E' stato l'ultimo regalo di Prodi. Dallo scorso 1 maggio le centrali elettriche e le altre infrastrutture critiche potranno essere oggetto di segreto di Stato.
Questo, in buona sostanza, quanto previsto nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri emanto in data 8 aprile 2008 con il titolo: "Criteri per l'individuazione delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle attività, delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato" (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 16 aprile 2008 e che entrerà in vigore il 1 maggio 2008), all'articolo 5 vengono indicate come materie suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato quelle esemplificativamente elencate nell'allegato al decreto, nel quale, al punto 17, compaiono inaspettatamente anche "gli impianti civili per produzione di energia ed altre infrastrutture critiche".
Di seguito riporto il testo del Decreto, che comunque potrete trovare anche a questo link.
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 8 aprile 2008
Criteri per l'individuazione delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle attivita', delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato. (GU n. 90 del 16-4-2008 )
IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Vista la legge 3 agosto 2007, n. 124 ed in particolare gli
articoli 1, commi 1 e 2; 4, comma 5; 9, commi 1 e 2; 39, 42 e 43;
Visto il regio decreto 11 luglio 1941, n. 1161 recante: «Norme
relative al segreto militare" e successive modificazioni;
Vista la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in
data 30 luglio 1985 in materia di tutela del segreto di Stato nel
settore degli organismi di informazione e sicurezza;
Visto il parere n. 4247/2007 reso dal Consiglio di Stato - adunanza
della Commissione speciale del 5 dicembre 2007, richiesto dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Segretariato generale;
Ritenuta la necessita' di disciplinare con regolamento i criteri
per l'individuazione delle notizie, delle informazioni, dei
documenti, degli atti, delle attivita', delle cose e dei luoghi
suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato;
Ritenuta la necessita' di individuare con regolamento gli Uffici
competenti a svolgere, nei luoghi coperti da segreto di Stato, le
funzioni di controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie
locali e dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco;
Acquisito il parere favorevole del Comitato parlamentare per la
sicurezza della Repubblica, reso in data 24 gennaio 2008;
Sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della
Repubblica;
Adotta
il seguente regolamento:
Art. 1.
Oggetto
1. Il presente regolamento, in attuazione dell'art.39 della legge
3 agosto 2007, n. 124, disciplina i criteri per l'individuazione
delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle
attivita', delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di
segreto di Stato, nonche' individua gli uffici competenti a svolgere,
nei luoghi coperti da segreto di Stato, le funzioni di controllo
ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie locali e dal Corpo
nazionale dei vigili del fuoco.
Art. 2.
Segreto di Stato e classifiche di segretezza
1. Il segreto di Stato e' finalizzato alla salvaguardia dei supremi
ed imprescindibili interessi dello Stato di cui all'articolo 3,
comma 1, lettere a), b), c) e d) del presente regolamento, che
attengono all'esistenza stessa della Repubblica democratica.
2. Il segreto di Stato e' distinto dalle classifiche di segretezza
di cui all'articolo 42 della legge 3 agosto 2007, n. 124, che sono
attribuite dalle singole amministrazioni per circoscrivere la
conoscenza di notizie, informazioni, documenti, atti, attivita' o
cose ai soli soggetti che abbiano necessita' di accedervi e siano a
cio' abilitati in ragione delle proprie funzioni istituzionali.
Art. 3.
Criteri
1. Possono costituire oggetto di segreto di Stato le informazioni,
le notizie, i documenti, gli atti, le attivita', i luoghi ed ogni
altra cosa la cui diffusione sia idonea a recare un danno grave ad
uno o piu' dei seguenti supremi interessi dello Stato:
a) l'integrita' della Repubblica, anche in relazione ad accordi
internazionali;
b) la difesa delle Istituzioni poste dalla Costituzione a suo
fondamento;
c) l'indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e le
relazioni con essi;
d) la preparazione e la difesa militare dello Stato.
