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postato da andrij83 alle ore 10:35
venerdì, 09 maggio 2008

E' stato l'ultimo regalo di Prodi.  Dallo scorso 1 maggio le centrali elettriche e le altre infrastrutture critiche potranno essere oggetto di segreto di Stato.

Questo, in buona sostanza, quanto previsto nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri emanto in data 8 aprile 2008 con il titolo: "Criteri per l'individuazione delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle attività, delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato" (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 90 del 16 aprile 2008 e che entrerà in vigore il 1 maggio 2008), all'articolo 5 vengono indicate come materie suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato quelle esemplificativamente elencate nell'allegato al decreto, nel quale, al punto 17, compaiono inaspettatamente anche "gli impianti civili per produzione di energia ed altre infrastrutture critiche".

Di seguito riporto il testo del Decreto, che comunque potrete trovare anche a questo link.

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 8 aprile 2008

Criteri per l'individuazione delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle attivita', delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato. (GU n. 90 del 16-4-2008 )

  IL PRESIDENTE
                     DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  Vista  la  legge  3 agosto  2007,  n.  124  ed  in  particolare gli
articoli 1, commi 1 e 2; 4, comma 5; 9, commi 1 e 2; 39, 42 e 43;
  Visto  il  regio  decreto  11 luglio  1941, n. 1161 recante: «Norme
relative al segreto militare" e successive modificazioni;
  Vista  la  direttiva  del  Presidente del Consiglio dei Ministri in
data  30 luglio  1985  in  materia di tutela del segreto di Stato nel
settore degli organismi di informazione e sicurezza;
  Visto il parere n. 4247/2007 reso dal Consiglio di Stato - adunanza
della  Commissione  speciale  del  5 dicembre  2007,  richiesto dalla
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Segretariato generale;
  Ritenuta  la  necessita'  di disciplinare con regolamento i criteri
per   l'individuazione   delle   notizie,   delle  informazioni,  dei
documenti,  degli  atti,  delle  attivita',  delle  cose e dei luoghi
suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato;
  Ritenuta  la  necessita'  di individuare con regolamento gli Uffici
competenti  a  svolgere,  nei  luoghi coperti da segreto di Stato, le
funzioni  di  controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie
locali e dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco;
  Acquisito  il  parere  favorevole  del Comitato parlamentare per la
sicurezza della Repubblica, reso in data 24 gennaio 2008;
  Sentito  il  Comitato  interministeriale  per  la  sicurezza  della
Repubblica;
                               Adotta
                      il seguente regolamento:
                               Art. 1.
                               Oggetto
  1.  Il  presente regolamento, in attuazione dell'art.39 della legge
3 agosto  2007,  n.  124,  disciplina  i criteri per l'individuazione
delle  notizie,  delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle
attivita',  delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di
segreto di Stato, nonche' individua gli uffici competenti a svolgere,
nei  luoghi  coperti  da  segreto  di Stato, le funzioni di controllo
ordinariamente  svolte  dalle  aziende  sanitarie  locali e dal Corpo
nazionale dei vigili del fuoco.

Art. 2.
            Segreto di Stato e classifiche di segretezza
  1. Il segreto di Stato e' finalizzato alla salvaguardia dei supremi
ed  imprescindibili  interessi  dello  Stato  di  cui all'articolo 3,
comma 1,   lettere a), b), c)  e d)  del  presente  regolamento,  che
attengono all'esistenza stessa della Repubblica democratica.
  2.  Il segreto di Stato e' distinto dalle classifiche di segretezza
di  cui  all'articolo  42 della legge 3 agosto 2007, n. 124, che sono
attribuite   dalle   singole  amministrazioni  per  circoscrivere  la
conoscenza  di  notizie,  informazioni,  documenti, atti, attivita' o
cose  ai  soli soggetti che abbiano necessita' di accedervi e siano a
cio' abilitati in ragione delle proprie funzioni istituzionali.

Art. 3.
                               Criteri
  1.  Possono costituire oggetto di segreto di Stato le informazioni,
le  notizie,  i  documenti,  gli atti, le attivita', i luoghi ed ogni
altra  cosa  la  cui diffusione sia idonea a recare un danno grave ad
uno o piu' dei seguenti supremi interessi dello Stato:
    a)  l'integrita'  della Repubblica, anche in relazione ad accordi
internazionali;
    b)  la  difesa  delle  Istituzioni poste dalla Costituzione a suo
fondamento;
    c)  l'indipendenza  dello  Stato  rispetto  agli altri Stati e le
relazioni con essi;
    d) la preparazione e la difesa militare dello Stato.
  2.  Ai  fini  della  valutazione  della idoneita' a recare il danno
grave  di cui al comma 1, si tiene conto delle conseguenze dirette ed
indirette  della  conoscenza  dell'oggetto  del  segreto  da parte di
soggetti  non  autorizzati,  sempre  che  da  essa derivi un pericolo
attuale per lo Stato.

Art. 4.
                               Limiti
  1.  In  sede  di applicazione dei criteri di cui all'articolo 3, si
osservano  i  divieti  di  cui all'articolo 39, comma 11, della legge
3 agosto  2007,  n. 124, ed all'articolo 204, comma 1-bis, del codice
di procedura penale.

Art. 5.
                       Materie di riferimento
  1.  Ferma  restando  la  necessita'  di  valutare  in concreto ogni
singolo  caso  sulla base di quanto disposto dagli articoli 3 e 4 del
presente  regolamento, sono suscettibili di essere oggetto di segreto
di  Stato  le  informazioni,  le  notizie,  i documenti, gli atti, le
attivita',  i  luoghi e le cose attinenti alle materie di riferimento
esemplificativamente elencate in allegato.

