro internazionale di Mauthausen vi porta molto lontano dalla realtà odierna dell’Europa unita, dell’Europa di pace e armonia fra i popoli, in cui voi avete la fortuna di vivere.
Eppure, non è molto il tempo trascorso da quando questo era un luogo di sterminio di moltitudini di esseri umani: donne e uomini che venivano trasportati da ogni parte d’Europa in questo e in altri “lager” nazisti per trovarvi la morte, come animali condotti al macello. La Shoah, l’eliminazione di milioni di Ebrei, il Porajmos, lo sterminio di centinaia di migliaia di Rom, e ancora l'assassinio di milioni di innocenti solo perché omosessuali, comunisti o oppositori poltici, decisa e realizzata dalla Germania nazista con l’appoggio dei regimi suoi alleati, fu una tragedia immane, che non ha precedenti nella storia d’Europa. Le vittime furono 6 milioni.
Non è facile per voi accettare ciò che è stato, trovare una risposta alle domande che in questo luogo e in questo momento vi ponete.
Sappiamo bene ciò che voi oggi vi chiedete, perché, prima di voi, noi ci siamo posti le stesse domande.
Come ciò è potuto accadere?
Come è potuta scaturire, dall’interno della nostra antica civiltà, e come può essersi imposta a popoli di grandi tradizioni culturali, una tale dottrina di morte?
Come può essere stata organizzata una tale gigantesca macchina operativa per l’annientamento preordinato di milioni e milioni di persone, private della loro identità umana ancor prima che della loro vita?
Sia Primo Levi che Elie Wiesel hanno detto: comprendere è impossibile; conoscere è necessario.
Questo è il compito amaro, angoscioso, che voi oggi affrontate. Vi è stato proposto, e voi avete accettato di compiere, questo pellegrinaggio, nella convinzione che occorre conoscere il passato, affinché esso non possa ripetersi.
Trasmettere, da una generazione all’altra, la memoria del nostro passato non è un rito che si tramanda. E’ un dovere che si ha il dovere di adempiere.
Oggi purtroppo quella cultura di odio che colpisce il diverso, l'estraneo, sta tornando a pulsare nelle vene della nostra fragile società. L'assassinio alcuni giorni fa del ragazzo di Verona, gli assalti e gli incendi dei campi rom nel napoletano, la crescente ondata omofoba nei confronti di gay, lesbiche e transessuali, sono tutte cose su cui ci dobbiamo soffermarci e riflettere.
Non dimenticate che fu la scoperta dei campi di concentramento e di sterminio, insieme con lo spettacolo delle immani distruzioni belliche, e il ricordo delle decine di milioni di morti provocate dai conflitti del secolo, che spinse i sopravvissuti, di tutte le nazioni, a dire: mai più guerre tra noi.
Ieri, 17 maggio, a Verona si è scesi in piazza alzando la voce contro un assassinio frutto della cultura che vede tutto ciò che è diverso come sbagliato e da cancellare, per dire "mai più guerre tra noi". Ieri, in tutta italia e in molte parti del mondo si scende in piazza per celebrare la giornata internazionale di lotta all’omofobia e dire così "mai più guerre tra noi". Proprio in tale data, nel 1990, l’omosessualità veniva cancellata dalla lista delle malattie mentali, mettendo fine a secoli di pregiudizi, violenze e sofferenze.
Ascoltate queste voci perché toccherà a voi, nel corso della vostra vita, il compito di mantenere viva la memoria delle vittime della guerra e dell'odio e di portare, con impegni ed azioni concrete, in un mondo ancora insanguinato da troppi conflitti, il nostro messaggio di pace".
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