2. Ai fini della valutazione della idoneita' a recare il danno
grave di cui al comma 1, si tiene conto delle conseguenze dirette ed
indirette della conoscenza dell'oggetto del segreto da parte di
soggetti non autorizzati, sempre che da essa derivi un pericolo
attuale per lo Stato.
Art. 4.
Limiti
1. In sede di applicazione dei criteri di cui all'articolo 3, si
osservano i divieti di cui all'articolo 39, comma 11, della legge
3 agosto 2007, n. 124, ed all'articolo 204, comma 1-bis, del codice
di procedura penale.
Art. 5.
Materie di riferimento
1. Ferma restando la necessita' di valutare in concreto ogni
singolo caso sulla base di quanto disposto dagli articoli 3 e 4 del
presente regolamento, sono suscettibili di essere oggetto di segreto
di Stato le informazioni, le notizie, i documenti, gli atti, le
attivita', i luoghi e le cose attinenti alle materie di riferimento
esemplificativamente elencate in allegato.
Art. 6.
Apposizione
1. L'apposizione del segreto di Stato e' disposta dal Presidente
del Consiglio dei Ministri autonomamente ovvero su richiesta
dell'amministrazione competente, tramite il direttore generale del
Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS).
2. Le determinazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri sono
comunicate, per il tramite del direttore generale del DIS, alla
amministrazione competente. In caso di esito positivo della
richiesta, l'amministrazione, ove possibile, annota sull'oggetto
dell'apposizione la dicitura «segreto di Stato» in modo che non si
confonda con la eventuale stampigliatura della classifica di
segretezza.
3. Gli adempimenti istruttori di cui ai commi 1 e 2 sono curati
dall'Ufficio centrale per la segretezza (UCSe) ai sensi dell'articolo
9, comma 1, della legge 3 agosto 2007, n. 124.
4. Anche prima del decorso dei termini di cui all'articolo 39,
commi 7 e 8, della legge n. 124 del 2007, il Presidente del Consiglio
dei Ministri se ritiene che siano venute meno le condizioni che
determinarono l'apposizione del segreto di Stato, dispone la
cessazione del vincolo, anche su richiesta della amministrazione
competente, nei modi indicati nei commi 1 e 2.
Art. 7.
Conservazione del segreto di Stato
1. Le notizie, le informazioni, i documenti, gli atti, i luoghi, le
attivita' ed ogni altra cosa coperti dal vincolo del segreto di Stato
sono conservati nell'esclusiva disponibilita' dei vertici delle
amministrazioni originatrici ovvero detentrici con modalita' di
trattazione e di conservazione tali da impedirne la manipolazione, la
sottrazione o la distruzione, fissate nelle norme unificate per la
protezione e la tutela delle informazioni classificate ovvero coperte
dal segreto di Stato.
2. La cessazione del vincolo del segreto di Stato non comporta
l'automatica decadenza del regime della classifica e della vietata
divulgazione.
Art. 8.
Stati esteri ed organizzazioni internazionali
1. Nell'espletamento della procedura di cui all'articolo 39,
comma 10, della legge 3 agosto 2007, n. 124, il Presidente del
Consiglio dei Ministri si avvale del Dipartimento delle informazioni
per la sicurezza (DIS).
Art. 9.
Funzioni di controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie
locali e dal corpo nazionale dei vigili del fuoco
1. Nei luoghi coperti dal segreto di Stato, le funzioni di
controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie locali e dal
Corpo nazionale dei vigili del fuoco, sono svolte da autonomi uffici
di controllo collocati a livello centrale dalle amministrazioni
interessate che li costituiscono con proprio provvedimento.
Nell'esercizio delle funzioni di controllo svolte presso il
Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS), l'Agenzia
informazioni e sicurezza esterna (AISE) e l'Agenzia informazioni e
sicurezza interna (AISI), ai fini dell'adempimento da parte del
personale di cui all'articolo 21 della legge 3 agosto 2007, n. 124,
dell'obbligo di denuncia di fatti costituenti reato o per le
comunicazioni concernenti informazioni ed elementi di prova
relativamente a fatti configurabili come reati, si applicano i
commi 6, 7 e 8 dell'articolo 23 della legge 3 agosto 2007, n. 124.