Art. 6.
                             Apposizione
  1.  L'apposizione  del  segreto di Stato e' disposta dal Presidente
del   Consiglio   dei  Ministri  autonomamente  ovvero  su  richiesta
dell'amministrazione  competente,  tramite  il direttore generale del
Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS).
  2. Le determinazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri sono
comunicate,  per  il  tramite  del  direttore  generale del DIS, alla
amministrazione   competente.   In   caso  di  esito  positivo  della
richiesta,  l'amministrazione,  ove  possibile,  annota  sull'oggetto
dell'apposizione  la  dicitura  «segreto di Stato» in modo che non si
confonda   con   la  eventuale  stampigliatura  della  classifica  di
segretezza.
  3.  Gli  adempimenti  istruttori  di cui ai commi 1 e 2 sono curati
dall'Ufficio centrale per la segretezza (UCSe) ai sensi dell'articolo
9, comma 1, della legge 3 agosto 2007, n. 124.
  4.  Anche  prima  del  decorso  dei termini di cui all'articolo 39,
commi 7 e 8, della legge n. 124 del 2007, il Presidente del Consiglio
dei  Ministri  se  ritiene  che  siano  venute meno le condizioni che
determinarono   l'apposizione   del  segreto  di  Stato,  dispone  la
cessazione  del  vincolo,  anche  su  richiesta della amministrazione
competente, nei modi indicati nei commi 1 e 2.

Art. 7.
                 Conservazione del segreto di Stato
  1. Le notizie, le informazioni, i documenti, gli atti, i luoghi, le
attivita' ed ogni altra cosa coperti dal vincolo del segreto di Stato
sono  conservati  nell'esclusiva  disponibilita'  dei  vertici  delle
amministrazioni  originatrici  ovvero  detentrici  con  modalita'  di
trattazione e di conservazione tali da impedirne la manipolazione, la
sottrazione  o  la  distruzione, fissate nelle norme unificate per la
protezione e la tutela delle informazioni classificate ovvero coperte
dal segreto di Stato.
  2.  La  cessazione  del  vincolo  del segreto di Stato non comporta
l'automatica  decadenza  del  regime della classifica e della vietata
divulgazione.

Art. 8.
            Stati esteri ed organizzazioni internazionali
  1.  Nell'espletamento  della  procedura  di  cui  all'articolo  39,
comma 10,  della  legge  3 agosto  2007,  n.  124,  il Presidente del
Consiglio  dei Ministri si avvale del Dipartimento delle informazioni
per la sicurezza (DIS).

Art. 9.
Funzioni  di  controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie
          locali e dal corpo nazionale dei vigili del fuoco
  1.  Nei  luoghi  coperti  dal  segreto  di  Stato,  le  funzioni di
controllo  ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie locali e dal
Corpo  nazionale dei vigili del fuoco, sono svolte da autonomi uffici
di  controllo  collocati  a  livello  centrale  dalle amministrazioni
interessate   che   li   costituiscono   con  proprio  provvedimento.
Nell'esercizio   delle   funzioni   di  controllo  svolte  presso  il
Dipartimento  delle  informazioni  per  la sicurezza (DIS), l'Agenzia
informazioni  e  sicurezza  esterna (AISE) e l'Agenzia informazioni e
sicurezza  interna  (AISI),  ai  fini  dell'adempimento  da parte del
personale  di  cui all'articolo 21 della legge 3 agosto 2007, n. 124,
dell'obbligo  di  denuncia  di  fatti  costituenti  reato  o  per  le
comunicazioni   concernenti   informazioni   ed   elementi  di  prova
relativamente  a  fatti  configurabili  come  reati,  si  applicano i
commi 6, 7 e 8 dell'articolo 23 della legge 3 agosto 2007, n. 124.
  2.  Gli  uffici  di  cui  al  comma 1 sono costituiti da almeno due
esperti  per  ogni  singolo  settore  di attivita' che possono essere
individuati  nel  personale  medico  appartenente  ad amministrazioni
dello  Stato e nel personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco
ovvero  da  altri  soggetti  muniti  di adeguate competenze tecniche.
Tutti  i  componenti dell'ufficio devono essere muniti del nulla osta
di sicurezza al massimo livello.
  3.  In  relazione  ai  luoghi  coperti  dal  segreto  di  Stato, le
amministrazioni  non sono tenute agli obblighi di comunicazione verso
le  aziende  sanitarie  locali  ed  il Corpo nazionale dei vigili del
fuoco  a  cui  hanno,  comunque, facolta' di rivolgersi per ausilio o
consultazione.

 Art. 10.
                               Accesso
  1. Qualora il diritto di accesso di cui all'art. 39, comma 7, della
legge  3 agosto  2007,  n.  124,  sia  esercitato  con  riferimento a
informazioni, notizie, documenti, atti, attivita', cose o luoghi che,
all'atto  dell'entrata  in  vigore  della  medesima legge, siano gia'
coperti  dal  segreto  di  Stato, i termini di quindici e trenta anni
previsti,  rispettivamente,  dai  commi 7  e  8 del citato art. 39 si
computano a decorrere dalla apposizione del vincolo o, in mancanza di
essa,   dalla   conferma  della  sua  opposizione  secondo  le  norme
previgenti.
  2.  Ai fini della richiesta di accesso di cui all'art. 39, comma 7,
della  legge  3 agosto  2007, n. 124, il Presidente del Consiglio dei
Ministri,     sentita     l'amministrazione    interessata,    valuta
preliminarmente la sussistenza in capo al richiedente di un interesse
diretto,  concreto  ed  attuale  collegato  all'oggetto dell'accesso,
nonche'  meritevole  di  giuridico  apprezzamento  in  relazione alla
qualita'  soggettiva  del  richiedente ed alla finalita' per la quale
l'accesso sia richiesto.
  3. Una volta cessato il vincolo del segreto di Stato in nessun caso
puo'  esservi  esclusione del diritto di accesso motivata con ragioni
di segretezza.

