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postato da andrij83 alle ore 16:55
martedì, 17 giugno 2008

Non so quando tornerò a scrivere. Il 20 ho il congresso di circolo, il 23 un esame e il 25 quello di cui in oggetto del post. Nel frattempo devo scrivere almeno tre articoli per il giornale con cui collaboro e continuare la mia vita. Oggi sto pure al lavoro fino alle 6 nonostante un principio di febbre. Quindi, intanto, non posso far altro che invitarvi a quest'incontro. Dice tutto la locandina per cui non mi dilungo.

Spero che se capiti qualcuno di Pomezia su questo blog, gli venga voglia anche di partecipare a quest'iniziativa. Che tra l'altro prevede ampio dibattito.


Partecipazione e conflitto


Non avevo voglia di fare un altro post apposito. Anche perché in realtà questo che sto per aggiungere sotto era mia intenzione metterlo qui sin dall'inizio. Poi mi sono dimenticato. Ora rimedio.
Si tratta di un articolo di Slavoj Zizek sul Tibet. L'ho già detto altrove. Io non sto né dalla parte del Tibet né da quella della Cina. So che tante cose che si dicono, specie sui grandi mass media, sono delle bugie. Sono ancora alla ricerca della verità.
Per trovarla val la pena guardare la cosa anche sotto altri punti di vista. Quello che fa il sociologo sloveno in questo suo pezzo, apparso su "le monde diplomatique" di maggio 2008.