2. Gli uffici di cui al comma 1 sono costituiti da almeno due
esperti per ogni singolo settore di attivita' che possono essere
individuati nel personale medico appartenente ad amministrazioni
dello Stato e nel personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco
ovvero da altri soggetti muniti di adeguate competenze tecniche.
Tutti i componenti dell'ufficio devono essere muniti del nulla osta
di sicurezza al massimo livello.
3. In relazione ai luoghi coperti dal segreto di Stato, le
amministrazioni non sono tenute agli obblighi di comunicazione verso
le aziende sanitarie locali ed il Corpo nazionale dei vigili del
fuoco a cui hanno, comunque, facolta' di rivolgersi per ausilio o
consultazione.
Art. 10.
Accesso
1. Qualora il diritto di accesso di cui all'art. 39, comma 7, della
legge 3 agosto 2007, n. 124, sia esercitato con riferimento a
informazioni, notizie, documenti, atti, attivita', cose o luoghi che,
all'atto dell'entrata in vigore della medesima legge, siano gia'
coperti dal segreto di Stato, i termini di quindici e trenta anni
previsti, rispettivamente, dai commi 7 e 8 del citato art. 39 si
computano a decorrere dalla apposizione del vincolo o, in mancanza di
essa, dalla conferma della sua opposizione secondo le norme
previgenti.
2. Ai fini della richiesta di accesso di cui all'art. 39, comma 7,
della legge 3 agosto 2007, n. 124, il Presidente del Consiglio dei
Ministri, sentita l'amministrazione interessata, valuta
preliminarmente la sussistenza in capo al richiedente di un interesse
diretto, concreto ed attuale collegato all'oggetto dell'accesso,
nonche' meritevole di giuridico apprezzamento in relazione alla
qualita' soggettiva del richiedente ed alla finalita' per la quale
l'accesso sia richiesto.
3. Una volta cessato il vincolo del segreto di Stato in nessun caso
puo' esservi esclusione del diritto di accesso motivata con ragioni
di segretezza.
Art. 11.
Disposizioni transitorie e finali
1. Il presente regolamento entra in vigore il quindicesimo giorno
successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
2. Ogni richiamo contenuto nel presente regolamento alle materie
disciplinate dai regolamenti di cui agli articoli 42, comma 7, e 44,
comma 2, della legge 3 agosto 2007, n. 124, si intende riferito, fino
all'entrata in vigore dei suddetti regolamenti, alle disposizioni
vigenti.
Roma, 8 aprile 2008
Il Presidente: Prodi
Allegato
1. La tutela di interessi economici, finanziari, industriali,
scientifici, tecnologici, sanitari ed ambientali;
2. la tutela della sovranita' popolare, dell'unita' ed
indivisibilita' della Repubblica;
3. la tutela da qualsiasi forma di eversione o di terrorismo,
nonche' di spionaggio, proveniente dall'esterno o dall'interno del
territorio nazionale e le relative misure ed apparati di prevenzione
e contrasto, nonche' la cooperazione in ambito internazionale ai fini
di sicurezza, con particolare riferimento al contrasto del
terrorismo, della criminalita' organizzata e dello spionaggio;
4. le sedi e gli apparati predisposti per la tutela e la
operativita' di Organi istituzionali in situazioni di emergenza;
5. le misure di qualsiasi tipo intese a proteggere personalita'
nazionali ed estere la cui tutela assume rilevanza per gli interessi
di cui all'art. 3 del presente regolamento;
6. i compiti, le attribuzioni, la programmazione, la
pianificazione, la costituzione, la dislocazione, l'impiego, gli
organici e le strutture del Dipartimento delle informazioni per la
sicurezza (DIS), dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna
(AISE), dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI) e delle
amministrazioni aventi quali compiti istituzionali l'ordine pubblico
e la sicurezza pubblica, nonche' la difesa civile e la protezione
civile, nonche' di altre amministrazioni ed enti nei casi in cui le
