Il 30 luglio scorso tutti i giornali hanno sprecato pagine e parole per le prime elezioni democratiche del Congo. Alcuni hanno anche aggiunto che erano le prime dopo 46 anni (come l'Unità, vedi) senza però specificare cosa accadde quasi mezzo secolo fa. E allora, proviamo a rinfrescarci un pò la memoria.
Il Congo (per alcuni anni Zaire) nel 1958 era stato teatro dello sviluppo del Movimento di Liberazione, cosa questa che portò il Belgio a cambiare il suo metodo di dominio sullo stato africano passando dal colonialismo allo stato puro al neo-colonialismo che in molte parti del mondo stava trovando realizzazione. Ciò consisteva nel dare maggiore libertà politiche ai Paesi dominati, mantenendo comunque lo sfruttamento delle loro risorse e comunque parte del controllo sull'apparato amministrativo e su quello militare. Nonostante tutto il Movimento Nazionale Congolese di Liberazione (MNCL) guidato dalla grande figura di Patrice Lumumba si allarga sempre più, fino ad arrivare alla vittoria elettorale del 23 giugno 1960. Lumumba diventò il Primo Ministro del Congo. Ma la cosa durò poco. Il 30 giugno il Paese era già in preda alla guerra civile e al caos. Il motivo erano le posizioni di Lumumba che invocava per il proprio Paese la liberazione economica oltre che politica (cosa che preoccupava il Belgio ed in particolare le compagnie minerarie belghe) e che non si sottraeva all'amicizia con i Paesi Socialisti (fu Lenin uno dei primi a parlare dell'autodeterminazione dei popoli in un periodo di forte colonialismo) cosa che preoccupava gli Stati Uniti ossessionati, come al solito, dalla lotta al Comunismo.
«Ci sono toccati ottant'anni di dominio coloniale [...] abbiamo conosciuto la fatica del lavoro preteso in cambio di un salario che non ci permetteva di placare la fame [...] abbiamo conosciuto lo scherno, gli insulti, i colpi che dovemmo sopportare mattina, pomeriggio e sera perchè eravamo "negri" [...] abbiamo conosciuto una legge che non era mai uguale, quando si applicava a un bianco o un negro [...] abbiamo conosciuto le sofferenze atroci degli esiliati per le opinioni politiche o il credo religioso [...] abbiamo conosciuto le case magnifiche dei bianchi nelle città, e le capanne di paglia fatiscenti dei negri».
L'11 luglio la provincia di Katanga, da cui proveniva il grosso della ricchezza congolese fatta di rame, cobalto, uranio, oro e altri minerali, annunciò la seccessione. Il Belgio e gli Stati Uniti appoggiarono questo atto tramite aiuti economici e, per quel che riguarda il Belgio, con l'invio di corpi militari.L'azione Belga fu di una violenza inaudita e fu aspramente denunciata dall'Unione Sovietica e dai Paesi del blocco afroasiatico, cosa che spinse il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a sostituire le truppe belghe con truppe ONU. Gli Usa di fronte a questa scelta non si opposero visto che l'ONU di Hammarskjöla era direttamente controllato da Washington e visto che lo stesso segretario generale era ostile nei confronti di Lumumba.
Il 5 settembre 1960 il Presidente Ksavubu, in mano agli uomini della Cia, destituì Lumumba nonostante il forte appoggio che aveva nel parlamento che gli rinnovò comunque la fiducia. Tuttavia potè gustare questa ennesima vittoria per pochi giorni. Infatti, il 14 settembre, l'uomo forte dell'esercito Mobutu prese il potere con un golpe militare progettato dagli Usa. cosa questa destinata a ripetersi più volte nel corso degli anni. Patrice Lumumba, temendo per la sua vita, si diede alla macchia, inizialmente, sotto forti pressioni internazionali, protetto dall'Onu che in questo caso prese le distanze da Washington. La sua clandestinità durò fino al primo dicembre quando fu preso dalle truppe di Mobutu, anche in questo caso aiutate in questo compito dalla Cia che collaborava con il Governo congolese per chiudere ogni via di fuga a Lumumba. Il leader del movimento di liberazione congolese fu tenuto recluso dino al 17 gennaio 1961 giorno in cui fu trasferito nelle mani di Tshombe della provincia seccessionista katanghese, suo acerrimo nemico. Lo stesso giorno Patrice Lumumba fu assassinato e i suoi resti furono sciolti nell'acido.