Il Tibet, prigioniero del sogno dell'altro
di Slavoj Zizek*

I servizi giornalistici pubblicati in tutti i media impongono una immagine che si può riassumere così. La Repubblica popolare cinese, che ha occupato illegalmente il Tibet nel 1950, si è impegnata da decenni in una brutale e sistematica distruzione della religione e dell'identità stessa dei tibetani in quanto popolo libero. Le recenti manifestazioni di Lhasa contro l'occupazione cinese sono state brutalmente represse con la forza. Ora che Pechino organizza i futuri giochi olimpici d'estate, tutti i difensori della democrazia e della libertà hanno il dovere di esercitare pressioni affinché la Cina restituisca ai tibetani ciò che ha loro sottratto. Una nazione che nega a tal punto i diritti della persona non ha il diritto di rifarsi la facciata con il nobile spettacolo olimpico. Che faranno i nostri governi? Cederanno, come di consueto, al pragmatismo economico o troveranno la forza di porre i nostri più alti valori etici e politici al di sopra degli interessi economici a breve termine?
Anche se le autorità cinesi in Tibet hanno palesemente perpetrato numerosi atti di terrore e di distruzione omicida, molti dati turbano la visione semplice dei «buoni contro i cattivi». Diamo di seguito nove punti da tenere in mente quando riflettiamo sugli avvenimenti recenti.
1. Indipendente fino al 1950, il Tibet non è diventato un paese occupato da un giorno all'altro. La sua relazione con la Cina è lunga e complessa, e la Cina ha spesso svolto la funzione di un sovrano protettore - basti ricordare che il Kuomintang anticomunista aveva anch'esso insistito sulla sovranità cinese sul Tibet. Il termine stesso di Dalai Lama attesta questa interazione quando associa il dalai mongolo («oceano») con il bla-ma tibetano.
2. Prima del 1950, il Tibet, sottostava al giogo di un feroce feudalesimo, era povero (la speranza di vita non superava i 30 anni), vittima di una corruzione endemica e di varie guerre civili (l'ultima tra due fazioni monastiche risale al 1948, quando l'Esercito rosso era già alle porte del paese!). L'élite tibetana dirigente, temendo il disordine e la disintegrazione sociale, ha inibito ogni sviluppo industriale, al punto che il minimo pezzo di metallo doveva essere importato dall'India. Questo non le ha impedito di mandare i propri figli alle scuole britanniche in India e di trasferire capitali nelle banche britanniche, sempre in India.
3. La rivoluzione culturale che ha devastato i monasteri tibetani negli anni '60 non è stata semplicemente «importata» dai cinesi: all'epoca, meno di un centinaio di guardie rosse erano giunte in Tibet e i giovani che bruciavano i monasteri erano quasi esclusivamente tibetani.
4. Dall'inizio degli anni '50, la Central Intelligence Agency (Cia) si è costantemente e sistematicamente adoperata per fomentare sommosse anticinesi in Tibet: i timori cinesi di tentativi esterni di destabilizzazione del Tibet non avevano quindi niente di «irrazionale» (1).
5. Come attestano le immagini televisive, gli avvenimenti del Tibet non sono una protesta «spirituale» pacifica di monaci tibetani (come in Birmania, otto mesi orsono), ma (anche) manovre di bande che uccidono immigrati cinesi comuni e danno fuoco ai loro negozi. Si dovrebbero quindi giudicare le manifestazioni tibetane come qualsiasi manifestazione di violenza: se i tibetani attaccano gli immigrati cinesi nel proprio paese, perché mai i palestinesi non farebbero altrettanto contro i coloni israeliani di Cisgiordania? 6. È un fatto che i cinesi hanno ampiamente investito nello sviluppo economico del Tibet, nonché nelle infrastrutture, l'educazione, i servizi sanitari, ecc. a dirla tutta, nonostante una innegabile oppressione, il livello di vita attuale del tibetano medio non è mai stato così buono. La povertà è molto più forte nelle province rurali non sviluppate dell'ovest della Cina. 7. Negli ultimi anni, i cinesi hanno modificato la loro strategia in Tibet: una religione «depoliticizzata» è ormai tollerata, addirittura incoraggiata. Essi puntano di più su una colonizzazione etnica ed economica, che trasforma rapidamente Lhasa in una variante cinese del Far West capitalista, con bar a karaoke e «parchi a temi buddisti» tipo Disneyland per turisti occidentali. Insomma, ciò che si nasconde dietro le immagini di soldati e di poliziotti cinesi brutali che terrorizzano i monaci buddisti, è la trasformazione socio-economica all'americana del Tibet. Molto più temibile: entro uno o due decenni, i tibetani saranno ridotti allo statuto degli indigeni negli Stati uniti. I comunisti cinesi danno l'impressione di avere finalmente imparato la lezione: cosa valgono il potere repressivo della polizia segreta, i campi e le Guardie rosse che distruggono i monumenti storici, di fronte alla capacità di un capitalismo sfrenato di distruggere l'intero tessuto sociale tradizionale? In altre parole, i cinesi stanno facendo ciò che fa e ha sempre fatto l'Occidente nella sua lunga storia, come fanno il Brasile nell'Amazzonia o la Russia in Siberia, per non dire degli Stati uniti nel loro Far West. 8. Le numerose manifestazioni contro la Cina in Occidente, si spiegano essenzialmente per motivi ideologici: il buddismo tibetano, abilmente diffuso dal Dalai Lama, è uno dei principali punti di riferimento della spiritualità edonistica New Age, sul punto di diventare la forma predominante dell'ideologia. La nostra fascinazione per il Tibet fa di questo paese una entità mitica sulla quale proiettiamo i nostri fantasmi. E quando lamentiamo la scomparsa di un modo di vita autenticamente tibetano, dimentichiamo i veri tibetani: ciò che vogliamo di loro è che essi siano autenticamente spirituali per noi, al nostro posto, per consentirci di continuare a giocare al nostro gioco consumistico sfrenato. Il filosofo Gilles Deleuze scriveva: «Se siete imprigionati nel sogno dell'altro, siete spacciati». Coloro che manifestano contro la Cina dovrebbero capire che imprigionano i tibetani nel loro proprio sogno, che è soltanto uno tra tanti.
9. Infine, se un cattivo presagio emerge da quanto succede oggi, esso si trova altrove. Di fronte all'esplosione del capitalismo cinese, gli analisti si chiedono quando la democrazia politica, che va «naturalmente» di pari passo con il capitalismo, si realizzerà.
Due anni fa, durante una intervista alla televisione, il sociologo Ralf Dahrendorf aveva affiancato la diffidenza crescente nei confronti della democrazia, presso i paesi post-comunisti dell'Europa dell'est, al fatto che, dopo ogni sconvolgimento rivoluzionario, la via verso una nuova prosperità attraversa sempre una «valle di lacrime». Dopo il crollo del socialismo, non si può passare direttamente a un periodo di abbondanza in una economia di mercato prospera. Poiché la protezione sociale e la sicurezza socialiste, limitate ma reali, devono essere smantellate, queste prime tappe sono inevitabilmente dolorose. Secondo Dahrendorf, questa difficile traversata della «valle di lacrime» dura più a lungo del periodo medio tra le consultazioni elettorali (democratiche), sicché è grande la tentazione di respingere i cambiamenti difficili per ragioni elettorali a breve termine. Fareed Zakaria ha spiegato (2) come la democrazia possa «attecchire» unicamente in paesi economicamente sviluppati: i paesi in via di sviluppo «prematuramente» democratizzati generano un populismo che si conclude con una catastrofe economica e il dispotismo politico. Non sorprende che tre dei paesi del terzo mondo più dinamici economicamente (Taiwan, Corea del sud, Cile) abbiano sposato la democrazia soltanto dopo un periodo autoritario.
Ma c'è un altro paradosso: che ne sarà se la seconda fase democratica promessa dopo la traversata della «valle di lacrime» autoritaria non avviene? È forse il dato più preoccupante a proposito della Cina di oggi. Si può pensare che il suo capitalismo autoritario non sia semplicemente un resto del nostro passato, la ripetizione del processo di accumulazione capitalistica che, in Europa, si è prolungato dal XVI al XVIII secolo, ma un segno del futuro.
Che succederà se «l'abbinamento vizioso del knut asiatico e della borsa europea» si rivela economicamente più efficace del nostro capitalismo liberale? Segno, forse, che la democrazia, così come la intendiamo, non è più una condizione e un motore di sviluppo economico, ma un ostacolo a questo sviluppo?