rispettive attivita' attengono agli interessi di cui all'articolo 3,
comma 1, lettere a), b), c) e d) del presente regolamento;
7. i dati di riconoscimento autentici o di copertura, nonche' le
posizioni documentali degli appartenenti al DIS, all'AISE ed all'
AISI e quelli di copertura degli stessi Organismi;
8. l'addestramento e la preparazione professionale di tipo
specialistico per lo svolgimento delle attivita' istituzionali,
nonche' le aree ed i settori di impiego, le operazioni e le attivita'
informative, le modalita' e le tecniche operative del DIS, dell'AISE
e dell'AISI, oltre che delle amministrazioni aventi come compito
istituzionale l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica, la difesa
civile e la protezione civile;
9. le relazioni con Organi informativi di altri Stati;
10. le infrastrutture ed i poli operativi e logistici, l'assetto
ed il funzionamento degli impianti, dei sistemi e delle reti di
telecomunicazione, radiogoniometriche, radar e cripto nonche' di
elaborazione dati, appartenenti al DIS, all'AISE ed all'AISI, nonche'
appartenenti ad altre amministrazioni aventi quali compiti
istituzionali l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica, la difesa
civile e la protezione civile;
11. l'armamento, l'equipaggiamento, i veicoli i mezzi e i
materiali speciali in dotazione al personale appartenente al DIS,
all'AISE ed all'AISI, nonche' alle amministrazioni aventi quali
compiti istituzionali l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica, la
difesa civile e la protezione civile;
12. il materiale o gli avvenimenti interessanti l'efficienza
bellica dello Stato ovvero le operazioni militari in progetto o in
atto;
13. l'ordinamento e la dislocazione delle Forze armate, sia in
pace sia in guerra;
14. l'efficienza, l'impiego e la preparazione delle Forze armate;
15. i metodi e gli impianti di comunicazione ed i sistemi di
ricetrasmissione ed elaborazione dei segnali per le Forze armate;
16. i mezzi e l'organizzazione dei trasporti, nonche' le
dotazioni, le scorte e le commesse di materiale delle Forze armate;
17. gli stabilimenti civili di produzione bellica e gli impianti
civili per produzione di energia ed altre infrastrutture critiche;
18. la mobilitazione militare e civile.
Ultimo capitolo della trilogia di Beppe Grillo. Il suo nuovo V-day c'è stato. Anche quest'ultimo pezzo, come i due precedenti (approposito, per chi se li è persi sono qui e qui), era stato scritto prima. Piccole aggiunte ci sono solo per quanto riguarda alcune considerazioni emerse durante l'università popolare di Attac. Approposito, davvero qualcosa di estremamente interessante e arricchente. Vi lascio alla terza parte.
La legge Gaparri
Ultimo punto è quello sull'abrogazione della legge Gasparri.
Quello che Grillo mi sembra non capire e, anche chi lo segue, è che anche se si abrogasse la legge Gasparri, se si ripristinasse un principio di pluralità per quanto riguarda le società concessionarie dello Stato, non cambierebbe la sostanza. Fare una televisione che può aspirare a fare concorrenza al duopolio costituito mediaset-rai, costa, e anche molto. Costi che si può permettere di sostenere solo chi ha una solida base di partenza. Base di partenza che si possono permettere solo grandi società di capitali, banche, ecc... Oppure, costi che si possono sostenere solo con un'ingente raccolta pubblicitaria. Ma sborsare ingenti somme in pubblicità è una cosa che comunque si possono permettere solo le grandi società di capitali, le banche, ecc... di cui sopra. Insomma, anche se queste ultime non controllassero direttamente i mezzi di comunicazione lo potrebbero fare indirettamente.
Forse, allora, va rimesso in discussione anche in questo caso il sistema di produzione e la distribuzione delle ricchezze.