Art. 11.
                  Disposizioni transitorie e finali
  1.  Il  presente regolamento entra in vigore il quindicesimo giorno
successivo  a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
  2.  Ogni  richiamo  contenuto nel presente regolamento alle materie
disciplinate  dai regolamenti di cui agli articoli 42, comma 7, e 44,
comma 2, della legge 3 agosto 2007, n. 124, si intende riferito, fino
all'entrata  in  vigore  dei  suddetti regolamenti, alle disposizioni
vigenti.
    Roma, 8 aprile 2008
                                                 Il Presidente: Prodi

 Allegato
    1.  La  tutela  di  interessi economici, finanziari, industriali,
scientifici, tecnologici, sanitari ed ambientali;
    2.   la   tutela   della   sovranita'  popolare,  dell'unita'  ed
indivisibilita' della Repubblica;
    3.  la  tutela  da  qualsiasi forma di eversione o di terrorismo,
nonche'  di  spionaggio,  proveniente dall'esterno o dall'interno del
territorio  nazionale e le relative misure ed apparati di prevenzione
e contrasto, nonche' la cooperazione in ambito internazionale ai fini
di   sicurezza,   con   particolare   riferimento  al  contrasto  del
terrorismo, della criminalita' organizzata e dello spionaggio;
    4.  le  sedi  e  gli  apparati  predisposti  per  la  tutela e la
operativita' di Organi istituzionali in situazioni di emergenza;
    5.  le  misure di qualsiasi tipo intese a proteggere personalita'
nazionali  ed estere la cui tutela assume rilevanza per gli interessi
di cui all'art. 3 del presente regolamento;
    6.   i   compiti,   le   attribuzioni,   la   programmazione,  la
pianificazione,  la  costituzione,  la  dislocazione,  l'impiego, gli
organici  e  le  strutture del Dipartimento delle informazioni per la
sicurezza   (DIS),  dell'Agenzia  informazioni  e  sicurezza  esterna
(AISE),  dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI) e delle
amministrazioni  aventi quali compiti istituzionali l'ordine pubblico
e  la  sicurezza  pubblica,  nonche' la difesa civile e la protezione
civile,  nonche'  di altre amministrazioni ed enti nei casi in cui le
rispettive  attivita' attengono agli interessi di cui all'articolo 3,
comma 1, lettere a), b), c) e d) del presente regolamento;
    7.  i dati di riconoscimento autentici o di copertura, nonche' le
posizioni  documentali  degli  appartenenti  al DIS, all'AISE ed all'
AISI e quelli di copertura degli stessi Organismi;
    8.  l'addestramento  e  la  preparazione  professionale  di  tipo
specialistico  per  lo  svolgimento  delle  attivita'  istituzionali,
nonche' le aree ed i settori di impiego, le operazioni e le attivita'
informative,  le modalita' e le tecniche operative del DIS, dell'AISE
e  dell'AISI,  oltre  che  delle  amministrazioni aventi come compito
istituzionale  l'ordine  pubblico  e la sicurezza pubblica, la difesa
civile e la protezione civile;
    9. le relazioni con Organi informativi di altri Stati;
    10.  le infrastrutture ed i poli operativi e logistici, l'assetto
ed  il  funzionamento  degli  impianti,  dei  sistemi e delle reti di
telecomunicazione,  radiogoniometriche,  radar  e  cripto  nonche' di
elaborazione dati, appartenenti al DIS, all'AISE ed all'AISI, nonche'
appartenenti   ad   altre   amministrazioni   aventi   quali  compiti
istituzionali  l'ordine  pubblico  e la sicurezza pubblica, la difesa
civile e la protezione civile;
    11.  l'armamento,  l'equipaggiamento,  i  veicoli  i  mezzi  e  i
materiali  speciali  in  dotazione  al personale appartenente al DIS,
all'AISE  ed  all'AISI,  nonche'  alle  amministrazioni  aventi quali
compiti  istituzionali  l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica, la
difesa civile e la protezione civile;
    12.  il  materiale  o  gli  avvenimenti interessanti l'efficienza
bellica  dello  Stato  ovvero le operazioni militari in progetto o in
atto;
    13.  l'ordinamento  e  la dislocazione delle Forze armate, sia in
pace sia in guerra;
    14. l'efficienza, l'impiego e la preparazione delle Forze armate;
    15.  i  metodi  e  gli  impianti di comunicazione ed i sistemi di
ricetrasmissione ed elaborazione dei segnali per le Forze armate;
    16.   i  mezzi  e  l'organizzazione  dei  trasporti,  nonche'  le
dotazioni, le scorte e le commesse di materiale delle Forze armate;
    17.  gli stabilimenti civili di produzione bellica e gli impianti
civili per produzione di energia ed altre infrastrutture critiche;
    18. la mobilitazione militare e civile.

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categoria : nazionale

postato da andrij83 alle ore 11:58
martedì, 29 aprile 2008

Ultimo capitolo della trilogia di Beppe Grillo. Il suo nuovo V-day c'è stato. Anche quest'ultimo pezzo, come i due precedenti (approposito, per chi se li è persi sono qui e qui), era stato scritto prima. Piccole aggiunte ci sono solo per quanto riguarda alcune considerazioni emerse durante l'università popolare di Attac. Approposito, davvero qualcosa di estremamente interessante e arricchente. Vi lascio alla terza parte.


La legge Gaparri

Ultimo punto è quello sull'abrogazione della legge Gasparri.