note:
* Filosofo, ricercatore all'università di Lubiana. Autore, in particolare, di La fragilità dell'assoluto (ovvero perché vale la pena di combattere per le nostre radici cristiane) Transeuropa, Massa 2007.

(1) Si legga in proposito lo studio dettagliato di Kenneth Conboy e James Morrison, The Cia's Secret War in Tibet, University Press of Kansas, Lawrence, 2002.

(2) The Future of Freedom. Illiberal Democracy at Home and Abroad, W.W. Norton & Company, New York, 2003.
(Traduzione di M.G.G..)
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categoria : libri, internazionale, locale, attac

postato da andrij83 alle ore 09:37
giovedì, 12 giugno 2008

Chi è della zona, partecipi.

15 anni dopo: pubblico è meglio

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categoria : libri, locale, attac, ripubblicizzazioni

postato da andrij83 alle ore 20:46
giovedì, 05 giugno 2008

Direi che ho un futuro come redattore di volantini. Tre capolavori della propaganda politica. A parte tutto, vi invito - soprattutto per chi è di Pomezia - ad attingere e diffondere. Cliccando sulle immagini di sotto riportate avrete il formato originale.

Questo primo volantino lo distribuiremo sabato durante la manifestazione contro l'autostrada Roma-Latina. Poi ne editeremo una nuova versione con data e ora dell'assemblea pubblica. E' una battaglia persa, ma ci piace lottare. Attac Pomezia, che conta due iscritti, altri 3 militanti e altre 3-4 persone che ruotano attorno, contro Acea, la seconda multinazionale dell'acqua dopo la francese Suez (che tra l'altro ha circa il 9% di Acea). Chi vincerà?


