Ancora un anno nuovo è iniziato. Anno spero importante per tante cose. Ma di questo 2008 credo ne parlerò tra un anno, se sarò ancora da queste parti. Quello che so è che sarà impegnativo, come del resto tanti altri.
Questo 2008 vorrei iniziarlo con un consiglio per tutti. Se avete spazi comuni, o conoscete librerie, o quant'altro, organizzate la presentazione di questo libro di cui qui sotto riporto la recensione.
Altra cosa. Ho aggiunto una tag: 'classe operaia'... andrà in paradiso?.. dopo una vita all'inferno?
A ricordarci che nel nostro paese esiste ancora una classe operaia non possono essere per forza le tragiche morti bianche sul lavoro di centinaia di operai/e. Un modo può essere quello di conservare la memoria delle tante lotte che hanno accompagnato la storia del movimento operaio nella seconda metà del secolo appena trascorso.
Allora, cambio di avatar... La mia falce e martello mi piaceva di più, ma il buon Diego ha detto che ogni volta che commentavo o scrivevo sul multiblog di Pomezia marcavo male. Quindi, spero che ora gli vada bene. Quello di ora è semplicemente un ragazzo che con un calcio spacca una vetrina. Io personalmente non l'ho mai fatto, ma l'Argentina è vicina, e quindi, non si sa mai...
Questo post è per la recensione di un libro. E' parecchio ormai che ignoravo la categoria libri e oggi, che stavo facendo un nuovo ordine di libri su internet, mi è ricapitato tra le mani questo che sto per recensire. Sono più di 500 pagine, ma vola. L'ho letto in un attimo, ormai un anno fa, forse più... Penso sia il libro migliore che abbia mai letto, senza fare torto ad ogni altro abbia avuto il piacere di assaporare. Quello che mi ha trasmesso di più. Forse anche per molti intrecci che mi legano al protagonista. Forse per il fatto di averlo comprato un pò per sbaglio. Ero in libreria per compare l'ultimo libro di Sepulveda. Accanto a quello c'era questo di Bruno Arpaia, che fino allora conoscevo solo per il libro-intervista-conversazione, proprio con Sepulveda, "Raccontare, resistere". Così l'ho preso in mano, ho letto la trama... E nonostante il prezzo, ho deciso di comprarlo. Così mi sono fatto alzare un pò di soldi da un mio amico (Druzzo, per chi di voi lo conosce) e appena tornato a casa ho iniziato a leggerlo... Amore a prima riga.
Prima della recensione c'è da dire che tutto parte da una canzone di Giorgio Gaber, "i Ribelli". Ogni capitolo inizia con una strofa di quella canzone, in rigoroso ordine cronologico. La recensione (come al solito quella che si trova sulle alette).
Forse le passioni di un'epoca non possono davvero essere raccontate a un'altra. Eppure la voce che narra questa storia, una storia di ragazzi e ragazze che crescono negli anni Settanta in un paesino del Sud, ha il timbro forte, spericolato e consapevole, di chi non può più tacere. E il risultato è un romanzo italiano che affonda le mani nel «buco nero» di quel decennio senza paura di sporcarsele, senza celebrarlo nè rinnegarlo, raccontando una generazione e un pezzo di storia dal di dentro, quasi in presa diretta, e allo stesso tempo in un serrato corpo a corpo con la memoria, propria e altrui.
E' una nitida voce corale, quella di Alberto Malinconico, di Angelo Malecore e dei loro amici. Per loro, il punto di svolta è l'11 settembre, quello del 1973, quando il telegiornale trasmette le immagini del golpe in Cile: i militari che pattugliano le strade deserte di Santiago, i carri armati appostati nelle piazze, i caccia che bombardavano La Moneda. Quelle immagini diventano un'ossessione. Come si fa a non esserne colpiti? Così, in quella stagione di lotte operaie, di austerità, di battaglie per la legge sul divorzio, tra le prime ragazze e le bravate con gli amici, matura la coscienza politica e la voglia di cambiare. E sono i volantini, i cortei, le interminabili discussioni in sezione, i concerti rock, le manifestazioni a Roma e a Bologna, gli scontri con la polizia, i viaggi in autostop a Londra, il vento del femminismo, la liberazione sessuale. Finchè la lotta armata e la repressione dello Stato non chiudono bruscamente il futuro verso il quale quei ragazzi credevano che la Storia li sospingesse.