Quello che Grillo mi sembra non capire e, anche chi lo segue, è che anche se si abrogasse la legge Gasparri, se si ripristinasse un principio di pluralità per quanto riguarda le società concessionarie dello Stato, non cambierebbe la sostanza. Fare una televisione che può aspirare a fare concorrenza al duopolio costituito mediaset-rai, costa, e anche molto. Costi che si può permettere di sostenere solo chi ha una solida base di partenza. Base di partenza che si possono permettere solo grandi società di capitali, banche, ecc... Oppure, costi che si possono sostenere solo con un'ingente raccolta pubblicitaria. Ma sborsare ingenti somme in pubblicità è una cosa che comunque si possono permettere solo le grandi società di capitali, le banche, ecc... di cui sopra. Insomma, anche se queste ultime non controllassero direttamente i mezzi di comunicazione lo potrebbero fare indirettamente.

Forse, allora, va rimesso in discussione anche in questo caso il sistema di produzione e la distribuzione delle ricchezze.

Nel mondo della comunicazione, molto marxianamente, io ci vedo la nuova frontiera del conflitto capitale-lavoro. Una volta chi possedeva il capitale poteva decidere delle sorti del lavoro. Oggi chi ha il capitale possiede l'accesso alle coscienze delle persone attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Uno scontro capitale-lavoro che tra l'altro espropria il secondo fattore anche del suo potere, come quello allo sciopero. Lavora sulle coscienze. Erode ogni idea di sé. Produce quella che, durante l'università di Attac, nella sua relazione, Marco Bersani ha chiamato “solitudine competitiva”.

Se non si parte da questo presupposto si può cancellare il duopolio, si possono aprire le frequenze, si possono cancellare gli aiuti da parte dello stato all'editoria che, comunque, il monopolio sull'informazione rimarrà sempre in mano agli stessi che oggi decidono e sono quelli che hanno diretto accesso al capitale.

Insomma, per quanto riguarda la comunicazione, credo che il problema non sia in ciò che evidenzia Grillo. Se proprio devo sono per un approccio più marcatamente linguistico. Ne ho parlato anche in questo post qui. Stando anche a quello che dicevo in quel post anche Grillo non mi sembra fare informazione. Non mi sembra che aiuti il ragionamento. Piuttosto che imbocchi la gente (chiaramente non voglio generalizzare). Anche lui mi sembra che parli più all'emotività che all'intelligenza. Insomma, non mi sembra un buon pulpito per lanciare prediche.

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categoria : media, nazionale

postato da andrij83 alle ore 12:06
venerdì, 18 aprile 2008

In attesa di concludere il post "l'informazion è cosa nostra", come preannunciato, riporto un'analisi del voto di Marco Bersani, di Attac Italia. La trovo in larga misura condivisibile.

 


 

Le elezioni appena concluse segnano un punto di svolta importante nella ricomposizione della rappresentanza istituzionale, amplificando il paradosso di un paese sempre più socialmente frammentato con una proiezione istituzionale iper-semplificata.
E’ un tentativo, finora riuscito, di uscita a destra dalla crisi della democrazia rappresentativa, da sempre segnalata dalle centinaia di vertenze e di movimenti territoriali in lotta per i beni comuni e i diritti sociali.
Proviamo a vederne alcuni aspetti.
 
a)      Il Paese è più a destra. Non si tratta solo della netta vittoria di Berlusconi, si tratta di un complessivo spostamento culturale e politico a destra dell’intero paese. A fronte di una condizione sociale sempre più povera e precaria, a fronte della progressiva frantumazione di una rete sociale di protezione, e in previsione di una crisi economica alle porte, la gran parte dell’elettorato – nella totale mancanza di alternative politiche e culturali credibili-  decide di affidarsi ancora una volta a chi meglio rappresenta il prodotto della solitudine competitiva. Un misto di “uno su mille ce la fa” e di uno “io speriamo che me la cavo”.
 
b)      L’insediamento sociale leghista. Dentro la vittoria delle destre, è soprattutto lo sfondamento leghista al nord a segnalare una ricomposizione politico-sociale importante. Perché interroga la dimensione territoriale e le dinamiche che la attraversano. Qui la globalizzazione ha prodotto la frammentazione sociale più forte, perché a differenza di altre zone del paese, non erano più da tempo le reti familiari e di vicinato a costituire il primario legame sociale, bensì un sistema di garanzie occupazionali e di stato sociale che per anni ha consentito un tranquillo e moderato benessere. La precarizzazione del lavoro, la drammatica restrizione dello stato sociale, l’aggressione al territorio, il lento scivolamento di molte famiglie verso la fascia di povertà ( e una sinistra lontana anni luce da una qualche percezione di questa realtà) hanno prodotto un fortissimo bisogno identitario e di protezione corporativa, cui la Lega Nord ha saputo dare risposta, proponendone la cultura della piccola impresa come sistema valoriale e l’attacco ai diversi come elemento identificativo (ad Opera, cittadina in provincia di Milano è stato eletto sindaco il capo del presidio contro i Rom, condannato per aver incendiato una tendopoli predisposta dalla Prefettura). La questione di Malpensa da questo punto di vista è stata paradigmatica : il 95% degli elettori non ha mai visto né mai vedrà un aereo, ma ha percepito la vicenda come l’ennesima sottrazione di qualcosa percepito come “proprio”.
 
c)      “I ’m piddì “ Il PD ha vinto, il PD ha perso? Ha sicuramente perso nel tentativo di porsi come garante “presentabile” della transizione neo-capitalistica. L’idea di poter fare meglio della destra, senza la sua rozzezza comunicativa, non ha pagato. In un paese dove la tensione individuale e sociale si misura ad ogni angolo, l’idea che serenamente e pacatamente si possa stare tutti sulla stessa barca si è dimostrata semplicemente surreale. Ma il PD ha vinto nell’ aver dato un impulso irresistibile alla semplificazione autoritaria della democrazia rappresentativa, cui manca ora solo il suggello della legge elettorale prossima ventura.
 