Quello che ottenne il popolo del Congo sotto Mobuto furono terrore e repressione che divennero fatti di vita quotidiana. Allo stesso tempo i diritti umani e civili brillavano per la loro totale assenza. La repressione verso il movimento di liberazione fu aspra e molti dei sostenitori e delle persone maggiormente vicine a Lumumba furono assassinate. La CIA considerò tutto ciò una vittoria. Il Belgio continuò a sfruttare le risorse minerarie del Congo.
Ecco perchè festeggiare oggi le elezioni democratiche del Congo sa molto di ipocrisia. Sa di ipocrisia perchè bisognerebbe ricordare alle persone che il passaggio alla democrazia del Congo fu soppresso 46 anni fa dalla repressione scatenata dalla forza coloniale belga e dall'imperialismo degli Stati Uniti. La storia si ripetè altre volte (ed ancora oggi e così), tutte quelle in cui regnava il "caos" termine che per gli Stati Uniti segna una situazione nella quale non esercitano un controllo sufficiente ad assicurare che arrivi o rimanga al potere qualcuno che sia decisamente filoccidentale.
Bibliografia della quale mi sono servito: Marxismo-Leninismo o revisionismo di Jacques Grippa; Il libro nero degli Stati Uniti di William Blum; Patrice Lumumba da Wikipedia.
Dieci anni fa, il 10 novembre 1995 fu assassinato in Nigeria lo scrittore, candidato al Premio Nobel per la Pace, Ken Saro-Wiwa. La sua colpa: quella di aver manifestato contro una delle più grandi multinazionali al mondo: la Shell.
L'80% dell'economia nigeriana si basa sui profitti derivanti dal petrolio, che ammontano a 10 miliardi di dollari l'anno e di questi, circa la metà provengono dalla Shell. Così, quando Saro-Wiwa a capo del Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (Mosop), oragnizzò una forte protesta contro la Shell per aver privato il suo popolo, nell'area del delta del Niger, dei profitti derivanti dalle ricche risorse naturali, per averli costretti a vivere in gran parte senza elettricità e acqua corrente e per aver provocato l'inquinamento sia del terreno che delle acque a causa di oleodotti aperti, fuoriuscite di petrolio e comustione di gas, il governo non è certo stato a guardare. Così, il generale Sani Abacha diede ordine all'esercito nigeriano di attaccare gli Ogoni. I soldati torturarono e uccisero migliaia di persone. Di fronte al crescere delle proteste, nel 1993 la Shell decise di abbandonare i territori Ogoni, mossa questa che spinse l'esercito nigeriano a intervenire per schiacciare definitivamente gli Ogoni. Il 10 maggio 1994, dopo aver preso conoscenza di un memo trapelato da ambienti militari nei quali si raccomandava di "eliminare in tutte le comunità e a ogni livello di potere i soggetti più attivi all'interno dei vari gruppi", Ken Saro-Wawo dichiarò: "la situazione è questa. L'esercito nigeriano sta per arrestarci e giustiziarci. E tutto per colpa della Shell." Dodici giorni dopo fu effettivamente arrestato e processato per omicidio. Prima che gli venisse comunicata la sentenza, Saro-Wiwa si rivolse alla corte dicendo: "io e i miei compagni non siamo i soli sotto processo. Anche la Shell è uno degli imputati... L'azienda è riuscita a sottrarsi a questo processo ma verrà certo anche per lei il giorno del giudizio". Poi, il 10 novembre 1995 il regime militare nigeriano procedette all'esecuzione di Saro-Wiwa e otto altri leader Ogoni che avevano manifestato contro la Shell. L'atto provocò un vero e proprio incidente internazionale e, la gente iniziò a protestare contro la Shell boicottando i distributori di benzina dell'azienda. A San Francisco i sostenitori di Greenpeace inscenarono l'impiccagione di Saro-Wiwa facendo penzolare un manifestante dalla torreggiante insegna di una pompa di benzina Shell. In più anche scrittori del calibro di Harold Pinter, commediografo inglese vincitore del Premio Nobel per la letteratura 2005 e Nadine Gordimer, scrittrice vincitrice del Permio Nobel fecero propria la causa di Saro-Wiwa e il suo diritto di esprimersi liberamente contro la Shell.
Nella figura di Saro-Wiwa confluivano ideali quali libertà civile e lotta al razzismo, ambientalismo e lotta al capitalismo, ecologia e diritto al lavoro. Ken Saro-Wiwa fu ucciso perchè combatteva per proteggere l'ambiente in cui viveva, un ambiente che racchiudeva in sè molto più del semplice paesaggio fisico saccheggiato e deturpato dall'invasione del delta del Niger da parte della Shell. Ken Saro-Wiwa fu assassinato perchè denunciava e combatteva i crimini contro l'umanità e l'ambiente commessi dalle multinazionali del petrolio.