Visti da un paese in provincia di Napoli, quegli anni sono però anche gli anni della camorra, gli anni dei primi omicidi politici della malavita organizzata. Alberto e gli altri li hanno sotto gli occhi, ma a tutta prima non sanno decifrarli: guardano altrove, loro guardano lontano, ai grandi movimenti della Storia... Così alla sconfitta politica si aggiunge anche il rimorso di non aver capito, di non aver saputo aiutare le vittime di quella violenza. Ma se sconfitta c'è stata, «non è chiaro chi abbia vinto davvero la partita» dice la voce verso il finale. «Perchè quel 'noi' è rimasto, scava, lascia in giro detriti e sedimenti.» Perchè quel passato non è definitivamente alle nostre spalle, e non la si fa finita con il tempo, mai.
Bruno Arpaia è nato nel 1957 a Ottaviano, in provincia di Napoli, e vive in Liguria. Giornalista, consulente editoriale e traduttore di letteratura spagnola e latinoamericana, ha pubblicato i romanzi I forestieri, Il futuro in punta di piedi, Tempo perso (Premio Hammett Italia 1997) e L'Angelo della storia (Premio Selezione Campiello 2001, Premio Alassio Centolibri - Un autore per l'Europa 2001), questi ultimi due pubblicati da Guanda, presso cui è uscita anche una sua conversazione con Luis Sepulveda, Raccontare, resistere.
Edizioni Guanda - pag. 507 - 17 €

corpo a corpo che non risparmia Deleuze, Badiou, Rifikin, neppure Lacan. Insomma, è il significante Lenin che ancora si insunua in un presente abbandonato dalla storia: un tempo in cui anche il Reale assume le forme di un'apparenza (come a New York, l'11 settembre); un tempo che, del Novecento, oltre alla terrificante passion du reel ha smarrito pure ogni tensione a sovvertire lo stato delle cose. Federico RasolaLa vita avventurosa di una donna straordinaria: Tina Modotti.
Udine, 1896 - Città del Messico, 1942: tra due luoghi così lontani e due date così vicine si consumò l'esistenza di Tina Modotti, donna tormentata di singolare bellezza e artista generosa, perennemente in lotta tra arte e vita, che seppe vivere profondamente - ed esprimere - le contraddizioni del suo tempo. In questo libro Pino Cacucci ne racconta la storia, con scrupolo di biografo e felicità di narratore, accompagnandola a Hollywood, dove Tina fu attrice del muto, e a Los Angeles, dove Edward Weston l'amò scatenò il suo talento per la fotografia; seguendola poi in Messico, dove sposò la causa rivoluzionaria degli Estridentisti e posò per i grandi murales di Diego Rivera; e poi in Olanda, in Germania e a Mosca dove Tina lavorò nel Soccorso Rosso negli anni più cupi dello stalinismo. E ancora, nel 1936, in Spagna dove combattè con le Brigate Internazionali e conobbe Hemingway, Dos Passos e Capa, per raggiungerla infine a Città del Messico, dove scomparve in circostanze misteriose.
Pino Cacucci (Alessandria, 1955) è scrittore, traduttore, giornalista e sceneggiatore per il cinema e per la televisione. Ha pubblicato, tra l'altro: Puerto Escondido (1990), In ogni caso nessun rimorso (1994), San Isidro Futbol (1996), Camminando. Incontri di un viandante (1996) e Demasiado corazon (1999)
"Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato". Con questo esergo di George Orwell si apre l'abnorme reportage che avete in mano: l'opus magnum di un maestro del giornalismo di denuncia, frutto di trent'anni di ricerche, che negli USA ha avuto decine di edizioni a tiratura forzosamente limitata ed è stato salutato dai maggiori intellettuali radical come il Repertorio Definitivo delle marachelle statunitensi. Se nell'avvertimento orwelliano sta il motivo ispiratore di questo Libro nero e nella completezza - insuperabile - il suo pregio più evidente, la forza vera è nei documenti, sempre di prima mano, nelle argomentazioni, stringenti e appassionate, nello stile, che vira imprevedibilmente dall'oratio severa all'ironia al sarcasmo e di nuovo all'invettiva.