 
d)     Sinistra auto-desaparecida. Il dato decisamente clamoroso di questa tornata elettorale –prevedibile nella direzione, non nella sua portata- è la scomparsa per la prima volta nella storia di questo paese di una rappresentanza parlamentare della sinistra. Se astraiamo per un momento dalle persone concrete e proviamo ad osservare da distanza (da un paese straniero, ad esempio), il fatto che nel nostro Parlamento non ci sia nessun socialista (ripeto, astraiamo per un momento), nessun verde (idem) e nessun comunista (idem) è qualcosa di incomprensibile e di inedito. Pur avendo io personalmente votato la Sinistra Arcobaleno, credo che, se debacle doveva essere, sia solo un bene che sia stata definitiva. Non è un semplicistico tanto peggio, tanto meglio. Non mi sfugge infatti il dato negativo in termini simbolici e psicologici, ovvero il possibile rischio che la sparizione della rappresentanza parlamentare della sinistra acceleri l’idea culturale che il novecento vada superato, ma non nelle forme della politica (su cui sono d’accordo), bensì nella radicalità dei contenuti e delle istanze valoriali. Ma se debacle ha da essere, che sia fino in fondo, in modo che non ci siano più foglie di fico e si apra una discussione ampia, democratica e dal basso su cosa dovrà essere una sinistra nuova in questo Paese. La Sinistra non ha perso. Si è semplicemente suicidata con un processo lento che, a mio avviso, parte dall’interpretazione data dell’esito del referendum sull’estensione dello statuto dei lavoratori per arrivare alla sostanziale liquidazione del significato di sé con la fallimentare esperienza nel Governo Prodi. Nei due anni di governo, non solo la Sinistra non è riuscita ad ottenere nulla per il suo popolo, ma ha costantemente rescisso ogni legame con lo stesso, fino a scoprirsi totalmente incapace di una anche pur elementare lettura della società e dei suoi mutamenti. Ha completato l’opera una campagna elettorale disastrosa, i cui messaggi principali sono stati : l’attenzione costante al rapporto con il PD, proprio mentre questo ne preparava scientemente la sparizione; l’affermazione “saremo all’opposizione” senza mai una qualificazione di contenuto della stessa, quasi fosse una semplice e triste constatazione  geografica; l’idea che la Sinistra andava salvata, senza mai spiegare perché, come se la sinistra fosse un fine astratto e non uno strumento concreto per la trasformazione sociale.
 
e)      La prossima accelerazione . Delle forme novecentesche resta solo il sindacato e sarà su questo terreno che si giocherà il prossimo tentativo di eliminare l’idea di un sindacato come soggetto generale. Il quasi totale posizionamento dell’attuale dirigenza Cgil sul fronte del Pd, insieme alla forte affermazione della Lega Nord, ci dicono quale sarà il terreno principe di questa nuova accelerazione : l’abolizione del contratto nazionale di lavoro, con la conseguente riduzione del principale sindacato non più a soggetto generale, bensì a luogo frammentato di difesa corporativa, totalmente subalterno alla logica dell’impresa.
 
f)       L’altra prossima accelerazione. Sinora, qualsiasi compagine governativa ha trovato un ostacolo insormontabile alla realizzazione di una parte consistente del proprio programma elettorale : le lotte dei movimenti territoriali, di cui la Tav in Val di Susa, la base No Dal Molin a Vicenza e le reticolari vertenze del movimento per l’acqua sono solo le più paradigmatiche. Non è pensabile che un nuovo Governo, sostenuto dall’unanimità dell’arco parlamentare, possa di nuovo permettersi lo stallo su queste vicende, perché vorrebbe dire l’assunzione dell’inefficacia di una democrazia rappresentativa autoritariamente ristretta. E’ quindi prevedibile un attacco frontale in queste direzioni.
 
 
g)      I movimenti. E’ indubbio il fatto che, aldilà del giudizio sulla concreta esperienza istituzionale, il fatto che non ci sia più alcuna presenza parlamentare in qualche modo attenta alle vertenze e alle lotte sociali complichi notevolmente l’esperienza dei movimenti. Paradossalmente, l’eterna dialettica del rapporto tra movimenti e politica istituzionale è stata risolta, con la sparizione di uno dei due capi del dilemma. Questa situazione inedita richiederà ai movimenti stessi un forte salto di qualità. Perché saranno solo la forza, la reticolarità e la capacità di aggregazione di ciascuna vertenza a poter determinare una capacità d’incisione sulla politica istituzionale, che, se in passato è stata certo sorda alle istanze dal basso, oggi è costitutivamente autistica. Contemporaneamente, dovrà essere chiaro ai movimenti come oggi questi rappresentino l’ultima anomalia che impedisca la messa in opera dello “sviluppo” capitalisticamente inteso : la valorizzazione finanziaria del territorio, dei beni comuni, dei servizi pubblici; la totale precarizzazione del lavoro e della vita; la militarizzazione interna ed esterna delle relazioni sociali. I movimenti dovranno fare di necessità virtù, costruendo forti intrecci fra le diverse vertenze, per determinarne un solido mutuo soccorso, ma dovranno altresì saper dar forza alla capacità di costruzione di alternative, concrete e radicali, che rimettano in discussione tutto il modello di produzione e di relazioni sociali, fuori dalle logiche meramente e astrattamente redistributive, dentro alle realtà territoriali per ricostruirne i legami sociali a partire dai beni comuni, dai diritti sociali, da nuovi modelli di produzione e di consumo. Sapendo nel contempo che una nuova sinistra o nasce dalle forme concrete dell’agire o semplicemente non sarà.
 