Nel mondo della comunicazione, molto marxianamente, io ci vedo la nuova frontiera del conflitto capitale-lavoro. Una volta chi possedeva il capitale poteva decidere delle sorti del lavoro. Oggi chi ha il capitale possiede l'accesso alle coscienze delle persone attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Uno scontro capitale-lavoro che tra l'altro espropria il secondo fattore anche del suo potere, come quello allo sciopero. Lavora sulle coscienze. Erode ogni idea di sé. Produce quella che, durante l'università di Attac, nella sua relazione, Marco Bersani ha chiamato “solitudine competitiva”.
Se non si parte da questo presupposto si può cancellare il duopolio, si possono aprire le frequenze, si possono cancellare gli aiuti da parte dello stato all'editoria che, comunque, il monopolio sull'informazione rimarrà sempre in mano agli stessi che oggi decidono e sono quelli che hanno diretto accesso al capitale.
Insomma, per quanto riguarda la comunicazione, credo che il problema non sia in ciò che evidenzia Grillo. Se proprio devo sono per un approccio più marcatamente linguistico. Ne ho parlato anche in questo post qui. Stando anche a quello che dicevo in quel post anche Grillo non mi sembra fare informazione. Non mi sembra che aiuti il ragionamento. Piuttosto che imbocchi la gente (chiaramente non voglio generalizzare). Anche lui mi sembra che parli più all'emotività che all'intelligenza. Insomma, non mi sembra un buon pulpito per lanciare prediche.
In attesa di concludere il post "l'informazion è cosa nostra", come preannunciato, riporto un'analisi del voto di Marco Bersani, di Attac Italia. La trovo in larga misura condivisibile.
Ho tante cose da scrivere sulle elezioni. Domani posterò una mail girata in lista attac da Marco Bersani sul come lui ha visto questo risultato elettorale. Però non mi piace lasciare i discorsi a metà, per cui riporto la seconda parte di questo lungo scritto. Ho deciso di dividerlo in tre tronconi alla fine. Diciamo, uno per ogni punto. L'ultima parte nei prossimi giorni. Intanto, la prima è poco più sotto. Oppure se non avete la rotellina al mouse per scorrere giù le pagine, e quindi siete costretti ad andare a bordo pagina, vi risparmio questa fatica: link.
Il finanziamento statale all'editoria.
Torniamo ora agli altri due punti. Il primo è quello sui contributi pubblici all'editoria. E' su questo punto che la distanza tra me e Grillo assume connotati profondi arrivando ad una totale incompatibilità.
Appare chiaro come su questo tema serva una profonda rivisitazione. In questi anni sono stati dati finanziamenti a pioggia in favore di giornali che nulla avevano da offrire, sotto ogni punto di vista. Caso emblematico è quello del "Giornale d'Italia". Andrebbero rivisti sicuramente i criteri di assegnazione di questi contributi. Sia per quanto riguarda la forma societaria prevista per averne diritto, sia per il fatto che, allo stato attuale, in molti casi figurano come rimborsi sull'acquisto della carta. Cosa che ha spinto molti a stampare molte più copie rispetto a quello che era il loro reale bacino di vendite.
Insomma, pur rendendosi necessaria una profonda riforma in materia, la totale abolizione di questi finanziamenti potrebbe configurarsi come un tragico errore.
Senza volermi qui soffermare sulla raccolta pubblicitaria o sull'opportunità che importanti marchi investano in giornali crici nei loro confronti, preferirei concentrarmi su ciò che, a mio parere, accadrebbe se questa forma di sostegno fosse eliminata.
E' ormai da tutti riconosciuti come il giornalismo sia legato alla logica di mercato che,
promossa dai processi di concentrazione della proprietà, porta a concepire i giornali come prodotti che devono affrontare la concorrenza per sopravvivere. L'obiettivo non è informare, ma produrre utili da dividere tra gli azionisti. Ciò è accaduto anche nel nostro Paese in cui la proprietà dei più importanti giornali, quotidiani o periodici che siano - assieme a prodotti mediali di varia natura - si sono concentrati nelle mani di pochi importanti gruppi editoriali, dietro cui ci sono banche e grandi gruppi industriali. L'informazione in questo contesto viene azzerata, uniformata, in nome del mercato e della concorrenza. Cosa che del resto anche Grillo sottolinea.