Questa edizione italiana è unica al mondo. Ai cinquantasei capitoli firmati da William Blum, che percorrono vicende note (ma veramente note?) e oscure (chi saprebbe dire cos'è successo in Albania fra il '49 e il '53 o in Ghana nel '66?) Nefeez Mosaddeq Ahmed, autore di Guerra alla libertà (Fazi, 2002), ha aggiunto con la supervisione dello stesso Blum dieci nuovi capitoli sulle vicende degli ultimi anni e sui possibili scenari futuri. Quali? Come scrive Blum, "purtroppo, a quelli come me, grazie ai governi americani, il lavoro non manca mai".
William Blum, funzionario del dipartimento di Stato USA, lasciò l'incarico nel 1967, a trentaquattro anni, per protesta contro l'operato degli Stati Uniti in Vietnam. Autore di inchieste sulla CIA, sul Vietnam,sul colpo di Stato in Cile nel 1973, in Italia è già uscito il suo Con la scusa della libertà (Marco Tropea, 2002). Il libro nero degli Stati Uniti è la sua opera maggiore. Risponde all'indirizzo, Bblum6@aol.com
"Senza alcun paragone, il miglior libro al mondo sugli interventi americani". Noam Chomsky
Pubblicato da: Fazi Editore - 26,50 € - 899 pag.
La guerra dei GAP
Chi furono i gappisti? Furono gruppi di patrioti che non diedero mai "tregua" al nemico: lo colpirono sempre, in ogni circostanza, i giorno e di notte, nelle strade delle città e nel cuore dei suoi fortilizi. Sono coloro che dopo l'8 settembre ruppero con l'attendismo e scesero nelle strade a dare battaglia, iniziarono una lotta dura, spietata, senza tregua contro i nazisti che ci avevano portato la guerra in casa e contro i fascisti che avevano ceduto la patria all'invasore, per conservare qualche briciola di potere. I gappisti furono uomini che amavano la vita, la giustizia; credevano profondamente nella libertà, aspiravano a un avvenire di pace, non erano spronati da ambizione personale, da arrivismo, da calcoli meschini.
Diventato ormai un classico della memoralistica partigiana, nonchè uno dei rari documenti sul ruolo svolto dai Gruppi di Azione Patriottica (i GAP) nella Resistenza, Senza tregua si presenta oggi come insostituibile antidoto contro quella perdita della memoria storica che si profila come uno dei guasti della coscienza civile contemporanea. Il volume, che ha gli scatti e il ritmo della scrittura narrativa, restituisce i dettagli più drammatici della guerriglia urbana, il fitto calendario delle azioni isolate, la tensione degli agguati, la lotta contro il nemico armato e, al contempo, quello contro spie, delatori, reggicoda del franante regime fascista. Uno stile scarno, senza retorica; un racconto senza compiacimenti. Per una riflessione sulla violenza e sulla Storia. Per una storia liberata dalla violenza.
Giovanni Pesce, è nato a Visone d'Acqui nel 1918 e, emigrato con la famiglia in Francia, ha vissuto infanzia e adolescenza a La Grand Combe. Nel '36 è partito volontario per la Spagna con le Brigate internazionali ed è stato in prima fila in tutte le grandi battaglie della Guerra civile. Tornato in Italia, viene arrestato e deportato a Ventotene. Liberato nell'agosto del '43, s'è unito al movimento partigiano. E' medaglia d'oro della Resistenza.
Pubblicato da: Feltrinelli Editore - 8,50 €