Marco Bersani



P.S. Ho cambiato la canzone. Dopo tanto tempo ho trovato il tempo e la voglia di farlo. Spero vi piaccia.
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categoria : nazionale, pensiero e dottrina

postato da andrij83 alle ore 12:13
giovedì, 17 aprile 2008

Ho tante cose da scrivere sulle elezioni. Domani posterò una mail girata in lista attac da Marco Bersani sul come lui ha visto questo risultato elettorale. Però non mi piace lasciare i discorsi a metà, per cui riporto la seconda parte di questo lungo scritto. Ho deciso di dividerlo in tre tronconi alla fine. Diciamo, uno per ogni punto. L'ultima parte nei prossimi giorni. Intanto, la prima è poco più sotto. Oppure se non avete la rotellina al mouse per scorrere giù le pagine, e quindi siete costretti ad andare a bordo pagina, vi risparmio questa fatica: link.


 Il finanziamento statale all'editoria.

Beppe GrilloTorniamo ora agli altri due punti. Il primo è quello sui contributi pubblici all'editoria. E' su questo punto che la distanza tra me e Grillo assume connotati profondi arrivando ad una totale incompatibilità.

Appare chiaro come su questo tema serva una profonda rivisitazione. In questi anni sono stati dati finanziamenti a pioggia in favore di giornali che nulla avevano da offrire, sotto ogni punto di vista. Caso emblematico è quello del "Giornale d'Italia". Andrebbero rivisti sicuramente i criteri di assegnazione di questi contributi. Sia per quanto riguarda la forma societaria prevista per averne diritto, sia per il fatto che, allo stato attuale, in molti casi figurano come rimborsi sull'acquisto della carta. Cosa che ha spinto molti a stampare molte più copie rispetto a quello che era il loro reale bacino di vendite.

Insomma, pur rendendosi necessaria una profonda riforma in materia, la totale abolizione di questi finanziamenti potrebbe configurarsi come un tragico errore.

Senza volermi qui soffermare sulla raccolta pubblicitaria o sull'opportunità che importanti marchi investano in giornali crici nei loro confronti, preferirei concentrarmi su ciò che, a mio parere, accadrebbe se questa forma di sostegno fosse eliminata.

E' ormai da tutti riconosciuti come il giornalismo sia legato alla logica di mercato che, giornalipromossa dai processi di concentrazione della proprietà, porta a concepire i giornali come prodotti che devono affrontare la concorrenza per sopravvivere. L'obiettivo non è informare, ma produrre utili da dividere tra gli azionisti. Ciò è accaduto anche nel nostro Paese in cui la proprietà dei più importanti giornali, quotidiani o periodici che siano - assieme a prodotti mediali di varia natura - si sono concentrati nelle mani di pochi importanti gruppi editoriali, dietro cui ci sono banche e grandi gruppi industriali. L'informazione in questo contesto viene azzerata, uniformata, in nome del mercato e della concorrenza. Cosa che del resto anche Grillo sottolinea.

Il paradosso grilliano sta nel fatto che a questo dominio si pensa di rispondere con l'abolizione del finanziamento pubblico. Alcuni dati prima di andare avanti (sono al 2004 perchè non sono riuscito a trovare dati da comparare più aggiornati). Il gruppo l'Espresso (la Repubblica, l'Espresso, Radio Deejay, ecc...) al 31 dicembre 2004 aveva un utlie netto consolidato pari a 87,7 mln. di euro (link) a fronte di 12 mln. di euro ricevuti dallo Stato (link). Il gruppo RCS (Corriere della Sera, Rizzoli, Adelphi, Dada, Radio 105...) ha prodotto, sempre al 31 dicembre 2004, un utile netto di 102,6 mln. di euro (link) a fronte di 25 mln. di euro arrivati per il finanziamento pubblico (link).

il manifestoQuesti dati servono a dimostrare come l'abolizione dei contributi pubblici all'editoria, per questi grandi gruppi editoriali (che tra l'altro hanno aumentato nel corso degli anni i loro utili: RCS 2007 [link] - Espresso 2007 [link]) significherebbe solo dover rivedere il dividendo tra gli azionisti. Chi ne pagherebbe le conseguenze, invece, sarebbero le testate piccole e indipendenti. Nè butto lì una a caso: "il manifesto" che, già in continua emergenza continua nonostante questi finanziamenti, metterebbe a serio rischio la propria sopravvivenza.

Un duro colpo alla nostra democrazia, al diritto ad una stampa libera e al diritto di ognuno di noi di essere informato.

(continuerà...)

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categoria : media, nazionale

postato da andrij83 alle ore 10:50
martedì, 15 aprile 2008

rifondazioneLa resa dei conti è già, giustamente credo, iniziata. Credo che i dirigenti che hanno portato Rifondazione Comunista e l'intera sinistra a questo sfacelo, debbano ammettere le proprie responsabilità e lasciare gli incarichi a qualcun'altro.

Ma dare tutta la colpa di questa storica, enorme, spropositata sconfitta ai soli dirigenti sarebbe ingiusto, oltre al fatto che nasconderebbe i veri problemi della Sinistra oggi in Italia, e non solo.

Proverò a buttare lì qualche tema che, credo, non possa essere sottovalutato nel dibattito futuro che si aprirà nel Partito e, mi auguro, nella società.

Il primo punto è la dimostrazione che in Italia una forza comunista non appartiene al passato, non è ancora da consegnare alla storia. Ma non perché chi ci voti sia o si senta comunista. Personalmente tra i miei coetanei in tanti votavano Rifondazione Comunista pur non essendo comunisti. La discussione non riguarda, quindi, tanto falce e martello si, falce e martello no; o l'aggettivazione Arcobaleno o Comunista che sia. Il problema principale oggi, il punto di forza ieri, sta tutto nella coerenza. E' stato questo il capitale che ha dissipato Rifondazione – e soprattutto Rifondazione – in questi due anni di governo e poi durante la campagna elettorale. Personalmente mi sono trovato compagni e amici che da sempre, fin dal 2001 – quando Rifondazione scelse di presentarsi da sola, rischiando anche in quel caso di star fuori dal Parlamento – ci consegnavano il proprio voto che avvicinandomi mi hanno confidato che, questa volta, avrebbero votato PD. La loro spiegazione era semplice. Al governo avete fatto le stesse cose. Oggi, se proprio devo scegliere, preferisco puntare su chi può battere Berlusconi e una destra pericolosa ed eversiva. Nonostante ci abbia provato a convincerli a non cedere a questa logica, sono convinto che dalle mie parole – cosa che ho letto anche nelle parole di tanti altri compagni – trasparisse la poca convinzione, la poca passione, il contrario di ciò che da sempre aveva contraddistinto la mia militanza.