Il paradosso grilliano sta nel fatto che a questo dominio si pensa di rispondere con l'abolizione del finanziamento pubblico. Alcuni dati prima di andare avanti (sono al 2004 perchè non sono riuscito a trovare dati da comparare più aggiornati). Il gruppo l'Espresso (la Repubblica, l'Espresso, Radio Deejay, ecc...) al 31 dicembre 2004 aveva un utlie netto consolidato pari a 87,7 mln. di euro (link) a fronte di 12 mln. di euro ricevuti dallo Stato (link). Il gruppo RCS (Corriere della Sera, Rizzoli, Adelphi, Dada, Radio 105...) ha prodotto, sempre al 31 dicembre 2004, un utile netto di 102,6 mln. di euro (link) a fronte di 25 mln. di euro arrivati per il finanziamento pubblico (link).
Questi dati servono a dimostrare come l'abolizione dei contributi pubblici all'editoria, per questi grandi gruppi editoriali (che tra l'altro hanno aumentato nel corso degli anni i loro utili: RCS 2007 [link] - Espresso 2007 [link]) significherebbe solo dover rivedere il dividendo tra gli azionisti. Chi ne pagherebbe le conseguenze, invece, sarebbero le testate piccole e indipendenti. Nè butto lì una a caso: "il manifesto" che, già in continua emergenza continua nonostante questi finanziamenti, metterebbe a serio rischio la propria sopravvivenza.
Un duro colpo alla nostra democrazia, al diritto ad una stampa libera e al diritto di ognuno di noi di essere informato.
(continuerà...)
La resa dei conti è già, giustamente credo, iniziata. Credo che i dirigenti che hanno portato Rifondazione Comunista e l'intera sinistra a questo sfacelo, debbano ammettere le proprie responsabilità e lasciare gli incarichi a qualcun'altro.
Ma dare tutta la colpa di questa storica, enorme, spropositata sconfitta ai soli dirigenti sarebbe ingiusto, oltre al fatto che nasconderebbe i veri problemi della Sinistra oggi in Italia, e non solo.
Proverò a buttare lì qualche tema che, credo, non possa essere sottovalutato nel dibattito futuro che si aprirà nel Partito e, mi auguro, nella società.
Il primo punto è la dimostrazione che in Italia una forza comunista non appartiene al passato, non è ancora da consegnare alla storia. Ma non perché chi ci voti sia o si senta comunista. Personalmente tra i miei coetanei in tanti votavano Rifondazione Comunista pur non essendo comunisti. La discussione non riguarda, quindi, tanto falce e martello si, falce e martello no; o l'aggettivazione Arcobaleno o Comunista che sia. Il problema principale oggi, il punto di forza ieri, sta tutto nella coerenza. E' stato questo il capitale che ha dissipato Rifondazione – e soprattutto Rifondazione – in questi due anni di governo e poi durante la campagna elettorale. Personalmente mi sono trovato compagni e amici che da sempre, fin dal 2001 – quando Rifondazione scelse di presentarsi da sola, rischiando anche in quel caso di star fuori dal Parlamento – ci consegnavano il proprio voto che avvicinandomi mi hanno confidato che, questa volta, avrebbero votato PD. La loro spiegazione era semplice. Al governo avete fatto le stesse cose. Oggi, se proprio devo scegliere, preferisco puntare su chi può battere Berlusconi e una destra pericolosa ed eversiva. Nonostante ci abbia provato a convincerli a non cedere a questa logica, sono convinto che dalle mie parole – cosa che ho letto anche nelle parole di tanti altri compagni – trasparisse la poca convinzione, la poca passione, il contrario di ciò che da sempre aveva contraddistinto la mia militanza.
Quindi, non credo che ora la discussione sia tra sinistra o comunista, ma credo che si debba recuperare la coerenza dell'agire.