Secondo volantino. Sull'accoglienza dovuta a Bush che l'11 giugno sarà di nuovo a Roma, per preparare nuove guerre assieme al suo fedele e scodinzolante alleato. A proposito, avete visto gli avvoltoi girare sulla carcassa del moribondo Iraq. Si è parlato di ricostruzione durante un'assemblea in Svezia (mi pare fosse la Svezia). Frattini ha preteso che anche l'Italia partecipi alla divisione della carcassa.
Tornando al volantino. Abbiamo voluto dare un taglio diverso rispetto a quelli che girano dei vari Patto Permanente contro la guerra.


Ultimo volantino. Sabato 7 a Pomezia, manifestazione contro l'autostrada Roma-Latina. Sicuramente tra le strade più pericolose d'Italia. Farne un'autrostrada a 8 corsie, deturpando paesaggi (tra cui parte della riserva naturale di Decima-Malafede, accanto alla residenza estiva del Presidente della Repubblica), effettuando espropri di case, terreni e fabbriche, non mi sembra proprio il modo di risolvere la questione. Mai sentito parlare di binari, ferrovia, treno?
Giusto. I costruttori grandi elettori di PD e PDL sarebbero disoccupati. Che razza di comunisti.
Questo è l'unico volantino firmato Rifondazione dei tre.


Se vi serve un volantino, chiamate pure. Mi diverte scriverne.
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categoria : guerra, nazionale, internazionale, locale, attac, in movimento, ripubblicizzazioni

postato da andrij83 alle ore 10:07
giovedì, 22 maggio 2008

Un post vagamente vario.

Tanti avvenimenti in questi giorni e dedico un paio di righe a ciascuno di essi.

Consiglio dei Ministri di NapoliPrimo. Il Consiglio dei Ministri di ieri. Tante decisioni prese. Su una in particolare mi vorrei soffermare. L'equiparazione dei siti individuati per le discariche a zone militari, con condanne fino a 5 anni per chi li viola. Un modo come un altro per reprimere la protesta di coloro che da anni, ampiamente inascoltati, continuano a chiedere una strategia rifiuti zero. La prima domanda che mi è venuta in mente tuttavia è stata: «quando i cantieri della tav e quelli del ponte sullo stretto verranno equiparati a zone militari?». Del resto anche Prodi un regalo affine già ce l'aveva fatto (link). Comunque, l'inizio di una politica nuova ci aspetta. E razzismo e xenofobia più repressione delle istanze sociali in passato ha portato al fascismo.

Due. Parto da una domanda che mi ero fatto qualche post fa (qui), ovvero «quanto l'Italia ci metterà a rientrare in guerra?» Me la facevo vista l'acquisizione di Finmeccanica di una delle più importanti imprese della difesa americana. Oggi mi è arrivata una mail da radio città aperta. L'11 giugno prossimo Bush sarà di nuovo a Roma. Sarà una prima risposta alla mia domanda? (L'editoriale completo lo trovate qui: link). Iniziamo intanto a costruire una mobilitazione.

Poi varie notizie di servizio. Una, il 7 e l'8 giugno prossimi assemblea nazionale di Attac Italia a Verona. Città notoriamente ospitale e aperta ad accogliere le diversità. Se siete della zona magari un salto lo si può fare. Ulteriori informazioni sul sito (link). Due. Sabato prossimo ci sarà la presentazione del documento congressuale primo firmatario Acerbo (quello Ferrero-Grassi-Mantovani per capirci). Anche qui, se siete della zona, fate una capatina (link) e (link).

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categoria : guerra, antifascismo, nazionale, internazionale, attac, in movimento

postato da andrij83 alle ore 10:08
mercoledì, 23 aprile 2008

Completerò tutti i discorsi lasciati a metà... ma non prima di lunedì.

Nel weekend sarò impegnatissimo. Siamo ormai arrivati. Dopo mesi di incredibili sbattimenti (e ancora un paio di cosette mi tolgono il sonno) venerdì inizia l'ottava edizione dell'università di attac. Finalmente a Pomezia un'attività decente.