Quindi, non credo che ora la discussione sia tra sinistra o comunista, ma credo che si debba recuperare la coerenza dell'agire.

Qui mi ricollego al secondo tema. Il progetto di società che ha proposto la Sinistra l'Arcobaleno. Non posso negare di aver provato imbarazzo ascoltando in televisione Bertinotti. Il tema forte della nostra campagna è stato: “non facciamo sparire la sinistra”. Forse avremmo anche dovuto spiegare a cosa serve una sinistra in Italia. Durante tutta la campagna elettorale in più, nell'ambito della sinistra arcobaleno, hanno continuato a mendicare un'alleanza con il PD. Sperando anche in un ricongiungimento post elettorale.

Ma allora, stando a ciò, la Sinistra in Italia a cosa serve? A provare a stemperare – senza tuttavia riuscirci, l'esperienza di governo sta lì a dimostrarlo – le politiche neo-liberiste di governi in ciò radicali, oppure a proporre una visione alternativa di società?

Rifondazione Comunista nel 2001 lo fece, propose una visione diversa e organica di società. Fu premiata. Superò gli sbarramenti e durante gli anni di opposizione rilanciò temi importanti. Dai diritti del lavoro, con la difesa dell'art. 18, ai temi della pace, con l'opposizione alla guerra in Afghanistan prima e in Iraq poi.

Oggi, questa sconfitta ci dà una grande opportunità. L'ultima. Quella di ritornare nella società e ripensare e rilanciare, mediandola con i movimenti e con le forze attive e più progressiste una nostra idea della società stessa. Bisogna ripartire dal 2001. Dalla visione del mondo che sviluppammo durante il contro-G8 di Genova, anche grazie ad esperienza nuove con cui venimmo a contatto.

Credo che per farlo però sia il momento di lasciare spazio ai giovani di Rifondazione Comunista. Durante una recente inchiesta è emerso che tra i giovani comunisti in tante e tanti fecero la tessera a Rifondazione per la prima volta nel 2002, proprio sulla scorta del G8. Io fui tra questi. Personalmente lo feci perché in quel momenti vidi in Rifondazione Comunista una forza aperta alla società, non il solito partito burocratizzato e chiuso in astruse logiche di potere. Purtroppo, dal 2005 in poi il partito ha subito una trasformazione. Si sono scelti i gruppi dirigenti in base all'area di appartenenza e non al merito. La discussione è stata azzerata. Rimanere nel partito in questo clima non è stato facile. Ho visto molte compagne e compagni andare via, delusi in quanto inascoltati. La diversità di vedute, grande ricchezza di Rifondazione, si è trasformata in un motivo di esclusione. Bisogna quindi cambiare rotta e, per farlo, lo ripeto, serve un nuovo gruppo dirigente, formato in buona parte da chi entrò dopo il G8, perché delle idee nate in quegli anni si nutre e si sono nutriti quei centinaia di compagni. Solo loro sono in grado di immettere una nuova linfa nelle arterie del partito.

Dopo la doppia sconfitta contro Aznar il PSOE ebbe il coraggio di azzerare il gruppo dirigente, facendo spazio a trentenni. Fu la chiave di svolta. Oggi, escluso il “vecchio” Zapatero, molti ministri sono sotto i quarant'anni. Credo questa sia l'unica strada anche per noi. Per rifondare un progetto – si badi, il progetto non il partito, i partiti si fondano sempre attorno ad un progetto ed un partito senza un progetto risulta un contenitore vuoto. La sinistra l'Arcobaleno è stata questo.

Altrimenti, possiamo continuare sulla stessa riga, credendo che cambiando due dirigenti si possano risolvere tutti i nostri problemi. Consapevoli che, se questa sarà la strada, presto né pagheremo nuovamente le conseguenze.

Manifestazione

Aggiornamento al post. Solo per chiudere il sondaggio. Allora allora allora. Prima del voto, il personaggio più credibile, simpatico, meno peggio de "la sinistra l'arcobaleno" è Fausto Bertinotti con 18 voti su 41. Seguono Diliberto con 16, Giordano con 3 e infine Mussi e Pecoraro Scanio con 2. Chissà dopo il voto?

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categoria : sondaggi, nazionale, locale, pensiero e dottrina

postato da andrij83 alle ore 14:31
sabato, 05 aprile 2008

Sempre più vicine le elezioni. Veltroni e Berlusconi sempre più ridicoli. L'altra sera Berlusconi era dai costruttori. Gli ha detto "dovete votare me, perchè io faccio i vostri interessi". Expo 2015 insegnerà. Fossi stato in un costruttore avrei pensato: "perchè Veltroni invece fischia". Dopotutto Roma è un capolavoro di cementificazione selvaggia e speculazione edilizia. Ma dopotutto in questo Veltroni e Berlusconi e i sindaci che gli fanno capo, che siano la Moratti o Chiamparino, sono uguali. E non solo in questo. Comunque, non voglio angosciare nessuno con questi frivoli temi.
Permettetemi qualche indicazione di voto:
Politiche: Sinistra Arcobaleno, sia alla camera che al senato.
Provinciali di Roma: Sinistra Arcobaleno.
Comune di Roma: voto di lista alla Sinistra Arcobaleno, consigliere: Tarzan (indipendente di Action) oppure Luigi Tamborrino (indipendente del Rialto Sant'Ambrogio). Sindaco, Armando Morgia (Sinistra Critica).
Voto disgiunto. E, speriamo, un consigliere in più a rappresentarci.

