Stacchiamo per una volta la spina dall'Italia e dalle sue inutili beghe, giochi di forza e manovre sotterranee.
Nei giorni scorsi si sono svolte a Cuba le elezioni (e già, proprio le elezioni) generali per il rinnovo dei 614 deputati e i 1201 delegati alle Assemblee Provinciali del Poder Popular. Molte volte su Cuba si fa disinformazione, eppure quello che avviene sull'isola, è di una limpidezza che fa spavento. Altrimenti non si spiega come da più di 50 anni la Révolucion resista, nonostante un vile embargo, nonostante i tentativi di destabilizzazione provenienti dall'America, nonostante il contraccolpo che la caduta del blocco Sovietico avrebbe dovuto portare.
Eppure a Cuba è in corso un rinnovamento politico che non ha paragone con gli altri Paesi. Sicuramente non ha paragone con gli Stati Uniti, l'emblema della libertà e della democrazia, dove negli ultimi 20 anni hanno governato solo due famiglie, i Bush e i Clinton. E che con Hillary potrebbe continuare per, almeno, altri 4 anni.
Invece Cuba ha un Ministro degli Esteri di 40 anni. Giovane, se paragonato ai suoi omologhi di qualsiasi altro Paese. E in più, nato dopo la fine della Rivoluzione, in pieno "dominio" Castrista. Ma non è l'unica eccezione. Infatti, oltre il 60% dei candidati a queste ultime elezioni, sono nati dopo il trionfo della Rivoluzione e un'altra buona parte erano praticamente dei bambini hai tempi dello sbarco del Granma. E forse potrebbe colpire qualcuno il pensare che il 40% (quasi la metà!!!) dei candidati è donna e che il 78% di esse hanno un livello di istruzione universitaria. Anche ciò non credo abbia altri termini di paragone con altri Paesi.
E poi il fatto che stia legalizzando le unioni di fatto tra gay e lesbiche. Che sia iniziato il percorso di legge per riconoscere anche legalmente - sui documenti - i cambi di sesso. I centinaia e centinaia di medici che Cuba manda all'estero per far fronte ad emergenze sanitarie di alcuni Paesi.
Di seguito riporto un documento del CDR (Comitato Difesa Rivoluzione) di Roma, per fare un pò di chiarezza sul sistema elettorale cubano. Tutto questo non per dire che Cuba è il paradiso in terra o quant'altro. Anche Cuba come ogni altro Paese ha le sue difficoltà e i suoi problemi. Ma almeno, chi contesta l'isola e il suo sistema di gestione politica, avrà un elemento in più per giudicare e mettere in discussione le sue conoscenze o i suoi vuoti di conoscenza, fatti di decenni di disinformazione. Non sono il Papa, non pretendo di farmi portatore della verità. Voglio solo, tramite la dialettica e il ragionamento, arrivare ad una conoscenza più ampia e condivisa.
Dal 1976, considerata conclusa la fase “insurgente” della Rivoluzione, i cubani si sono dotati di un sistema elettorale originale, partecipativo e apartitico, il Partito Comunista non può presentare i propri candidati. Ogni 5 anni vengono eletti con suffragio universale ed a scrutinio segreto i 609 parlamentari che compongono l’Assemblea Nazionale del Poder Popular. Ed ogni 2 anni e mezzo, invece, vengono rinnovate le assemblee municipali e quelle provinciali del Poder Popular. I candidati alle assemblee municipali sono proposti e votati durante assemblee popolari e il PCC non può indicare i propri candidati. Il loro numero va da un minimo di 2 a un massimo di 8. Chi ottiene più del 50% dei voti al primo turno diventa delegato, altrimenti si procede con una seconda votazione e chi raccoglie più consensi viene eletto. La “campagna elettorale” prevede solo che vengano affisse le foto e i curricola dei candidati nei luoghi pubblici. Il mandato è revocabile e l’eletto è tenuto a rendicontare periodicamente la propria attività. Il salario che questi percepisce è pari a quello del lavoro che faceva prima di essere eletto, e che tornerà a fare dopo la fine del mandato. Non esiste quindi la figura del politico di professione. Il meccanismo per le assemblee provinciali e per quella nazionale, è simile, tenuto conto del più ampio numero di elettori. Attualmente il Parlamento cubano è composto per il 36% di donne e per il 35% da neri o meticci.
Come dice l'Ambasciatore di Cuba in Italia, riaffermando ancora una volta il diritto dell'isola all'autodeterminazione: "Questo è il nostro sistema per eleggere, magari non sarà perfetto, ma è il sistema che Cuba ha scelto per le sue elezioni".
Di seguito, giusto per non farci mancare nulla, un video di 7 minuti sempre del CDR-Roma. Buona visione.
Ultima cosa. Per correttezza dell'informazione devo dire che alcune cose le ho prese dal sito: www.granma.cu
Di seguito riporto un articolo di Gianni Minà. Nonostante tutti gli sforzi che gli Stati Uniti possono compiere, Cuba non sarà mai l'ennesima stelletta sulla bandiera degli States. A costo di partire pure io e andare a combattere per difendere il Socialismo che da Cuba si sta allargando a tutto il continente Sud Americano.
Cara Cuba, Fidel non ti lascia di Gianni Minà su Il Manifesto del 03/08/2006
La transizione cubana. Gli Usa sperano sia la volta buona, ma sbagliano. Il dialogo con la gente è il collante che tiene insieme il paese e che ha fatto tener botta a Cuba per mezzo secolo neutralizzando cospirazioni e strategie montate per distruggere il suo modello sociale e politico.
Consiglio tutti coloro che, dopo l'intervento chirurgico subito lunedì da Fidel Castro, azzardano previsioni sul futuro di Cuba, di essere cauti. Sono cinquant' anni, o almeno diciassette, dal tramonto del comunismo sovietico, che molti compiono infatti incautamente questo esercizio prevedendo quasi sempre catastrofi per la rivoluzione socialista dell'isola. Per la quattordicesima volta consecutiva, e in questa occasione con il più alto sostegno mai raggiunto, Cuba ha ottenuto una schiacciante e ampia vittoria all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove 182 paesi hanno oggi approvato la risoluzione che richiede al Governo degli Stati Uniti di porre fine immediatamente al blocco economico, finanziario e commerciale contro la nazione dei Caraibi.
Dei 191 paesi rappresentati nell'Assemblea Generale dell'ONU, solo quattro hanno votato contro la risoluzione (Stati Uniti, Israele, Palau e Isole Marshall) e uno si è astenuto (Micronesia).
Da parte loro, non erano presenti alla votazione El Salvador, Iraq, Marocco e Nicaragua.
Fino ad oggi gli Stati Uniti hanno sempre ignorato le direttive ONU, ne è dimostrazione la guerra in Iraq. Speriamo che in questo caso il paese delle libertà dia ascolto all'organizzazione voluta anche da loro.