L'Università Popolare di Attac è un'occasione importante per discutere nel merito di temi di grandissima attualità come la crisi finanziaria che sta travolgendo il mondo.

Brochure ATTACCome avete potuto constatare ben pochi in campagna elettorale hanno affrontato il tema e manca, sopratutto a sinistra, una conoscenza diffusa di ciò che accade a livello economico per poter spiegare alla gente, in  modo semplice cosa accade. (Qui credo di potermi ricollegare a ciò che moltitudini scrive nel suo ultimo post).

Questa universtà popolare vuole essere proprio questo: un luogo per acquisire strumenti e conoscenze, un luogo di formazione orientato all'azione che serva poi alla costruzione di iniziative sul territorio.

La descrizione più stringente dei temi dell'università li avevo già riportati in un altro post. Per cui mi Locandinarisparmio di riscriverli e vi rimando lì (link). Qui riporto brochure e locandina dell'evento. Se avete amici, compagni, a Roma o dintorni magari fateglielo notare.

L'unica cosa che aggiugno è che, per chi decide di partecipare ed è di Pomezia o dintorni, può risparmiarsi di fare il bollettino e pagare la quota di partecipazione direttamente all'arrivo all'università.

Durante l'università ci sarà, sabato sera, lo spettacolo teatrale H2Oro "l'acqua - un diritto dell'umanità". Totalmente gratuito (al massimo metteremo un'urna per le sottoscrizioni volontarie per noi poverelli di attac pomezia) sia per coloro che partecipano all'università, sia per tutti gli altri, andrà in scena alle ore 21.00 al Cinema San Benedetto su Via Orazio (link).

Di questo spettacolo vi riporto descrizione e locandina.

L'acqua - un diritto dell'umanità

Uno spettacolo di teatro-documento per sostenere il diritto all’acqua per tutti, per riflettere sui paradossi e gli sprechi del “Bel Paese”, per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti.
L’acqua non deve diventare “l’oro blu” del XXI secolo, dopo che il petrolio è stato “l’oro nero” del secolo XX. L’acqua deve invece essere considerata come bene comune, patrimonio dell’umanità.L’accesso all’acqua potabile è un diritto umano e sociale imprescrittibile, che deve essere garantito a tutti gli esseri umani. Perché questo avvenga bisogna sottrarre l’acqua alla logica del mercato e ricollocarla nell’area dei beni comuni, alla cui tavola devono potersi sedere tutti gli abitanti della Terra con pari diritti, comprese le generazioni future.

Attraverso una documentazione rigorosa si affrontano i temi della privatizzazione dell’acqua, delle multinazionali, del contratto mondiale dell’acqua, delle guerre dell’acqua e delle dighe, degli sprechi e dei paradossi nella gestione dell’acqua in Italia, del cosa fare noi-qui-ora, della necessità di contrastare e
invertire l’indirizzo di mercificazione e privatizzazione.
Uno spettacolo per affermare che un altro mondo è possibile, non all’insegna del denaro, ma della dignità umana.

h2oro intero

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categoria : locale, attac, in movimento

postato da andrij83 alle ore 14:31
sabato, 05 aprile 2008

Sempre più vicine le elezioni. Veltroni e Berlusconi sempre più ridicoli. L'altra sera Berlusconi era dai costruttori. Gli ha detto "dovete votare me, perchè io faccio i vostri interessi". Expo 2015 insegnerà. Fossi stato in un costruttore avrei pensato: "perchè Veltroni invece fischia". Dopotutto Roma è un capolavoro di cementificazione selvaggia e speculazione edilizia. Ma dopotutto in questo Veltroni e Berlusconi e i sindaci che gli fanno capo, che siano la Moratti o Chiamparino, sono uguali. E non solo in questo. Comunque, non voglio angosciare nessuno con questi frivoli temi.
Permettetemi qualche indicazione di voto:
Politiche: Sinistra Arcobaleno, sia alla camera che al senato.
Provinciali di Roma: Sinistra Arcobaleno.
Comune di Roma: voto di lista alla Sinistra Arcobaleno, consigliere: Tarzan (indipendente di Action) oppure Luigi Tamborrino (indipendente del Rialto Sant'Ambrogio). Sindaco, Armando Morgia (Sinistra Critica).
Voto disgiunto. E, speriamo, un consigliere in più a rappresentarci.