Qui mi ricollego al secondo tema. Il progetto di società che ha proposto la Sinistra l'Arcobaleno. Non posso negare di aver provato imbarazzo ascoltando in televisione Bertinotti. Il tema forte della nostra campagna è stato: “non facciamo sparire la sinistra”. Forse avremmo anche dovuto spiegare a cosa serve una sinistra in Italia. Durante tutta la campagna elettorale in più, nell'ambito della sinistra arcobaleno, hanno continuato a mendicare un'alleanza con il PD. Sperando anche in un ricongiungimento post elettorale.
Ma allora, stando a ciò, la Sinistra in Italia a cosa serve? A provare a stemperare – senza tuttavia riuscirci, l'esperienza di governo sta lì a dimostrarlo – le politiche neo-liberiste di governi in ciò radicali, oppure a proporre una visione alternativa di società?
Rifondazione Comunista nel 2001 lo fece, propose una visione diversa e organica di società. Fu premiata. Superò gli sbarramenti e durante gli anni di opposizione rilanciò temi importanti. Dai diritti del lavoro, con la difesa dell'art. 18, ai temi della pace, con l'opposizione alla guerra in Afghanistan prima e in Iraq poi.
Oggi, questa sconfitta ci dà una grande opportunità. L'ultima. Quella di ritornare nella società e ripensare e rilanciare, mediandola con i movimenti e con le forze attive e più progressiste una nostra idea della società stessa. Bisogna ripartire dal 2001. Dalla visione del mondo che sviluppammo durante il contro-G8 di Genova, anche grazie ad esperienza nuove con cui venimmo a contatto.
Credo che per farlo però sia il momento di lasciare spazio ai giovani di Rifondazione Comunista. Durante una recente inchiesta è emerso che tra i giovani comunisti in tante e tanti fecero la tessera a Rifondazione per la prima volta nel 2002, proprio sulla scorta del G8. Io fui tra questi. Personalmente lo feci perché in quel momenti vidi in Rifondazione Comunista una forza aperta alla società, non il solito partito burocratizzato e chiuso in astruse logiche di potere. Purtroppo, dal 2005 in poi il partito ha subito una trasformazione. Si sono scelti i gruppi dirigenti in base all'area di appartenenza e non al merito. La discussione è stata azzerata. Rimanere nel partito in questo clima non è stato facile. Ho visto molte compagne e compagni andare via, delusi in quanto inascoltati. La diversità di vedute, grande ricchezza di Rifondazione, si è trasformata in un motivo di esclusione. Bisogna quindi cambiare rotta e, per farlo, lo ripeto, serve un nuovo gruppo dirigente, formato in buona parte da chi entrò dopo il G8, perché delle idee nate in quegli anni si nutre e si sono nutriti quei centinaia di compagni. Solo loro sono in grado di immettere una nuova linfa nelle arterie del partito.
Dopo la doppia sconfitta contro Aznar il PSOE ebbe il coraggio di azzerare il gruppo dirigente, facendo spazio a trentenni. Fu la chiave di svolta. Oggi, escluso il “vecchio” Zapatero, molti ministri sono sotto i quarant'anni. Credo questa sia l'unica strada anche per noi. Per rifondare un progetto – si badi, il progetto non il partito, i partiti si fondano sempre attorno ad un progetto ed un partito senza un progetto risulta un contenitore vuoto. La sinistra l'Arcobaleno è stata questo.
Altrimenti, possiamo continuare sulla stessa riga, credendo che cambiando due dirigenti si possano risolvere tutti i nostri problemi. Consapevoli che, se questa sarà la strada, presto né pagheremo nuovamente le conseguenze.

Aggiornamento al post. Solo per chiudere il sondaggio. Allora allora allora. Prima del voto, il personaggio più credibile, simpatico, meno peggio de "la sinistra l'arcobaleno" è Fausto Bertinotti con 18 voti su 41. Seguono Diliberto con 16, Giordano con 3 e infine Mussi e Pecoraro Scanio con 2. Chissà dopo il voto?