Comunque, parlando di cose serie, in questo periodo sono stato super-impegnato per organizzare la cosa che riporterò di seguito. Vi invito a partecipare. Potrebbe essere anche l'occasione buona per vedersi di persona.
Università popolare di ATTAC
Ottava edizione
Pomezia, 25 - 27 aprile 2008

La finanziarizzazione dell'economia mondiale e la sua crisi.
Come restituire potere ai cittadini?


Con Susan George e Michel Husson

Relazioni di A. Baranes, M. Bersani, L. Cirillo, G. Cremaschi, D. Danna, S. Lucarelli, E. Screpanti, V. Sodano, T. Vitale

Il processo di finanziarizzazione dell’economia mondiale è cominciato, con concomitanza con la seconda globalizzazione, nell’ultimo quarto del XX secolo. E’ stato caratterizzato da una rinnovata ed accresciuta importanza del capitale finanziario, libero di spostarsi senza vincoli tra i mercati mondiali, dall’aumento dei tassi d’interesse a lungo termine, a vantaggio dei rentiers ma a detrimento delle condizioni occupazionali in tutto il mondo e delle possibilità di sviluppo delle economie arretrate. Questo processo ha comportato un aumento dell’instabilità dell’economia mondiale negli anni Ottanta e Novanta, fino all’odierna crisi dei mutui subprime statunitensi, che minaccia l’innesco di una recessione su scala mondiale. La finanziarizzazione è stata accompagnata dall’adozione di politiche economiche neoliberiste, dalle privatizzazioni su larga scala delle economie pubbliche, fino ad arrivare a servizi essenziali come la gestione dell’acqua e dei rifiuti, erodendo il potere decisionale dei cittadini e svuotando il fondamento stesso della democrazia. Vogliamo interrogarci in questa sede - dopo aver approfondito le dinamiche attuali della crisi dell’economia mondiale - sulle possibili contromisure da adottare, dalle proposte di tassazioni globali alla ripubblicizzazione dei servizi pubblici essenziali e alla difesa dei beni comuni.

Per ulteriori informazioni, per sapere come arrivare a Pomezia e per i costi di partecipazione: www.attac.it
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categoria : nazionale, locale, attac, in movimento

postato da andrij83 alle ore 11:12
sabato, 29 marzo 2008

Post dovuto ad una cosa che ho visto stamattina, che tra le altre cose mi ha fatto pensare ad un'altra cosa che ho visto l'altro ieri.
Mentre colazionavo facevo un pò di zapping. Il sabato mattina su canale 5 fanno una specie di tribuna politica con un rappresentante di un partito alla volta.
Nel momento in cui ho acceso c'era Fernando Rossi di per il bene comune. Fernando Rossi, ex senatore eletto nelle liste del PdCI, spiegava che il governo Prodi e bla bla... che lui aveva il mandato degli elettori e bla bla... ad un certo punto dice che ha fatto esperienza in questi due anni, che ha incontrato gente e che ha imparato cose nuove. Come ad esempio, quattro giorni dopo la caduta del governo Prodi, che la Banca d'Italia è privata. "Io pensavo fosse statale" ha detto. Mi sono alzato e ho spento la tv.
Ora dico, cazzo, uno che ha fatto il senatore non sapeva che la banca d'Italia è privata? Che è posseduta da altre banche? Ma quali inutili uomini vanno in Parlamento e si candidano. Ma soprattutto come cazzo si fa a dargli il voto? Neanche le basi. Probabilmente Rossi quando Fazio si era attaccato alla poltrona di governatore pensava che la colpa fosse di Berlusconi che non lo voleva rimuovere. Probabilmente quando Ferrando nel suo programma scrive di voler nazionalizzare le banche, Rossi pensa che Ferrando vuole fare una cosa che già esiste. Mi sono indignato davanti a cotanta ignoranza. Ora, io non dico che bisogna essere degli economisti, ma almeno le basi. Rossi saprà che l'italia è una repubblica parlamentare o anche lui pensa che noi eleggiamo il governo andando a votare?
Che gran pena.
Tra l'altro, questa cosa mi ha fatto ripensare a un'altra tribuna politica che ho visto su rai tre. C'erano uno di forza nuova, l'operaio della thyssen candidato con la Sinistra l'Arcobaleno, sempre Rossi ed un idiota della lista no euro.
Ora, apparte lo spessore politico ampiamente sotto le soglie del sopportabile, il giornalista ha posto una domanda al candidato del no euro. Perchè non volevano la moneta. Lui ha risposto che uno dei motivi è che l'euro è moneta emessa dalla banca centrale europea, banca privata, con governatori non nominati dai cittadini... Oh... che scandalo.
Ora, anche lì mi sono sentito sfiduciato e incazzato. Ma dico uno dei presenti, compreso il giornalista, non avrebbero dovuto chiedere, "scusi, ma la banca d'italia come ha sempre funzionato"? Lei ha mai votato per eleggere il governatore?
Maledetti ignoranti.
Ora, io non pretendo di essere perfetto e di sapere tutto. Ma io infatti non mi sto candidando alla Camera dei Deputati o al Senato della Repubblica. Ho rispetto di me stesso.

P.S. Se la punteggiatura è messa a cavolo scusatemi. L'ho scritto di getto. Che devo decidere cosa mangiare e a mezzogiorno e qualcosa partire per Roma. Poi dovrei anche studiare... ma questa è tutta un'altra storia.
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categoria : nazionale