Comunque, parlando di cose serie, in questo periodo sono stato super-impegnato per organizzare la cosa che riporterò di seguito. Vi invito a partecipare. Potrebbe essere anche l'occasione buona per vedersi di persona.
Università popolare di ATTAC
Ottava edizione
Pomezia, 25 - 27 aprile 2008

La finanziarizzazione dell'economia mondiale e la sua crisi.
Come restituire potere ai cittadini?


Con Susan George e Michel Husson

Relazioni di A. Baranes, M. Bersani, L. Cirillo, G. Cremaschi, D. Danna, S. Lucarelli, E. Screpanti, V. Sodano, T. Vitale

Il processo di finanziarizzazione dell’economia mondiale è cominciato, con concomitanza con la seconda globalizzazione, nell’ultimo quarto del XX secolo. E’ stato caratterizzato da una rinnovata ed accresciuta importanza del capitale finanziario, libero di spostarsi senza vincoli tra i mercati mondiali, dall’aumento dei tassi d’interesse a lungo termine, a vantaggio dei rentiers ma a detrimento delle condizioni occupazionali in tutto il mondo e delle possibilità di sviluppo delle economie arretrate. Questo processo ha comportato un aumento dell’instabilità dell’economia mondiale negli anni Ottanta e Novanta, fino all’odierna crisi dei mutui subprime statunitensi, che minaccia l’innesco di una recessione su scala mondiale. La finanziarizzazione è stata accompagnata dall’adozione di politiche economiche neoliberiste, dalle privatizzazioni su larga scala delle economie pubbliche, fino ad arrivare a servizi essenziali come la gestione dell’acqua e dei rifiuti, erodendo il potere decisionale dei cittadini e svuotando il fondamento stesso della democrazia. Vogliamo interrogarci in questa sede - dopo aver approfondito le dinamiche attuali della crisi dell’economia mondiale - sulle possibili contromisure da adottare, dalle proposte di tassazioni globali alla ripubblicizzazione dei servizi pubblici essenziali e alla difesa dei beni comuni.

Per ulteriori informazioni, per sapere come arrivare a Pomezia e per i costi di partecipazione: www.attac.it
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categoria : nazionale, locale, attac, in movimento

postato da andrij83 alle ore 16:39
mercoledì, 31 ottobre 2007

Tre post in due giorni, di cui due sul locale... E' un record.
Comunque, quest'ultimo è per invitare tutti a partecipare (naturalmente chi è della zona, non pretendo che la gente arrivi da chissà dove) alla presentazione del libro di Marco Bersani sul tema dell'acqua.
Come qualcuno saprà, l'impegno mio e di altri compagni e compagne è stato grande a Pomezia per supportare l'iniziativa popolare di legge acqua pubblica. Dopo l'ottimo esito della campagna, l'impegno continua. Con un gruppo di lavoro di Attac Pomezia per studiare le ripercussioni che il riordino dei sistemi idrici (gli ATO) avrà anche sul nostro territorio. E continuando la mobilitazione in vista della manifestazione nazionale del 1 dicembre a Roma.
Mi spiace per la mia amata Creatura che queste cose si fanno sempre quando lei è a Torino.
Ah, la locandina l'ho fatta io. Mi sto cimentando da autodidatta in photoshop. Quindi, abbiate pazienza. E comunque è piaciuta.

Presentazione libro "acqua in movimento"

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categoria : libri, locale, attac, in movimento